Home Rimedi Naturali Sostanze potenzialmente cancerogene nell’abbigliamento outdoor. L’ennesima denuncia di Greenpeace

Sostanze potenzialmente cancerogene nell’abbigliamento outdoor. L’ennesima denuncia di Greenpeace

506
0
CONDIVIDI

Se l’abbigliamento outdoor mette in pericolo l’uomo e l’ambiente. L’ultimo rapporto di Greenpeace che evidenzia la presenza di sostanze tossiche, come perfluorinati e perfluorocarburi (PFC) nell’abbigliamento sportivo.

Continua la campagna di Greenpeace contro le sostanze tossiche nell’abbigliamento outdoor. Nei giorni scorsi, in occasione dell’ISPO Monaco (la maggiore fiera del settore outdoor in Europa), l’organizzazione ambientalista ha presentato il suo rapporto “Tracce nascoste nell’outdoor“. All’interno del rapporto dati allarmanti riguardanti l’uso di sostanze tossiche in diversi marchi di abbigliamento outdoor.

Sono anni che Greenpeace porta avanti una tenace battaglia per la sicurezza del settore dell’abbigliamento. Già nel 2013, ad esempio, a seguito di alcune analisi condotte sui tessuti da due laboratori indipendenti, sono state trovate tracce di perfluorinati e perfluorocarburi (PFC) in 17 campioni di tessuti presi da capi di abbigliamento outdoor diffusissimi sul mercato.

Ora, l’organizzazione alza ancora più la voce contro le aziende che non fanno nulla per attuare politiche più sostenibili e soprattutto sicure per i consumatori e per l’ambiente.

Nel rapporto di Greenpeace si evidenzia come capi di abbigliamento ma anche scarpe, tende, zaini, corde e perfino sacchi a pelo presentino elevate concentrazioni di acido perfluoroottanoico (PFOA), un composto perfluorurato (PFC) a catena lunga collegato a numerose patologie e malattie gravi come il cancro.

I Pfc sono composti chimici che non esistono in natura. Una volta rilasciati nell’ambiente si degradano molto lentamente, entrando nella catena alimentare e causando una contaminazione pressoché irreversibile. Sono stati trovati perfino nelle aree più remote del pianeta, in animali come delfini e orsi polari e nel sangue umano.

I marchi che ne fanno uso sono diversi: The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia, sono alcuni tra quelli messi sotto accusa dall’organizzazione ambientalista. “Questi marchi Marchi continuano a usare sostanze tossiche per i loro prodotti outdoor, nonostante si dichiarino a parole sostenibili e amanti della natura“, sottolinea Greenpeace.




Le analisi sono state condotte su 40 prodotti, votati nei mesi scorsi dagli appassionati di tutto il mondo sul sito web dedicato. Solo in 4 prodotti (il 10%) non sono stati rilevati Pfc.

Insieme a tutti gli amanti della natura e degli sport all’aria aperta li sfidiamo a mostrarci veramente cosa vuol dire essere aziende leader nel rispetto dell’ambiente: per questo motivo chiediamo loro di smettere subito di usare sostanze chimiche così pericolose sottoscrivendo un impegno Detox” è questo l’appello lanciato dagli attivisti di Greenpeace. E precisano ancora: “negli ultimi anni molti marchi dell’outdoor hanno abbandonato i PFC a catena lunga a favore di quelli a catena corta, sostenendo che fossero un’alternativa meno dannosa. Eppure, recentemente, più di 200 scienziati da 38 Paesi hanno firmato la Dichiarazione di Madrid che raccomanda di evitare l’uso di tutti i PFC, inclusi quelli a catena corta, nella produzione dei beni di consumo“.

Ma non sono soltanto i capi di abbigliamento outdoor a destare preoccupazione. L’utilizzo di sostanze tossiche riguarda diversi settori della moda, tra cui l’abbigliamento per bambini. A inizio anno, il Ministero della Salute ha disposto il ritiro dal mercato di alcuni capi di abbigliamento bambini con componenti di pelliccia animale. I capi sono stati classificati come “prodotti pericolosi”, a causa delle tracce di Cromo esavalente trovate nei campioni analizzati.

(Foto: Greenpeace)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here