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Eccellenza italiana: due interventi a spina bifida in utero. Primo caso in Europa

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Eccellenza italiana

Spesso bistrattata, con pochi fondi e attenzione delle istituzioni pari a zero. Eppure la medicina è ancora un’eccellenza italiana.

Abbiamo visto pochi giorni fa la storia del ricercatore italiano che ha migliorato drasticamente le possibilità di sopravvivenza in caso di leucemia fulminante.

Oggi scopriamo invece che a Milano, è stato eseguito il primo intervento chirurgico d’Europa per intervenire su un caso di spina bifida, direttamente in utero.

Eccellenza italiana in chirurgia: primo intervento europeo alla spina bifida in utero

La medicina e la chirurgia si confermano come uno degli esempi migliori di eccellenza italiana. Per la prima volta in Europa, due casi di spina bifida sono stati curati direttamente in utero, al Policlinico di Milano.

Entrambi gli interventi sono stati eseguiti alla venticinquesima settimana di gestazione e hanno avuto successo, secondo l’equipe che li ha eseguiti. A guidare i medici, Nicola Persico, esperto di chirurgia fetale, e da Francesco Macchini, chirurgo neonatale.

«Il primo intervento – spiegano dal Policlinico milanese – è stato effettuato martedì 19 giugno su una donna proveniente da un’altra nazione europea, il secondo mercoledì 20 su un’italiana seguita da tempo presso la clinica Mangiagalli, mentre un terzo intervento è già previsto fra due settimane. Ogni operazione è durata circa 5 ore e ha coinvolto chirurghi fetali e pediatrici, anestesisti e ginecologi, oltre a uno staff infermieristico dedicato».

Interventi per operare la spina bifida direttamente in utero erano in realtà stati già eseguiti. In quei casi, però, l’utero veniva aperto, esponendo il feto all’esterno. Una procedura più rischiosa.

Al Policlinico invece i feti sono stati operati con tecniche di chirurgia mininvasiva. Gli strumenti utilizzati cioè erano piccolissimi: appena tre millimetri di spessore. I chirurghi sono così riusciti a raggiungere la colonna vertebrale dei piccoli, riparando il danno.

Simona Giroldi, direttore generale della Fondazione Irccs Policlinico, spiega quanto gli interventi siano dimostrazione dell’eccellenza italiana in chirurgia:

«Interventi di questo tipo sono un’ulteriore conferma di quanto i nostri esperti siano un riferimento internazionale per la cura di patologie rare o estremamente complesse, in particolare per la medicina e chirurgia fetale, grazie alla quale operiamo con successo patologie come l’ernia diaframmatica e siamo in grado di affrontare casi che altrove non avrebbero una cura».

L’intervento ideato in Brasile

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L’intervento di microchirurgia è stato in realtà ideato ed eseguito per la prima volta in Brasile. E infatti il team del Policlinico di Milano si è fatto guidare dagli esperti dell’Albert Einstein Hospital di San Paolo, in Brasile.

Denise Lapa Pedreira, inventrice della tecnica, si è confrontata con i medici italiani durante tutto il percorso. Pedreira è considerata la maggiore esperta mondiale di spina bifida e ha partecipato a entrambi gli interventi eseguiti al Policlinico. Come guida, nel primo, come osservatrice nel secondo.

La tecnica da lei ideata, confermano i chirurghi milanesi, può “cambiare radicalmente la qualità di vita di questi bimbi”.

Interventi perfettamente riusciti

Secondo quanto affermano i medici, entrambi gli interventi “sono perfettamente riusciti”. Bisogna però aspettare la nascita dei bimbi, per confermare il successo. Anche perché il lavoro dei medici non è finito.

Ora l’obiettivo è di prolungare il più possibile le gravidanze e monitorare attentamente la salute dei nascituri.

Il dottor Persico conferma in ogni caso che oggi questi bimbi hanno una speranza in più, insieme a una migliore qualità della vita:

«Oggi è possibile intervenire chirurgicamente sul feto già durante la gravidanza, in modo da minimizzare i danni di una patologia al momento della nascita o addirittura salvare la vita di un bimbo che altrimenti potrebbe non nascere. In Policlinico è stato possibile creare un vero e proprio percorso specializzato nella più delicata delle chirurgie, che da tempo accoglie donne da tutta Italia, raddoppiando le possibilità di sopravvivenza di molti bambini che stanno affrontando delle difficoltà per venire al mondo».

Che cos’è la spina bifida

Un caso ogni 10mila nascite, in Italia. Cinquanta, quindi, i piccoli colpiti. Sono questi i numeri della spina bifida nel nostro paese. Ma di cosa si tratta?

È una grave malformazione congenita che si manifesta nei primi mesi di gravidanza. La spina bifida colpisce la colonna vertebrale del feto e in particolare coinvolgemidollo spinale, cervello, cervelletto, tronco e tutte le strutture adiacenti come meningi, vertebre, muscoli, legamenti.

Il difetto principale che si riscontra nei casi di spina è la cosiddetta schisi, una mancata chiusura degli archi posteriori delle vertebre lombo-sacrali e lombari, toraciche o cervicali.

Le conseguenze? Disabilità motoria e funzionale, che possono manifestarsi in diversi organi. In particolare, può manifestarsi con la perdita di mobilità alle gambe, con la difficoltà nel controllo degli sfinteri o con complicazioni neurologiche.

Quali sono invece le cause?

Innanzitutto, lo stato di salute della madre. Ipertermia, iperglicemia e obesità della mamma possono essere fattori di rischio. Così come la predisposizione genetica o la carenza di vitamine come l’acido folico.

Alcuni farmaci assunti in gravidanza possono poi aumentare le probabilità che compaia la malformazione. Gli antiepilettici sono i primi indagati.

Esistono però anche fattori ambientali che possono incrementare le probabilità di spina bifida: cibi contaminati, il cloro usato per disinfettare l’acqua potabile, i campi elettromagnetici e i pesticidi.

Ricordiamo infine che la spina bifida può presentarsi in diverse varianti. I casi curati al Policlinico erano di spina detta mielomeningocele, tra le più gravi.

Leggi anche: C’è la Raffineria di Gela dietro i bambini morti o nati con malformazioni?

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