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Inquinamento industriale e mancati controlli: morti 29 operai in Calabria

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Cosa succede alla Marlane di Praia a Mare? Secondo l’accusa, nell’ex stabilimento tessile l’ inquinamento industriale avrebbe prodotto decessi e lesioni molto gravi negli operai. Finora, però, dirigenti e proprietari sono stati prosciolti da tutte le accuse. Intanto i carabinieri temono per la presenza di veleni anche nel sottosuolo…

I carabinieri del Noe, guidati dal maggiore Gerardo Lardieri, hanno sequestrato la Marlane, fabbrica tessile dell’imprenditore Pietro Marzotto. L’ inquinamento industriale prodotto dallo stabilimento avrebbe portato a 29 decessi tra gli ex operai e lesioni gravissime ad altre 9 persone.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Paola, Pier Paolo Bruni e dal pubblico ministero Teresa Valeria Grieco. Ad oggi sono 7 gli indagati nella vicenda. Pochi giorni fa era arrivata l’assoluzione in appello per un altro filone d’inchiesta legato alla Marlane. Ma a quanto pare non era tutto così chiaro…

Inquinamento industriale: i veleni della Marlane

7 indagati nella Marlane: due amministratori delegati e altri 5 responsabili dei diversi settori aziendali. Una volta notificati gli avvisi di garanzia ai presunti responsabili sono arrivati anche i sigilli imposti dai carabinieri del Noe.

Secondo la Procura, dunque, nello stabilimento tessile con sede a Praia a Mare, in provincia di Cosenza, sarebbero morte 29 persone a causa dell’ inquinamento industriale prodotto. Sotto accusa, soprattutto i reparti tintoria e cucina colori. Ai decessi si aggiungerebbero inoltre le “lesioni gravissime” subite da altre 9 persone.

38 persone in tutto, che si aggiungono a più di 100 altri dipendenti deceduti che erano rientrati nella precedente inchiesta, per cui pochi giorni fa sono stati tutti assolti. Compreso il proprietario, Marzotto che non risulta indagato nella nuova inchiesta.

Cosa ha provocato i decessi? Secondo gli accertamenti dei militari, nei lavoratori sono stati individuati tumori vescicali, carcinoma a cellule di Merkel, ipertiroidismo ed epatite cronica aggressiva. Tra i 9 ex operai ancora in vita, sono stati invece riscontrati tumori alla mammella, carcinomi spino-cellulari o vescicali, adenomi prostatici, oltre a ipertiroidismo ed epatite cronica aggressiva.

La responsabilità degli indagati, se accertata, riguarderebbe soprattutto un difetto di comunicazione riguardo ai rischi potenziali corsi dagli operai. Non solo. Avrebbero inoltre omesso di “fornire ai lavoratori i necessari dispositivi di protezione”, si legge nei capi di imputazione.

Mancavano quindi, in azienda, occhiali di protezione, guanti adatti, maschere con i filtri e attrezzature respiratorie necessarie, così come le tute specifiche obbligatorie nei reparti di tintoria. Nemmeno gli impianti sarebbero stati idonei al tipo di protezione: sarebbero infatti mancati “idonei sistemi di aspirazione per impedire o ridurre lo sviluppo e la diffusione di polveri”.

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Carente anche la prevenzione: i lavoratori non sarebbero stati sottoposti alle visite prescritte e a specifici controlli medici periodici.

Marlane: si teme anche per il sottosuolo

Alla gravità delle accuse sin qui riportate, si aggiungono ulteriori tasselli, che andrebbero a creare un quadro ancora più allarmante. Il sequestro della Marlane è infatti arrivato successivamente a dei rilievi geofisici effettuato con un georadar. Rilievi che avrebbero portato a scoprire 5 anomalie nel terreno dove sorge lo stabilimento.

In particolare, nel sottosuolo del “magazzino dei filati”, costruito nel 2000, sono state rivelate 4 aree anomale. La quinta nell’area dove il Comune di Praia a Mare ha costruito un depuratore per le acque reflue.

Secondo i carabinieri del Noe, in queste 5 aree “vi è la presenza di tubazioni interrate di materiale plastico”. L’ipotesi al vaglio degli investigatori è che vi siano stati interrati dei rifiuti pericolosi. Lo rivelerebbero anche le dichiarazioni di alcuni ex dipendenti:

«Parti delle polveri e scarti della lavorazione dello stabilimento finivano in alcuni cunicoli posizionati sotto i macchinari di alcuni settori. I rifiuti provenienti dalle lavorazioni dello stabilimento venivano interrati in buche sul lato mare».

Per questa ragione, il gip di Paolo, Maria Grazie Elia, ha disposto un incidente probatorio per vederci chiaro. Presto inizieranno degli scavi nell’area per accertare la verità.

Leggi anche: Inquinamento ambientale: 574 ecoreati e 15 milioni sequestrati nel 2016

Inquinamento industriale: assolti 12 imputati in un precedente processo

Non è la prima volta che l’inquinamento industriale prodotto dall’ex stabilimento tessile Marlane finisce sotto l’occhio degli investigatori. Il 25 settembre, infatti, la Corte d’Appello di Catanzaro assolveva i 12 imputati nel processo sulla morte di alcuni lavoratori dell’azienda.

Il proprietario, Pietro Marzotto, insieme agli ex responsabili e dirigenti dell’impresa, erano indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e disastro ambientale. Tutti innocenti, secondo i giudici.

Intanto, la vicenda arriva in Parlamento. Paolo Parentela, deputato del Movimento Cinque Stelle, dopo le assoluzioni dei giorni scorsi, ha annunciato una proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda:

«Lascia sgomenti l’assoluzione in appello dei 12 imputati. Sulla sentenza non discuto per rispetto dell’autonomia della magistratura, ma è doveroso, per il parlamento, utilizzare i propri poteri per contribuire a far luce su un caso di interesse pubblico che rischia di finire nell’oblio e di lasciare dolore e sconforto, soprattutto tra i familiari delle persone decedute».

foto: Lastampa

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