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Climate Change: nel 2015 caldo record. E anche le nuvole cambiano

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Climate change e riscaldamento globale: le colonnine di mercurio hanno fatto registrare ancora una volta un anno record. I dati sono relativi al 2015 e non sono per niente incoraggianti: le alterazioni che subisce la natura sono sempre più evidenti…

Il 2015 – orma non fa quasi più notizia – è stato un nuovo annus horribilis per il climate change, i cambiamenti climatici provocati dalle attività umane, che stanno innalzando pericolosamente la temperatura del pianeta. Secondo i dati forniti di recente da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nello studio “Gli indicatori del clima in Italia nel 2015”, lo scorso anno ha fatto segnare un +1,58 °C rispetto ai valori di riferimento (e cioè il periodo tra il 1961 e il 1990). Un caldo record, registrato soprattutto durante l’estate scorsa: +2,53 °C rispetto al 2014, che ha visto picchi di +4,3 °C soprattutto nel Nord e nel Centro del Paese.

Anche per quanto riguarda i mari, le cose non sembrano andare meglio: +1,28 °C rispetto alle medie di riferimento. Il record in questo caso spetta al mar Ionio, che ha raggiunto i 21 gradi. Il numero di notti tropicali registrate nel 2015 è stato di 26 in più rispetto alla norma.

Si tratta dell’anno più caldo mai registrato dall’uomo e, cioè, dal 1880 ad oggi. Secondo Massimiliano Pasqui del Cnr (Consigli nazionale delle ricerche), il rapporto Ispra è “una fotografia del cambiamento climatico in Italia, una conferma a livello locale di quel che accade su scala. Stiamo superando di anno in anno i record appena battuti. Le misure delle temperature, sia a livello locale che globale, ci dicono che il 2015 è stato un anno record. E il 2016, in base ai dati già raccolti, si avvia a battere questo poco invidiabile primato”. Naturalmente, il riscaldamento globale comporta una serie di potenziali problemi nella vita concreta delle persone, come l’approvvigionamento d’acqua: “Alle temperature record, si accompagna una crisi idrica. Il deficit di precipitazioni, soprattutto quelle nevose ad alta quota, sta infatti stravolgendo il ciclo dell’acqua, in particolar modo nel Mediterraneo. L’impronta del cambiamento climatico è, quindi, più forte”, conclude Pasqui. E infatti, nel report Ispra, si legge chiaramente che le precipitazioni si sono ridotte di circa il 13%.




Tra i cambiamenti climatici registrati più di recente, ci sarebbe anche un mutamento nella copertura e nelle formazioni delle nuvole.

Secondo uno studio pubblicato di recente da Nature, che ne ha analizzato formazione e comportamento nel corso degli ultimi decenni, le nuvole stanno cambiando forma e posizione. In particolare, si stanno spostando sempre di più verso i poli, un comportamento simile a quello già osservato nelle piante e negli animali. A causa di questo spostamento, la copertura nuvolosa nelle fasce subtropicali del Pianeta si è ridotta di circa il 13%.

Le nubi, inoltre, si starebbero spostando sempre più in alto nella nostra atmosfera.

Questo comportamento anomalo, dovuto al climate change, ha almeno due effetti negativi. Senza la schermatura offerta dalle nuvole nelle fasce tropicali e subtropicali del Pianeta, il riscaldamento globale potrebbe subire un’ulteriore accelerazione: le nubi, infatti, hanno la caratteristica di riflettere le radiazioni solari, facendole “rimbalzare” di nuovo nello spazio.

In secondo luogo, lo spostamento delle nuvole potrebbe rappresentare un aumento del loro “effetto serra”: se sono più in alto, è l’ipotesi degli scienziati, potrebbero trattenere maggiori quantità di aria calda al di sotto di esse. Insomma, la situazione non potrebbe essere più grave.

Abbiamo purtroppo già visto all’opera “bizzarrie” simili come conseguenza del climate change, come quando abbiamo parlato dei rettili che cambiano sesso a causa del riscaldamento globale. Peccato che si tratti di veri e propri disastri ambientali, di cui l’uomo prima o poi dovrà rendere conto.

 

(Foto: Sheila McClune)

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