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Bambini dimenticati in auto: ecco le app che avvisano i genitori

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La tragedia dei bambini dimenticati in auto.

I casi di bambini dimenticati in auto, purtroppo, sono diversi. L’ultimo risale a pochi giorni fa: un uomo di 44 anni dimentica sua figlia di un anno a San Pietro a Grado, in provincia di Pisa. La piccola si era addormentata nel tragitto fino all’asilo nido. Il papà è però andato al lavoro, lasciando la bimba nella vettura. Dopo diverse ore al sole, per la piccola non c’è stato più niente da fare

Ma perché accade? Ci sono delle regioni specifiche nel cervello umano che ci portano a compiere atti di cui ci pentiremo per tutta la vita. La colpa sarebbe da attribuire soprattutto a routine e stress. Oggi alcune app possono aiutare i genitori a prevenire questo tipo di tragedie, inviando un alert in caso di bambini dimenticati in auto.

Da Israele un’app per i bambini dimenticati in auto

Una delle app che può aiutare i genitori a ridurre il rischio di bambini dimenticati in auto è Baby. L’applicazione, sviluppata in Israele dalla società di sicurezza domestica Kaftor, utilizza un sensore installato sotto il seggiolino dell’auto.

Il sensore identifica la presenza del bambino seduto sul seggiolino, attraverso il peso. Se il bambino non viene tolto dopo due minuti dall’arresto dell’auto, il sistema si attiva inviando un allert al centro di emergenza. Contemporaneamente, viene inviato un SMS al cellulare del conducente. Il centro di emergenza cercherà di contattare il genitore e il numero di un altro contatto indicato. In caso di irreperibilità del genitore, le unità di soccorso vengono spedite alla posizione del veicolo, nel più breve tempo possibile.

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We Drive l’applicazione che ‘parla’ italiano

Simile, seppur con qualche differenza è l’app We Drive di Lorenzo Bergadano e Gionatan Cernusco.

Anche in questo caso, un sensore rileva se sul seggiolino c’è seduto un bambino. Nel caso in cui ci si dovesse dimenticare del piccolo, l’app invia una notifica sul cellulare che continuerà a suonare, come se fosse una sveglia.

We Drive, però, offre anche altri servizi. Assieme alla notifica che aiuta a evitare casi di bambini dimenticati in auto, invia alert quando l’auto si sta avvicinando alla riserva e rileva i benzinai presenti nelle vicinanze. Non solo, la notifica “trova parcheggio” aiuta a localizzare dove è stata lasciata la macchina e, in caso di scoppio dell’airbag, invia in automatico tre messaggi con richieste di aiuto contenenti la posizione del veicolo.

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La soluzione di un gruppo di studenti texani

Un’altra soluzione è quella proposta dagli studenti di ingegneria meccanica della Rice University, a Houston, in Texas, che hanno messo a punto un sistema che rileva la presenza del bambino in auto 30 secondi dopo la chiusura delle portiere. Se i genitori hanno dimenticato i bambini nei seggiolini, l’app invia un SMS al telefonino del proprietario. Non solo: aziona un segnale di pericolo visivo e acustico finalizzato ad attirare l’attenzione dei passanti e, in caso di mancata risposta, aziona un sistema di chiamate al 911 (il numero per le emergenze negli Stati Uniti) e a una lista predefinita di contatti secondari.

Bambini dimenticati in auto: le tragedie in Italia

Gli episodi di bambini dimenticati in auto finiti in tragedia in Italia sono diversi. Si tratta di eventi che scatenano nei genitori un dolore eterno.

Come quello di Ilaria Naldini, la mamma di 38 anni che ha dimenticato in auto la figlia di soli 16 mesi, pensando di averla accompagnata all’asilo come ogni mattina. La bambina è morta dopo 6 ore trascorse nell’abitacolo della macchina parcheggiata al sole.

Stessa cosa a Vada, in provincia di Livorno, dove una bambina di 17 mesi è morta dopo ore di sofferenze e un intervento chirurgico. La mamma l’aveva dimenticata in auto. Un piccolo strappo alla routine di ogni mattina è bastato per far dimenticare alla donna la figlia più piccola in auto.

Un’altra tragedia è quella che ha colpito una famiglia di Vicenza. Ancora una bambina di 17 mesi, dimenticata in auto addormentata, mentre la madre era scesa a parlare con alcuni vicini.

A giugno del 2013 tocca invece a Luca Albanese, un bambino di 2 anni, dimenticato dal padre per 8 ore, sotto il sole, nel parcheggio dell’ufficio. Era già morto quando i volontari del 118 sono arrivati a lui. Uno choc così grande per i genitori che devono essere ricoverati in ospedale.

Teramo, invece, piange nel 2011 la scomparsa di Elena, 22 mesi, dimenticata per 5 ore sotto il sole. Il padre era convinto di averla lasciata come tutti i giorni alla scuola materna.

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Bambini dimenticati in auto: le ragioni

Niente dita puntate, però. La tragedia dei bambini dimenticati in auto potrebbe infatti capitare a tutti. È il nostro cervello che ragiona “male”. Complici, poi, sono la routine e lo stress quotidiani.

La pediatra statunitense Sara Connolly, autrice di uno studio pubblicato su Bundoo.com, afferma che la maggior parte dei genitori a cui capitano tragedie del genere sono persone amorevoli, spesso attente nella crescita dei propri figli.

Colpa della routine, secondo il professore di psicologia, farmacologia molecolare e fisiologia della University of South Florida di Tampa, David Diamond. Diamond ha dedicato una vita per cercare le cause della ‘Forgotten Baby Syndrome’ (FBS).

Secondo lui, la sistematicità di alcune azioni quotidiane spianerebbe la strada alle più fatali dimenticanze. Ciascuno di noi, infatti, vive la propria routine impiegando solo una minima parte di pensiero cosciente. Le azioni che diventano abitudinarie vengono gestite nel nostro cervello dalla corteccia motoria. Diventano cioè un riflesso inconsapevole. Come lo è guidare da lavoro a casa tutti i giorni. Mentre compiamo queste azioni è come se ci alienassimo. Quante volte vi è capitato di dirigervi al lavoro anche se la vostra destinazione era un’altra, solo perché parte del tragitto è simile? È lo stesso identico meccanismo mentale di chi dimentica i bambini in auto.

Nei casi dei bambini dimenticati in auto, la corteccia motoria compete con la parte cognitiva del cervello. Se la prima prende il sopravvento, può portare la persona a ignorare completamente il messaggio dell’ippocampo. E, infatti, i casi di FBS osservati dagli studiosi americani riguardano tutti genitori che avevano fatto un piccolo strappo alla routine quotidiana.

A queste spiegazioni neurobiologiche si affiancano quelle più spicciole degli investigatori dell’NHTSA, secondo i quali tra le cause principali di questi incidenti vi siano stanchezza e stress.

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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