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Glifosato cancerogeno: perché il governo italiano rimanda il divieto?

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Glifosato cancerogeno: arriva la proroga del governo italiano

Glifosato cancerogeno: il Ministero della Salute concede una proroga di 90 giorni sulla commercializzazione dei prodotti che lo contengono.

Il glifosato è cancerogeno? A questa domanda dobbiamo rispondere ancora con un: non è chiaro. I pareri scientifici sono finora discordanti. L’ammina di sego polietossilata, però, è stata dichiarata tossica persino dall’EFSA: si tratta di un coformulante del glifosato in molti prodotti chimici per l’agricoltura.

E allora perché il Governo italiano non ne sospende immediatamente la commercializzazione e anzi concede una proroga di 90 giorni sull’utilizzo?

Glifosato cancerogeno: il decreto del governo

90 giorni, circa 3 mesi. È questa la proroga concessa dal Governo italiano, attraverso un decreto del 21 novembre che interviene ancora una volta su uno dei prodotti più controversi degli ultimi anni. La formula, come sempre accade nel burocratese delle nostre istituzioni, è astrusa.

La news sul sito del Ministero della Salute recita, infatti:

La Direzione generale per  l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, dopo aver sentito la Sezione Consultiva per i Fitosanitari del Comitato tecnico per la nutrizione e la sanità’ animale in merito alle richieste ricevute, ha emanato un decreto per concedere una proroga di 90 giorni sia  per la commercializzazione che per l’utilizzo dei prodotti revocati contenenti la sostanza attiva glifosate in associazione con il coformulante ammina di sego polietossilata (n. Cas 61791-26-2)”.

Ricostruiamo tutti i passaggi della vicenda glifosato, così da capire bene di cosa stiamo parlando.

Glifosato cancerogeno e ammina di sego

Il glifosato, sostanza contenuta in diversi fitofarmaci come il famigerato RoundUp, è stato dichiarato ‘probabile cancerogeno’ dallo Iarc, organismo scientifico collegato all’OMS.

L’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha inoltre concluso che, rispetto al glifosato, sono stati “osservati effetti tossici significativi dell’ammina di sego polietossilata”. La sostanza, conclude l’Agenzia “ha il potenziale di incidere negativamente sulla salute umana se impiegata nei prodotti fitosanitari contenenti glifosato”. In sostanza sarebbe proprio l’ammina di sego a conferire tossicità al glifosato e questo spiegherebbe i dati medici rilevati sugli esseri umani.

In seguito alla dichiarazione dello Iarc, diverse associazioni ambientaliste si sono mosse per bloccare l’utilizzo dell’erbicida in Europa. La pressione della società civile ha cotretto la Commissione europea a rimandare l’autorizzazione del glifosato, almeno in un primo momento. Pochi mesi dopo, infatti, l’autorizzazione è stata prorogata a tutto il 2017, in attesa del parere definitivo dell’Agenzia chimica europea.

Anche l’Italia si era mossa con due decreti sulla commercializzazione del principio attivo. Il primo emanato il 9 agosto e il secondo il 6 settembre. Qualche giorno fa c’è stata una mezza marcia indietro, ma solo temporanea (si spera).

Il decreto del 21 novembre, infatti, proroga di 90 giorni  l’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti glifosate. Rispettivamente, i due decreti dell’estate scorsa vengono rinviati al 22 febbraio e al 22 maggio 2017.

La ragione? Dal Ministero scrivono che la proroga è stata resa necessaria “dall’impossibilità di smaltire le scorte degli stessi entro i termini precedentemente stabiliti in relazione al periodo stagionale di diserbo”.

Insomma, finché non finiscono le scorte, poco importa se il prodotto fa male o meno.

Glifosato cancerogeno: lo ‘scontro’ di pareri

Come vi abbiamo raccontato in diverse occasioni, sulla possibile cancerogenicità del glifosato ci sono pareri discordanti. Lo Iarc è stato il più chiaro nell’attribuire tale livello di pericolosità alla sostanza. L’EFSA, al contrario, pur sottolineando i pericoli dell’ammina di sego, ha dichiarato la non cancerogenicità del principio attivo. E così hanno fatto anche OMS e FAO.

Anche se i pareri sono discordanti, però, il principio di precauzione vorrebbe che finché non viene chiarita completamente la non-pericolosità di un determinato prodotto, questo dovrebbe essere immediatamente bandito.




Glifosato cancerogeno anche in pasta e cereali

Intanto, la sostanza è stata individuata in molti prodotti di uso comune: in alcune marche di birra, per esempio. Così come nei tamponi. Test Salvagente ha condotto, poi, un’analisi su alcuni alimenti, individuando il glifosato in alcune partite di pasta, cereali, farine, biscotti e fette biscottate.

Photo courtesy of USDA NRCS

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