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Sanità: attesa troppo lunga? Puoi andare dal privato (pagando solo il ticket)

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Liste d'attesa troppo lunghe? Puoi rivolgerti ai privati pagando solo il ticket

Liste d’attesa troppo lunghe? È possibile andare dai privati e pagare solo il ticket. Ecco come fare richiesta.

Quando le liste d’attesa si allungano troppo, per determinate prestazioni sanitarie è possibile andare in strutture private e pagare esclusivamente il ticket. Lo prevede il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa.

Ecco come funziona.

Liste d’attesa lunghissime

Secondo gli ultimi dati, le liste d’attesa nella Sanità Pubblica italiana sono in continuo aumento. 15 mesi per una mammografia. 10 mesi per una TAC. Due anni per la rimozione di una protesi.

Pit Salute 2016 – Sole 24 Ore

Di fronte a queste lungaggini, ci si aspetterebbe un alleggerimento dei costi del ticket per le prestazioni pubbliche. E invece non è così. E i cittadini ormai preferiscono andare in intramoenia o nel privato. O, peggio, non curarsi affatto perché non possono permetterselo.

Una “scappatoia” c’è. Ed è prevista dalla legge.

La visita privata al costo di un ticket

Secondo la rivista Studio Cataldi, il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa prevede la possibilità, quando i tempi d’attesa diventano troppo lunghi, di andare dal privato pagando semplicemente il ticket.

Il Piano è stato elaborato dal governo, d’intesa con le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. La priorità? Stabilire entro quali limiti temporali massimi il SSN (Servizio Sanitario Nazionale) debba erogare esami, visite e interventi.

Dei limiti che vengono abbondantemente disattesi, come abbiamo visto. Cosa accade quando i diritti del cittadino – sanciti dall’articolo 32 della Costituzione – vengono così brutalmente calpestati? Ci si può rivolgere ai privati senza costi aggiuntivi.

Come leggiamo su Studio Cataldi, già l’articolo 3 del decreto legislativo 124/1998 sanciva l’obbligo per i direttori generali delle Usl e degli ospedali di stabilire quali fossero i tempi massimi tra la richiesta e l’erogazione di una prestazione sanitaria. Lo stesso decreto prevedeva che l’esame o l’intervento richiesti venissero resi “nell’ambito dell’attività libero-professionale intramuraria senza alcun costo aggiuntivo rispetto a quello del ticket“.

In parole povere, se la lista di attesa si allunga oltre i termini previsti dagli stessi enti sanitari locali, allora abbiamo diritto a delle prestazioni private allo stesso identico costo del pubblico. Lo dice la legge.

Questione di priorità

Nel Piano sulle liste d’attesa sono state definite 4 priorità temporali, da indicare sull’impegnativa. A ogni livello di priorità corrisponde una lettera: U, B, D e P.

  • Alla U è assegnato carattere d’urgenza: l’erogazione della prestazione deve avvenire entro 72 ore.
  • Alla B, invece, corrispondono le prestazioni da fornire nel breve periodo: 10 giorni massimi.
  • Sotto la D, invece, rientrano le prestazioni differibili: 30 giorni per le visite, 60 per gli esami strumentali.
  • Con la P infine si indicano le prestazioni programmate, da erogare entro 180 giorni.

Considerando che le prestazioni più urgenti vanno effettuate praticamente subito, la possibilità di avvalersi del privato, al costo del ticket, rientra nelle prestazioni che vanno sotto la lettera D. In questo caso, esami e visite hanno tempi di attesa garantiti: la legge stabilisce che il limite temporale massimo va cioè garantito ad almeno il 90% dei cittadini che ne fanno richiesta.

Sono in tutto 58 prestazioni, offerte dal SSN. Vediamo quali, nello specifico.

Visite specialistiche

Da erogare entro 30 giorni, le visite specialistiche riguardano i seguenti ambiti medici:

  • cardiologia
  • chirurgia vascolare
  • dermatologia
  • endocrinologia
  • fisiatrica
  • gastroenterologica
  • ginecologia
  • neurologica
  • oculistica
  • oncologia
  • ortopedia
  • otorinolaringoiatria
  • pneumologia
  • urologia

Esami strumentali e specialistici

Con riferimento agli esami strumentali, da erogare entro 60 giorni, abbiamo:

  • ecocolordoppler (cardiaca o dei tronchi sovra aortica)
  • ecografia (capo e collo; addome; mammella; ostetrica-ginecologica)
  • mammografia
  • risonanze magnetiche (cervello e tronco encefalico; pelvi prostata e vesvica; muscoloscheletrica; colonna vertebrale)
  • TAC (torace, addome, capo, rachide, bacino)

Tra gli esami specialistici garantiti rientrano infine:

  • audiometria
  • colonscopia
  • elettrocardiogramma (semplice, a dinamo, a sforzo)
  • elettromiografia
  • esofagogastroduodenoscopia
  • fondo oculare
  • sigmoidoscopia con endoscopio flessibile
  • spirometria

Come fare richiesta

La Sanità è competenza delle Regioni. E quindi il procedimento specifico per effettuare la richiesta è da stabilire a livello locale: occorre quindi verificare le procedure stabilite dalla Regione di appartenenza.

In linea di massima, il paziente deve “presentare al direttore generale dell’ASL di appartenenza una richiesta in carta semplice nella quale indicare i propri dati personali e i riferimenti temporali che giustificano la domanda, documentandoli adeguatamente“, spiegano gli esperti di Studio Cataldi.

In teoria, una volta inoltrata la richiesta, l’ASL o la struttura ospedaliera dovrebbero automaticamente dirottare il paziente ai servizi di attività libero professionale intramoenia. Dovrebbero.

Visto che anche in questo caso i tempi, spesso, si dilatano, il paziente è comunque costretto a rivolgersi in autonomia a una struttura privata. Successivamente, l’Asl dovrebbe riconoscergli un risarcimento danni pari alla differenza tra il costo del ticket e la spesa effettivamente sostenuta.



Ma nemmeno in questo modo, spesso, si riesce a ottenere il rimborso. Come spiega Studio Cataldi:

La realtà però è spesso molto più ostile di quanto si possa immaginare ed è necessario battersi per il riconoscimento di diritti che (come in questo caso) fin troppo spesso vengono negati”.

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