Home Alimentazione Biologica Squalo servito a tavola per la vigilia di Natale?

Squalo servito a tavola per la vigilia di Natale?

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Nell’ultimo decennio il consumo del pesce è aumentato in tutto il globo; secondo la FAO, nel 2010, 3 miliardi di persone hanno consumato prodotti ittici per soddisfare il 15% del loro fabbisogno proteico. Questi numeri sono impressionanti e non possono che avere conseguenze devastanti sugli ecosistemi marini che vengono sempre più depredati delle loro risorse. Le conseguenze si vedono però anche sulle nostre tavole, perché sempre più spesso pesci di dubbia natura e origine vengono spacciati come varietà di pregio.

Una ricerca condotta dal nostro gruppo dell’Università di Milano-Bicocca ha evidenziato che numerose varietà di carne di squalo, di dubbio valore nutrizionale, sono state commercializzate come palombo sul mercato nazionale. Il fenomeno delle frodi ittiche è tuttavia globale. In Sudafrica lo squalo Mako (Isurus oxyrinchus) viene venduto come filetti d’oceano per aumentare il suo appeal, peccato che sia una specie a rischio di estinzione. Negli USA oltre il 50% dei dentici sono in realtà altri pesci di minor qualità. Come rimediare a questo fenomeno? La soluzione l’ha proposta il canadese Poul Heber e si chiama DNA Barcoding.

Si tratta di un pezzo di DNA presente in tutti i viventi ma con una sequenza univoca per ciascuna specie. Grazie all’analisi di questa regione è possibile scoprire se il pesce che stiamo mangiando è davvero una sogliola oppure se il sushi che abbiamo davanti è stato preparato con materie prime di qualità. Ma vi sono soluzione anche più semplici come quella di ricercare gli omega-3 in pesci allevati secondo sistemi di acquacoltura sostenibile e magari locali. La trota per esempio è un pesce di ottima qualità che non deve viaggiare nel mondo in tranci come certi tonni che arrivano a casa nostra dopo aver preso l’aereo e aver percorso chilometri e chilometri in mezzi refrigerati consumando producendo quindi anche inquinamento.

fonte: wired.it

 

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