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Biotecnologie sostenibili: stanziati 21 milioni per la ricerca in Itala

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Finanziato il più grande progetto di ricerca pubblica del nostro Paese in biotecnologie sostenibili: sono 21 i milioni messi a disposizione per migliorare le colture italiane.

Ventuno milioni di euro per le biotecnologie sostenibili. È quanto previsto dalla Legge di Stabilità per il finanziamento del più importante progetto di ricerca pubblica nel settore fatto nel nostro Paese.

A renderlo noto è lo stesso MIPAAF (ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali) in un comunicato divulgato in questi giorni.

Il piano è articolato in tre anni e sarà gestito dal Crea, il Centro di ricerca specializzato dello stesso ministero delle Politiche agricole. Nel Crea operano alcune delle più importanti menti italiane appartenenti al campo della ricerca agroalimentare, come ad esempio lo staff che è stato protagonista del sequenziamento del genoma del frumento con importanti riconoscimenti internazionali.

Scopo del finanziamento è quello di potenziare i filoni di ricerca già attivi e avviare nuovi percorsi sulle colture che caratterizzano l’agricoltura italiana.

Il Piano triennale prevede iniziative di ricerca in laboratorio, a legislazione vigente, con biotecnologie più moderne e sostenibili come il genome editing e la cisgenesi.

L’elemento che caratterizza queste biotecnologie è il fatto che non sono realizzate attraverso incroci genetici estranei a quelli propri della specie e, per questo, risultano diverse dagli OGM tradizionali.

In genere, le biotecnologie sono adoperate per attuare un miglioramento genetico vegetale che favorisca l’adattamento delle piante ai cambiamenti climatici.

Le colture coinvolte nel progetto saranno quelle tipiche del nostro Paese: vite, olivo, pomodoro, pesco, albicocco, agrumi, frumento, melanzana, melo, ciliegio, pioppo.

Come evidenzia lo stesso MIPAAF, diversi documenti redatti da organizzazioni scientifiche europee indicano che i prodotti delle tecniche di cisgenesi e genome editing non rientrano nella casistica degli OGM transgenici, dal momento che esse non sono diverse da quelle ottenibili attraverso un miglioramento genetico convenzionale.




Su questo tema è già stato redatto un parere dell’EFSA nel 2012 su richiesta dell’UE in cui si conclude che le piante ottenute per cisgenesi non presentano differenze rispetto a quelle costituite attraverso un normale processo di incrocio.

Negli ultimi anni, l’approccio cisgenico in Italia è stato utilizzato per migliorare la resistenza ai patogeni nel melo, creando ad esempio una mela che resiste alla ticchiolatura.

Con questo progetto, ha dichiarato il ministro Maurizio Martina, “vogliamo tutelare al massimo il nostro patrimonio unico di biodiversità che è il tratto distintivo che fa dell’Italia un punto di riferimento per il mondo a livello agroalimentare. Per farlo investiamo nella ricerca pubblica, concentrando le risorse su un programma di attività che punta su innovazione e sostenibilità. In pochi anni possiamo essere leader sul fronte dell’agricoltura di precisione e delle biotecnologie sostenibili legate al nostro patrimonio colturale. Non siamo all’anno zero e vogliamo mettere a frutto le grandi professionalità dei nostri ricercatori, riconosciute anche a livello internazionale. Investiamo sulle migliori tecnologie per tutelare le nostre produzioni principali, dalla vite all’olivo, dal pesco al pero. Obiettivi chiari e ben definiti, con un percorso che guarda al futuro della nostra agricoltura. Anche in Europa va condotta una discussione definitiva perché queste biotecnologie vengano pienamente riconosciute, anche sotto il profilo giuridico, diversamente dagli Ogm transgenici“.

(Foto)

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