Home Green Economy Salvaguardia delle sementi e biodiversità agricola: possibilità e progetti in Italia

Salvaguardia delle sementi e biodiversità agricola: possibilità e progetti in Italia

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Portare la biodiversità agricola nelle aziende. È questa la sfida a cui si prepara Semi Rurali, all’interno del progetto di ricerca europeo Horizon 2020. L’obiettivo è permettere alla terra di reagire agli stress subiti dal cambiamento climatico, attraverso la diversità biologica.

Come spiega a Il Cambiamento Riccardo Bocci, direttore tecnico di Semi Rurali,  il mercato delle sementi è organizzato con direttive europee. Per quanto riguarda più in specifico gli aspetti legati alla biodiversità agricola, ci sono tre direttive sulle varietà di conservazione, una sulle specie agrarie, una sulle ortive e una sulle foraggiere, necessarie per poter iscrivere le varietà all’interno del catalogo di riferimento.

In Italia questa possibilità è poco sfruttata: sono iscritte solo 9 specie agrarie e 8 ortive. Le varietà non iscritte nel catalogo non possono essere commercializzate come sementi. Gli agricoltori, non essendo ditte sementiere, poi, non possono vendere semi ma, agendo con piccole quantità e secondo precisi criteri, possono scambiarseli.

Come spiega Bocci: “Scambiamo piccole quantità di seme che non appartengono a varietà protette da proprietà intellettuale ma sono varietà di pubblico dominio. Con il fatto che lavoriamo con piccole quantità finiamo nella deroga che c’è rispetto alla commercializzazione per attività di ricerca e conservazione alla biodiversità. In questa maniera legittimiamo le dinamiche di scambio che avvengono all’interno della rete. Banalmente vuol dire che se si scambiano 10 tonnellate di frumento difficilmente si riesce a giustificarlo come atto di scambio, se invece si lavora con qualche chilo o simili si può rientrare nella dinamica della difesa della biodiversità e della ricerca”.

La Rete Semi Rurali ha intrapreso su questo una campagna specifica riguardante i cereali, la campagna di semina “Coltiviamo la diversità!”.

Inoltre, la normativa europea è in fase di revisione. Nella commissione che si occupa di sementi, è stata negoziata una proposta di nuovo regolamento che dovrebbe uscire in primavera 2015. Questa nuova proposta contiene alcuni elementi chiarificatori: come ad esempio che lo scambio che avviene tra operatori non professionisti resta fuori dalla normativa, come restano fuori tutte le attività di conservazione della biodiversità fatte da reti o da singoli agricoltori.

Diversamente dagli Stati Uniti, l’Unione Europea ha sempre pensato che avere un controllo pubblico delle sementi fosse un buon modo per tutelare gli agricoltori, dalle frodi. L’America, invece, ha pensato che bastasse il mercato stesso a tutelare la qualità del seme: se si acquista qualcosa che non corrisponde alle aspettative, non lo si compra più.

Sono due approcci diversi allo stesso problema, tutti e due hanno degli effetti collaterali. Per gli USA l’effetto collaterale è che il libero mercato non esiste, il mercato è dominato dalle grandi multinazionali che impongono quello che loro vogliono nel vendere il seme. Dal punto di vista europeo il problema è dato da una normativa stringente che determina l’impossibilità di vendita di alcune varietà a causa della difficoltà di iscrizione al catalogo. Il lavoro che stiamo facendo da anni riguarda quindi l’apertura della normativa sementiera per portare all’iscrizione delle qualità che oggi non si possono iscrivere”, prosegue Bocci.

Se però in commissione europea si mostra una qualche apertura, alcuni attori del mercato sementiero hanno chiesto comunque il mantenimento del modello di controllo pubblico, forse per paura che la presenza di aperture legislative troppo generiche creino le condizioni per evitare i controlli, favorendo le truffe.

Per Reti Rurali è invece “importante che ci sia un sistema di controllo pubblico sulla qualità del seme perché non dobbiamo pensare solo al nostro piccolo e ai nostri meccanismi di scambio, dove comunque è già difficile mantenere una certa qualità, ma dobbiamo capire che queste norme regolamentano tutto il mercato sementiero, quindi anche ditte che fanno il seme in Cina e poi lo importano in Italia. Si tratta quindi di un mondo molto più grosso del nostro che non si basa sulla fiducia data dalla conoscenza diretta o dal principio di prossimità e di vicinanza. Inoltre il fatto di avere un catalogo, un’iscrizione e un controllo pubblico garantisce di poter decidere cosa mettere in commercio con una decisione politica, quindi ottenere, per esempio, il blocco all’origine sugli OGM, mentre l’idea del libero mercato è quella che apre al modello americano e agli OGM”.

Per difendere maggiormente la biodiversità bisogna contrastare il monopolio che hanno le multinazionali nel mercato. Una cosa che può essere fatta, intensificando e rafforzando le reti sociali che valorizzano uno scambio di sementi biologiche sicure.

In conclusione, ciò che sta facendo Semi Rurali è cercare di far capire a Bruxelles che, “per ottenere un possibile futuro dell’agricoltura, le leggi devono tener conto della realtà e non cercare di cambiare la realtà sulla base di quello che si ha in testa. In Italia invece è più complicato perché si cerca di applicare un modello teorico alla realtà agricola. Tuttavia le pratiche vanno avanti, noi cerchiamo di sostenerle in tutti i modi sui diversi punti di vista, sui piani legale, scientifico, organizzativo e tecnico. Quindi i passi avanti sono stati fatti e prima o poi questo riconoscimento dovrà avvenire anche in Italia”.

(Foto: interiordesigninspiration)