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Droni al servizio dell’agricoltura biologica per combattere i parassiti

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Coniugare agricoltura biologica e nuove tecnologie: è possibile. L’attento utilizzo degli ultimi ritrovati della tecnica si unisce all’esperienza maturata sul campo da agricoltori che non ricorrono a pesticidi e altri elementi chimici per difendere le proprie colture.

È il caso, ad esempio, delle sperimentazioni che negli ultimi anni hanno coinvolto l’utilizzo dei droni per la lotta biologica alla piralide del mais, un fitofago che infesta le colture di questo cereale, ma che può apportare danni ingenti anche ad altre coltivazioni (come peperoni, fagiolini, barbabietole e canapa).

L’ultima a sperimentare in questo settore è stata Beta Italia, azienda in provincia di Ferrara, che si occupa di ricerca applicata all’agricoltura. Con il patrocinio di Expo 2015, Beta ha realizzato una dimostrazione pratica della tecnica a Sant’Angelo Lodigiano.

L’esperimento ha previsto l’introduzione nei campi del diretto antagonista della piralide, ovvero il Trichogrammabrassicae, un imenottero parassitoide che contrasta il proliferare del fitofago. Questo vespide, infatti, depone le proprie uova in quelle della piralide. In questo senso, i droni offrono un aiuto prezioso agli agricoltori: sorvolando e controllando l’area, infatti, il robot può sganciare delle capsule in cellulosa biodegradabile, che contengono femmine di Trichogramma.

Francesco Alessandrini, agronomo e inventore di questo metodo innovativo, ha spiegato:“Fondamentale è individuare il momento giusto in cui operare. Noi infatti utilizziamo i bollettini di colture erbacee incrociando i dati con i risultati delle trappole precedentemente piazzate allo scopo di individuare il momento esatto dell’ovatura”.

Nell’ambito della sperimentazione portata avanti sinora, l’utilizzo dei droni ha mostrato risultati simili a quelli ottenuti con l’utilizzo di pesticidi, senza però gli effetti collaterali di questi ultimi: non danneggia le tubature dell’irrigazione, vi si può ricorrere anche in condizioni meteo poco favorevoli e con terreni umidi e, soprattutto, rispetta la natura e le colture.Ulteriore vantaggio: si evita il calpestamento dei campi che può arrecare danni alle piantagioni.

Il metodo è ancora poco diffuso (appena un migliaio di ettari), ma le aziende che l’hanno sperimentato ripetono l’esperienza, confermando la bontà dei risultati: sembra infatti che la popolazione della piralide riesca a ridursi fino all’80% del totale.

Sul fronte delle spese necessarie, le analisi sono discordanti. Il team che ha guidato l’esperimento parla di costi superiori rispetto ai trattamenti chimici. La sperimentazione condotta l’anno scorso dall’Associazione Mantovana Allevatori, parla invece di “costi assimilabili”, come ha spiegato la Coldiretti:

La sperimentazione ha consentito di superare i problemi iniziali per la lotta biologica che erano, principalmente, i costi superiori rispetto al trattamento chimico e la distribuzione manuale, che era improponibile su vasta scala. Oggi il costo del trattamento ricorrendo al drone è pari a quello cui si ricorre con l’impiego dei fitofarmaci (circa 100 euro ad ettaro, di cui 50 euro rappresentano il costo degli insetti inclusa Iva al 4 per cento e altri 50 euro il compenso dovuto al contoterzista che utilizza il drone). Ovviamente se l’agricoltore segue un corso professionale per imparare ad utilizzare il drone il costo si dimezza”.

(Foto: Lima Pix)

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