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“Resistenza naturale”: la lotta dei viticoltori autonomi a favore della biodiversità

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Viticoltori autonomi e lotta contro un sistema politico-economico che uccide la biodiversità, omologando la produzione agro alimentare. È questo, in sintesi, il senso di “Resistenza naturale”, il cinedocumentario di Jonathan Nossiter che si scaglia contro l’agricoltura intensiva e la rigidità delle normative europee.

Dopo dieci anni dal suo “Mondovino”, il regista torna a parlare della produzione di vino, in chiave ecologica. Il film, dopo aver ottenuto un discreto successo durante l’anteprima internazionale trasmessa il 7 maggio durante il Festival di Berlino, e quella nazionale proiettata invece a Parma, approderà al cinema il 29 maggio.

Il documentario, come accennato, parla del vino come simbolo di una denuncia che riguarda tutta la catena di produzione alimentare. Il film tratta la tematica anche attraverso le testimonianze dei “ribelli del vino” Corrado Dottori, Elena Pantaleoni e Stefano Bellotti, impegnati nella produzione rigorosamente biologica delle viti e quindi libera da ogni tipo di concime, diserbante o funghicida.

Nossinter commenta la sua produzione con queste parole: “La parola crisi è un eufemismo per farci restare addormentati e impotenti. In realtà quello che stiamo vivendo è un cambiamento irreparabile nell’ordine sociale, economico e politico del mondo e chi ne viene minacciato in primis è chiunque faccia un lavoro artigianale e creativo. Questi agricoltori stanno rivestendo il ruolo contestatario che gli artisti hanno ormai perso. Loro riescono ad avere uno sguardo nel passato e nel presente ma anche nel futuro, sono dei visionari e il vino diventa un ambasciatore del loro impegno per ridare dignità alla terra e alla cultura contadina italiana. Sono dei ribelli coraggiosi, che hanno capito meglio di chiunque altro che qualsiasi sistema, istituzione o governo italiano, francese o peggio di Bruxelles non funziona perché è al servizio dei grandi poteri e non è una teoria cospirativa. Loro fanno disobbedienza nell’amore e nella gioia e ci danno un bel modello di resistenza”.

Le storie dei quattro vignaioli “resistenti” raccontate nel documentario rappresentano le storie di altre 400 persone circa che in Italia si oppongono alle insensatezze delle regole europee e alla omologazione dei prodotti, a discapito della biodiversità.

Chi produce vino biologico, spiega Nossinter, pensa alla sostenibilità, al bene della terra, ma anche all’ecologia antropologica, tenendo i ricarichi bassi quel tanto che gli rende possibile sopravvivere, senza arricchirsi come fanno le banche. Questo atteggiamento espone i viticoltori biologici a un sistema che punta ad annientare questo ordine sovversivo, attirando le ire dell’industria e mettendoli sotto scacco della politica, con la paura di multe.

È impensabile, aggiunge, che il prodotto contadino diventi un prodotto di lusso.

Il documentario “Resistenza naturale” non può far altro che riportarci alla mente la lotta di Emmanuel Giboulot, il coraggioso viticoltore biologico francese che, per essersi rifiutato di utilizzare pesticidi in via preventiva e perdere così il lavoro di anni di coltivazioni biologiche, ha rischiato di andare in carcere e di pagare una multa salatissima. Il tutto per dare alle persone un prodotto naturale, sano e contrario alle logiche di mercato.

(Foto: Omar G!)

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