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Alimenti senza glutine: un decreto taglia i contributi per i celiaci

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alimenti senza glutine

La celiachia colpisce l’1 per cento della popolazione italiana. Tradotto: circa 600mila persone. I casi davvero diagnosticati sono però “solo” 182mila. Più del doppio rispetto al 2010. La questione degli alimenti senza glutine tocca quindi tantissime persone, in Italia.

Persone che spesso pagano la propria condizione con un esborso davvero eccessivo sulla spesa per il cibo. Per venire incontro ai celiaci, già nel 2001 il decreto Veronesi introduceva una serie di contributi alla spesa mensile di alimenti senza glutine.

Oggi però quel contributo viene tagliato. Almeno per alcune categorie di persone. Se aumenta infatti per bambini e adolescenti, la sforbiciata la subiranno soprattutto gli adulti.

Scopriamo insieme tutte le novità.

Alimenti senza glutine: cosa dice il nuovo decreto

Il Ministero della Salute ha emanato un nuovo decreto sui limiti massimi di spesa rimborsabili per l’acquisto di alimenti senza glutine. Nel provvedimento leggiamo innanzitutto la filosofia alla base dei nuovi calcoli:

«Il celiaco deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati stimabile in almeno il 55%, che deve derivare anche da alimenti naturalmente privi di glutine provenienti da riso, mais, patate e legumi come fonte di carboidrati complessi, per cui la quota da soddisfare con alimenti senza glutine di base (pane, pasta e farina) è stimabile nel 35% dell’apporto energetico totale».

Il decreto porta la firma dell’attuale ministro della Salute, Giulia Grillo. In realtà è stato però approvato con il beneplacito della sua predecessora, Beatrice Lorenzin. L’iter è stato questo: il 6 settembre 2017, le Regioni avevano ricevuto un primo schema di decreto. Il 13 marzo di quest’anno era arrivata invece la bozza definitiva, approvata il 10 maggio, quando ancora il governo Gentiloni era in carica.

L’attuale Ministro della Salute Grillo si è in parte dissociata dal provvedimento:

«Celiachia, facciamo chiarezza sui nuovi tetti di spesa. Il decreto in questione era stato deciso e deliberato dal precedente Governo e ha avuto l’ok dallo Stato e dalle Regioni prima del mio insediamento. Ho avviato una verifica per valutare eventuali modifiche per non andare a penalizzare i cittadini».

Potremmo dunque vedere ulteriori novità.

Approfondisci: 10 Sintomi che indicano la tua intolleranza al glutine

Alimenti senza glutine: i nuovi tetti di spesa

Vediamo innanzitutto quali sono le tipologie di alimenti senza glutine che possono beneficiare del contributo:

  • Pane e affini, prodotti da forno salati;
  • Pasta e affini; pizza e affini; piatti pronti a base di pasta;
  • Preparati e basi pronte per dolci, pane, pasta, pizza e affini;
  • Prodotti da forno e altri prodotti dolciari;
  • Cereali per la prima colazione.

Vediamo invece cosa cambia nei tetti di spesa:

  • Per i bambini dai 6 mesi ai 5 anni, il tetto passa da 45 a 56 euro;
  • Per i bambini dai 6 ai 9 anni, arriva a 70 euro (prima si calcolava dai 3 anni e mezzo ai 10 anni e si fermava a 62 euro)
  • A partire dai 10 anni c’è una distinzione tra maschi e femmine. Fino ai 13 anni il contributo è di 100 euro per i maschi e di 90 per le femmine;
  • Dai 14 ai 17 anni, 124 euro per i maschi e 99 per le femmine;
  • Età adulta: gli under 60 adulti riceveranno rimborsi pari a 110 euro (uomini) e 90 euro (donne). Prima erano rispettivamente 140 e 99 euro;
  • Over 60: oltre i 60 anni, la soglia mensile scende ancora a 89 euro per gli uomini e 75 per le donne.

Come è evidente, il contributo cresce per bambini e ragazzi, mentre per le persone adulte scende sensibilmente, soprattutto per gli over 60.

Leggi anche: Celiachia nei bambini: 5 segnali che ti dicono se tuo figlio è intollerante al glutine

Meglio informarsi presso la regione

Il rimborso per gli alimenti senza glutine potrebbe però variare da regione e regione. Come fa notare Repubblica, i buoni sono erogati dai diversi sistemi sanitari regionali. Possono quindi sussistere grandi differenze in base ai diversi territori.

Esistono inoltre disposizioni diversi in base a dove poter spendere il proprio contributo: alcune regioni infatti consentono la spesa anche nella grande distribuzione, mentre altre le limitano alle farmacie.

Ecco perché è sempre bene informarsi presso la propria regione di residenza. Attenzione però. Si attende, tra sei mesi, l’aggiornamento del registro nazionale degli alimenti senza glutine. Trascorso questo periodo, le regioni dovranno recepire tali modifiche, adeguando le modalità di erogazione degli alimenti senza glutine.

Insomma, c’è da attendere ancora un po’ di tempo per avere delle informazioni chiare e definitive.

L’Associazione Italiana Celiachia (AIC): “Revisione razionale”

Le nuove soglie mensili hanno provocato qualche mal di pancia, comprensibile, tra i consumatori. L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) ha però dichiarato il proprio favore al decreto:

«La riduzione prevista dei tetti di spesa, calcolabile in una media del 19%, non è una sforbiciata che compromette l’assistenza ai pazienti italiani, ma una revisione razionale, che tiene conto della riduzione dei costi degli alimenti senza glutine (oggi non più considerati “dietetici” ma alimenti di uso comune) e dei fabbisogni energetici della popolazione definiti dalle più recenti evidenze scientifiche».

Insomma, l’ampia diffusione degli alimenti senza glutine ha portato a un calo del prezzo. Allo stesso tempo, le ultime ricerche hanno dimostrato che il fabbisogno energetico dei celiaci può essere soddisfatto ricorrendo a più prodotti naturalmente privi di glutine. Continua l’AIC:

«Per rendere sostenibile la spesa sanitaria senza ledere il diritto alla salute delle persone con celiachia, le parti sociali hanno lavorato a una proposta che consentisse ai celiaci di mantenere l’accesso ai prodotti sostitutivi base della propria dieta, utilizzando per i calcoli dei tetti dei buoni mensili i fabbisogni energetici medi, aggiornati nel 2014, e i prezzi dei prodotti sul mercato. Da segnalare a questo riguardo come dal 2001 a oggi i prezzi dei prodotti senza glutine, in particolare il costo di pane, pasta e farina, abbiano registrato un calo del 7% nel prezzo medio globale in farmacia e fino al 33% nella grande distribuzione. AIC al tavolo ha voluto che la riduzione tenesse conto dei prezzi applicati nel solo canale farmacia, disponibile alla spesa tramite buoni a tutti i celiaci ovunque, in tutta Italia, e non della media dei due canali. Inoltre è da rilevare che si sono ridotti i fabbisogni energetici medi rispetto ai riferimenti utilizzati nel 2001».

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