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Trapianto cellule staminali: come riparare l’articolazione del ginocchio con il grasso addominale

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trapianto cellule staminali

Risolvere i problemi articolari attraverso il trapianto cellule staminali.

È questa l’ultima frontiera della medicina: una speranza per tutte quelle persone che non vogliono o non possono sottoporsi a operazioni di chirurgia protesica. Scopriamo insieme tutte le possibilità che il trapianto cellule staminali può offrire ai pazienti.

Trapianto cellule staminali come alternativa alle protesi

I danni alla cartilagine sono alla base di dolori e immobilità. Si tratta di una condizione che accomuna molte persone, più o meno avanti con l’età, e che ne condiziona inevitabilmente la qualità della vita.

Ad oggi, la strada più praticata resta l’applicazione di protesi, realizzate con materiali biocompatibili, per poter venire incontro il più possibile a movimenti e funzionalità dei pazienti. Recentemente, e ancora in fase sperimentale, è stata proposta un’altra soluzione: il trapianto cellule staminali finalizzato alla ricrescita della cartilagine consumata.

Come spiega il dottor Giuseppe De Rito, responsabile Ortopedia del Centro Santa Maria Maddalena di Occhiobello, Rovigo, il trapianto cellule staminali può veramente offrire una soluzione alternativa al trattamento dei problemi articolari.

«Negli anniaffermaleprocedure che più si sono consolidate nel ripristino della cartilagine sono state: l’abrasione, la perforazione e le microfratture che si basano sul concetto di autoriparazione del danno, con risultati scadenti dal punto di vista della rigenerazione di vero tessuto cartilagineo. Il trapianto di condrociti autologhi o l’osteocondrale con allograft offrono discreti risultati ma sono costosi, con indicazioni limitate.Richiedono inoltre due interventi.

Sicuramente il futuro è rappresentato dall’utilizzo delle cellule staminali, in particolare cellule mesenchimali, cioè cellule umane ottenute dal midollo osseo o dal tessuto adiposo. Hanno una notevole capacità di dar origine a cellule simili di quel tessuto. Inoltre le cellule mesenchimali hanno una notevole capacità proliferativa sia in vivo, successivamente all’innesto, sia in vitro, in coltura, conservando un potenziale multilineare».

trapianto cellule staminali

Trapianto cellule staminali: quali sono le procedure

Il concetto alla base del trapianto cellule staminali è semplice. In anestesia locale, si effettua un prelievo nella zona addominale o della coscia di tessuto adiposo del paziente, il cosiddetto grasso autologo.

Come molti studi hanno dimostrato, il grasso corporeo è ricco di cellule staminali adulte. La tecnica per estrarle è poco invasiva: con una cannula sottile basta prelevare pochi centimetri cubici di grasso dai punti del corpo in cui questo è naturalmente presente.

Il grasso recuperato viene processato attraverso un apposito kit monouso. È un procedimento che serve a ripulire il materiale da residui e sostanze superflue, in modo da ottenere una consistenza liquida e adatta al trapianto.

Una volta terminato questo processo, che dura pochi minuti, le cellule mesenchimali vengono isolate e iniettate nella parte del corpo da trattare. In questo modo possono iniziare la loro attività di ricostruzione del tessuto cartilagineo.

Cellule dal naso per riparare il ginocchio

Ma le applicazioni di queste nuove tecniche non si fermano qui. A febbraio dello scorso anno, i ricercatori dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi hanno avviato uno studio finalizzato alla ricerca di metodiche alternative per favorire la guarigione completa delle lesioni alla cartilagine del ginocchio.

Il nuovo studio puntava sull’utilizzo dei condrociti nasali, cellule cartilaginee molto efficaci nella rigenerazione della cartilagine articolare. Secondo i ricercatori, queste cellule possono adattarsi bene all’ambiente articolare del ginocchio. Non solo. A differenza dei condrociti articolari, non perderebbero il loro potenziale con l’invecchiamento o i processi infiammatori. Questo renderebbe la tecnologia applicabile anche a pazienti meno giovani e con ginocchia già usurate.

La tecnica è nuova

Tramite una biopsia, vengono prelevate dal setto nasale dei pazienti le cellule cartilaginee. Queste vengono fatte replicare in coltura per due settimane e applicate a una membrana di collagene che viene tagliata sulla misura della lesione e fissata con piccoli punti di sutura.

Al momento, è stata superata la fase 1 di verifica della sicurezza della sperimentazione, pubblicata su The Lancet. Il prossimo passo sarò la fase 2 di follow up del paziente, che prevede la ricerca di altri soggetti che saranno seguiti per due anni. Secondo i ricercatori, le tempistiche per una applicazione clinica, una volta superate tutte le fasi sperimentali, saranno di 6-7 anni.




La tecnica del trapianto cellule staminali è ancora in fase di sperimentazione e in condizioni molto gravi si consiglia ancora l’intervento protesico, ma gli studi sono comunque promettenti. In attesa di certezze, quello che possiamo fare è evitare tutti i comportamenti errati che possono arrivare a compromettere le articolazioni .

 

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