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Diagnosi preimpianto – DGP: ora la genetica vuole ‘produrre’ bambini perfetti

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diagnosi preimpianto

Attraverso la diagnosi preimpianto potremo stabilire a priori l’altezza, il peso e l’intelligenza dei bambini? È questa l’ipotesi di un’azienda americana che ha realizzato un nuovo sistema che coniuga modelli matematici e test del DNA per riconfigurare gli embrioni durante la fertilizzazione in vitro.

Scopriamo di cosa si tratta.

Diagnosi preimpianto: che cos’è

La Diagnosi Genetica Preimpianto (abbreviazione: DGP) consente lo studio del DNA degli ovuli o degli embrioni. Si svolge durante i programmi di fecondazione in vitro e ha lo scopo di selezionare i ‘candidati’ ideali, che presentano delle caratteristiche specifiche. Viene utilizzata per esempio per impedire la trasmissione di patologie ereditarie. È particolarmente impiegata in presenza di casi di precedenti malattie genetiche o cromosomiche in famiglia. Generalmente è eseguita sugli embrioni, perché l’analisi di questi ultimi offre migliori risultati, ma in realtà può essere effettuata anche sugli ovuli.

La Diagnosi Preimpianto prevede generalmente 3 fasi:

Studio genetico, effettuato dopo la fecondazione in vitro: si svolge in genere al terzo o al quinto giorno di sviluppo dell’embrione;

Biopsia embrionale: eseguita su ciascun embrione, durante questo processo vengono scartati gli embrioni con malattie congenite concrete;

Trasferimento: gli embrioni selezionati vengono trasferiti nell’utero.

La Diagnosi Preimpianto secondo Genomic Prediction

Una startup americana, la Genomic Prediction, con sede nel Delaware, è specializzata nella fertilizzazione in vitro. E vuole portare la Diagnosi Preimpianto a un nuovo livello di “efficienza”.

Finora, infatti, con la DGP venivano individuate le malattie che dipendono da un singolo gene. Come la Fibrosi cistica, la talassemia o la distrofia muscolare. Technology Review, la rivista del Mit – prestigioso istituto tecnologico del Massachusetts –, ha di recente dedicato un articolo alla nuova azienda, spiegando che la Genomic Prediction ha creato una tecnologia che potrebbe andare oltre l’individuazione delle malattie determinate da un singolo gene.

Come ci riesce? Basandosi su una combinazione di modelli matematici e test del DNA, gli esperti della startup creano un punteggio statistico. Tale valore indica la probabilità che un embrione possa avere malattie complesse. Il diabete di tipo 1, per esempio. O la schizofrenia e l’osteoporosi.

«Crediamo che test come il nostro – spiega Laurent Tellier, tra i fondatori della startup – diventeranno parte integrante della fecondazione assistita, così come quello per la sindrome di Down sia uno standard per la gravidanza»

Si potranno ‘produrre’ bambini perfetti?

Ma Genomic Prediction non vuole fermarsi alla predizione delle malattie. “L’era in cui sarà possibile scegliere l’altezza, il colore degli occhi o il quoziente intellettivo di un figlio è molto vicina”, scrive l’ANSA. È questo, a quanto pare, il prossimo obiettivo: avere dei bambini OGM praticamente perfetti

Le più recenti ricerche scientifiche, infatti, consentono di raccogliere una serie di dati genetici molto grande e su una popolazione sempre più vasta. Le informazioni sul DNA di centinaia di migliaia di persone sono ormai archiviate e disponibili, consentendo ai ricercatori del settore di capire il percorso genetico che porta a determinate malattie.

Gli stessi dati possono inoltre consentire eventualmente di ‘progettare’ un essere umano per quanto riguarda altezza, peso, colore della pelle e persino Quoziente Intellettivo, se si ricorre alla fecondazione in vitro.

Michelle Meyer, esperta di bioetica al Geisinger Health System, spiega che il nuovo sistema potrebbe portare a conseguenze impreviste: “Siccome [i genetisti] lavorano su problemi molto seri, diventa sin troppo facile poi cercare anche altre cose”, come il patrimonio genetico che porta a determinare altezza e intelligenza degli esseri umani. “Si prepara un dossier genomico per ogni embrione, e si dà una sbirciatina”, conclude Meyer.


Ma che cosa dovrebbe pensare di sé un bambino progettato per essere ‘perfetto’? Si sentirà costretto a essere infallibile? E dove finisce l’amore di un genitore, che dovrebbe essere incondizionato, non legato cioè alla perfezione, ai risultati, ai successi ottenuti dai figli?

Sono domande solo in apparenza banali, che invece richiedono riflessioni e risposte grandi, profonde, pensate. E che forse sarebbe il caso di considerare prima che la scienza vada avanti su questo percorso.

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