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Innesto di pelle artificiale: la nuova frontiera biomedica per curare ustionati e bambini farfalla

L’ innesto di pelle artificiale è un’innovativa tecnica che permette di ricostruire intere superfici corporee qualora fossero danneggiate.

La pelle è importante perché ci permette di regolare il bilancio idrico del nostro corpo nonché di proteggerci da agenti esterni. Una prima linea difensiva tra il nostro organismo e l’esterno.

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Lembo di epidermide, coltivato su fibrina (Foto: CMR Unimore)

Quando viene usato l’innesto di pelle artificiale?

L’innesto di pelle artificiale viene utilizzato per curare ustioni gravi e patologie in cui la pelle non riesce a rigenerarsi autonomamente.

In passato gli uomini hanno fatto ricorso a pelli di animali o di cadaveri, ottenendo scarsi risultati. Anche il ricorso a sostanze sintetiche ha deluso le aspettative.

In passato le ustioni sparse in tutto il corpo erano una sentenza di morte. Ma oggi grazie alla medicina moderna si è avviato un processo di riabilitazione per gli ustionati che riesce a migliorare visivamente le loro condizioni.

L’innesto di pelle artificiale per curare i bambini farfalla

L’innesto di pelle artificiale è anche utile per coloro che soffrono di epidermolisi bollosa (Eb).

Una malattia altamente invalidante che provoca bolle e lesioni sulla pelle, sintomi che possono insorgere anche per una lieve frizione della cute o per una leggerissima pressione.

Queste lesioni cutanee provocano delle piaghe che vanno molto spesso incontro a infezione e rendono la pelle particolarmente fragile.

Da qui il nome dato ai piccoli pazienti di bambini farfalla, in riferimento alle fragili ali di una farfalla.

Una malattia rara , purtroppo ereditaria, che colpisce 1 bambino su 17.000 che compromette la salute stessa e l’indipendenza motoria.

La pelle artificiale imita la pelle umana

La pelle umana è costituita da due tessuti: l’epidermide e il derma, entrambi dotati di ampie capacità di rigenerazione.

Quando si verifica un danno esteso, come ustioni o particolari patologie, la pelle non riesce a rigenerarsi subitaneamente.

Il processo di rigenerazione è troppo lento per riuscire a prevenire la disidratazione corporea ed eventuali infezioni. Ecco perchè si ricorre alla pelle artificiale che viene creata in laboratorio a partire dalle cellule del paziente.

Le cellule di interesse vengono prelevate nei distretti corporei non danneggiati del paziente e fatte crescere in laboratorio.

Solo successivamente si inizia con il trapianto di pelle artificiale, che ha pochi problemi di rigetto ( poiché creata con cellule che l’organismo riconosce come proprie ).

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Applicazione clinica di un lembo di epidermide (foto: Ruhr-University Bochum)

Leggi anche: quali sono i danni che l’inquinamento può causare alla pelle?

Asse Bochum-Modena: la storia del bambino curato da epidermolisi bollosa

Una storia di speranza quella del bambino tedesco curato da un team di esperti del suo Paese e di quelli della città di Modena.

Il bambino arrivato in ospedale a Bochum, in Germania, aveva perso l’80% della sua pelle. Invano i medici cercarono di utilizzare numerose terapie, tutte con scarsi risultati. La svolta parte quando i medici contattano Michele De Luca e il centro di medicina rigenerativa. 

“L’idea era quella di capire se questo bambino, che con una buona terapia antidolore riusciva a essere in forma, potesse usufruire della terapia sperimentale a cui sapevamo stava lavorando De Luca” hanno detto i medici tedeschi.

Gli esperti hanno quindi prelevato le cellule staminali in distretti corporei non danneggiati del bambino, e le hanno modificate togliendo la mutazione che portava alla malattia.

Il primo trapianto di esito positivo, viene seguito da altri tre che portano entro 8 mesi alla riabilitazione completa del piccolo bambino farfalla.

Una storia a lieto fine per una malattia che purtroppo dà ai pazienti una vita media di trent’anni.

Allargando lo sguardo lo stesso approccio potrebbe essere utilizzato per altre forme di epidermolisi bollosa.

“Più in generale, a livello concettuale, potremmo immaginare di usare lo stesso approccio nei casi di patologie genetiche che colpiscono gli epiteli di rivestimento, come quello corneale ( occhio), ma molto dipende dal bersaglio che si vuole colpire con la terapia”.

La strada da percorrere è ancora tutta in salita, ma con i necessari sforzi chissà forse un domani si riusciranno a trovare molte più cure e soluzioni per questa brutale malattia genetica.

fonte

epidermolisi bollosa, innesto pelle artificiale


valentina paolillo

Laureata in Scienze Biologiche, mi sono sempre interessata ai perché del mondo biologico. Nei miei articoli tratto soprattutto i cambiamenti climatici, ma non dimentico animali e fiori che sono la mia passione.

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