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Ipocondriaco: cosa significa esserlo (e quando c’è da preoccuparsi)

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I rischi di un soggetto ipocondriaco

Cosa significa esattamente essere un ipocondriaco? Come capire se lo siamo e come smettere di preoccuparci? Ecco alcune risposte…

Essere ipocondriaco è una condizione sempre più comune, che può arrivare a rovinare la vita. Di chi ne soffre, ma anche di chi gli sta accanto.

Secondo gli esperti, negli ultimi anni c’è stata un’impennata dell’ipocondria, tanto da essere considerata una vera e propria epidemia psicologica.

«Ormai circa il 15% per cento dei disturbi fobico-ossessivi e ansiosi – che con il loro 30% per cento rappresentano, come certificato anche dall’Oms, la più grande patologia del mondo – sono di tipo ipocondriaco. E non bisogna pensare che si tratti di una malattia meno grave. Al contrario crea somatizzazioni reali, abbassa le difese immunitarie e alla fine fa ammalare veramente», spiegano a BusinessInsider Alessandro Bartoletti e Giorgio Nardone, rispettivamente psicoterapeuta e Direttore dell’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Roma e psicoterapeuta e Direttore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo.

Ma cosa fa di un soggetto un ipocondriaco?

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Essere ipocondriaco: cosa significa esattamente

L’ipocondria è la paura esasperata e intensa nei confronti della morte e delle malattie. Anche quando medici ed esami clinici rassicurano sul proprio stato di salute. È una patologia che nel DSM-5, il manuale di riferimento dei disturbi mentali, viene identificata come Disturbo da sintomi somatici e Disturbo da ansia di malattia, a seconda che vi sia o meno la presenza di sintomi somatici.

Le paure vissute dall’ipocondriaco sono percepite come reali e possono avere conseguenze affettive, cognitive, comportamentali ma anche fisiche.

Secondo Bartoletti, l’ipocondria può avere tre facce:

  • Classica, quando si passa da un sintomo a un altro, da una malattia a un’altra;
  • Patofobia, quando ci si focalizza su un oggetto ben definito, ad esempio la cardiofobia;
  • Quando il soggetto è ossessionato da alcuni sintomi o fastidi e l’ossessione porta a somatizzazioni di ogni tipo.

Cosa può scatenare l’ipocondria secondo gli esperti

Secondo gli esperti, alla base di un soggetto ipocondriaco potrebbero nascondersi molteplici fattori.

Il primo è legato ai rapporti familiari. In alcuni casi, infatti, l’ipocondria può essere trasmessa dai genitori, attraverso un’educazione iperprotettiva.

Un altro fattore può essere determinato da una perdita di fiducia nei confronti del proprio corpo, a seguito di un periodo negativo o una malattia grave vissuta durante l’infanzia o l’adolescenza.

Ancora, l’ipocondria può nascere anche da esperienze negative avvenute ad altre persone che ci sono vicine.

Infine, un’ulteriore causa potrebbe essere la cattiva comunicazione medico-paziente: un dubbio di uno specialista, o ancora un’ipotesi diagnostica o un termine tecnico non spiegato.

Come riconoscerne i sintomi

Un soggetto ipocondriaco ha un’immagine di sé di persona fragile, vulnerabile, esposta alle malattie. È una sensazione generale che costituisce uno dei perni intorno al quale si costruisce la propria identità.

La mente è assorbita dai possibili sintomi che vengono dal corpo. Quando un ipocondriaco li trova, gli attribuisce valore di estrema gravità e difficilmente si tranquillizza, anche dopo opportuni esami. Oppure, appena si tranquillizza, la mente è già intenta a preoccuparsi per qualcos’altro.

Come smettere di esserlo

Una delle tecniche adoperate per risolvere questa problematica è il check up ipocondriaco, una ricerca sintomatica e sensoriale che la persona fa, mettendosi in ascolto di sé stessa e del proprio corpo.

Come spiega Bartoletti:

«Si tratta, in altre parole, di una prescrizione volontaria di quello che l’ipocondriaco fa in maniera anarchica, e che lo inchioda al contatto con le sue sensazioni. Questo contatto forzato paradossalmente produce una ristrutturazione delle percezioni della persona. Le sensazioni iniziano a essere familiari ed è interessante osservare che a mano a mano che si va avanti l’associazione dei sintomi è meno legata a patologie gravi e sempre di più a fattori comuni e funzionali, stress lavorativo, esperienze varie, attività fisica: insomma se nelle prime fasi un fastidio articolare poteva essere un principio di sclerosi multipla, dopo la persona l’assocerà al fatto di essere andata a correre. In questo modo, si riappropria anche del corretto rapporto causa-effetto».

Un’altra tecnica adoperata è la scrittura, che serve a far defluire paure e lamentazioni.

In ogni caso, le cose da non fare assolutamente se si sospetta di essere ipocondriaci sono:

  • Diagnosi personali;
  • Parlare con più persone per trovare aneddoti che possano tranquillizzarci;
  • Consultare troppi medici;
  • Andare alla ricerca di possibili responsi su internet;
  • Trascurare la problematica psicologica alla base dell’ipocondria.

Bisogna non sottovalutare questa condizione e farsi aiutare da una persona esperta.

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