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Lana e sughero per pulire i mari dagli idrocarburi

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Il progetto sardo che riutilizza scarti e materiali delle imprese locali, per creare dei prodotti in grado di ripulire i mari da idrocarburi e sostanze inquinanti.

Idrocarburi e sostanze inquinanti sversati in mare potrebbero essere riassorbiti grazie a un progetto che utilizza gli scarti a base di lana e sughero delle imprese locali.

Il progetto in questione nasce dalla collaborazione con l’Università degli Studi di Cagliari che ha contribuito alla creazione di un prototipo di “disinquinanti” composti interamente con materiali rinnovabili.

Molti lo ignorano, ma il 25% dell’inquinamento marittimo totale è causato da idrocarburi petrolchimici sversati in mare durante le attività giornaliere di navigazione, collegate al trasporto, al turismo o alla pesca. È un inquinamento lento, quotidiano, invisibile e fin troppo trascurato che, però, continua ad avere degli importanti effetti sulla salute dell’ecosistema marino.

La soluzione al problema potrebbe essere racchiusa proprio in questi prodotti “mangia-petrolio“, realizzati a km 0 e capaci di smaltire gli scarti di produzione delle imprese locali. Si tratta di prodotti ” “totalmente realizzati con materie prime rinnovabili eccedenti, che non comportano l’uso di derivati petrolchimici né di materie coltivate. Non sottraggono acqua, né cibo, né agricoltura”.

Come spiega all’AdnKronos l’imprenditrice Daniela Ducato, per la realizzazione dei “mangia-petrolio” vengono adoperati “principalmente geotessili realizzati in pura lana vergine di pecora sarda e sugherone, un sughero che non viene utilizzato in edilizia o per l’imbottigliamento del vino in quanto poco stabile. Un’eccedenza naturale che per noi diventa materia prima grazie alla sinergia con l’Ente Foreste della Sardegna”.

Il sugherone è il primo taglio della corteccia e non trova impiego nei tradizionali settori. Unito alla lana consente la creazione di un prodotto capace di assorbire idrocarburi petrolchimici e di biodegradarli.




I mangia-petrolio hanno un discreto potere assorbente: 1 kg riesce ad assorbire dagli 8 ai 14 kg di idrocarburi petrolchimici; in un mese, questi prodotti ‘magia-petrolio’ riescono a biodegradare oltre i due terzi dell’inquinante assorbito.

Questo avviene perché il materiale immagazzina gli inquinanti e offre una ‘casa’ ai microrganismi denitrificanti e mangiatori di petrolio che naturalmente vivono e sono presenti in mare.

L’acqua riattiva il metabolismo di questi batteri utili non patogeni che in perfetta armonia con la flora autoctona iniziano a nutrirsi di idrocarburi, petrolchimici e composti azotati lasciando l’acqua pulita.

E possono essere anche riutilizzati: basta strizzarli.

Destinatari di questi prodotti sono quei porti che puntano a una gestione sostenibile, quindi porticcioli turistici, aree di pesca, siti industriali. Tutte quelle zone sotto costa dove può prodursi un inquinamento da sversamento operativo delle imbarcazioni, che siano turistiche, di pesca o di trasporto.

Qualche tempo fa abbiamo parlato di un altro progetto sostenibile capace di riassorbire il petrolio nei mari: anotubi di carbonio in grado di trasformare il materiale in un solido spugnoso con una straordinaria capacità di assorbire – in maniera reversibile – il petrolio. Al link potete trovare maggiori informazioni a riguardo.

(Foto)

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