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“Troppi pesticidi: ce ne andiamo”. E così Aboca lascia la Toscana

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Aboca, leader nel settore della farmaceutica naturale è pronto ad abbandonare la Toscana a causa dei troppi pesticidi che contaminano i campi. È questa la notizia riportata nei giorni scorsi dall’edizione toscana di Repubblica.

Le materie prime alla base dei prodotti di farmaceutica naturale, integratori alimentari, dispositivi medici e cosmetici appartenenti al noto marchio potrebbero non essere più Made in Italy, ma Made in Africa.

Valentino Mercati, fondatore del gruppo, ha fatto il suo annuncio sabato scorso durante un convegno a Città di Castello, su tabacco e territori biologici. “Siamo circondati da coltivazioni come quella del tabacco ad alto tasso di uso di pesticidi e chimica, incompatibili con le nostre produzioni rigorosamente biologiche” ha lamentato Mercati, che ad agosto aveva diffidato 40 agricoltori della Valtiberina responsabili di aver sparso veleni chimici in aria. E continua rincarando la dose: “Le regole ci sono, ma in agricoltura spesso non vengono rispettate, Comuni e Asl non intervengono“.

Così, l’azienda sembra aver deciso di abbandonare le coltivazioni in Valtiberina, dove risiedono 700 ettari dei 1.100 totali (gli altri sono in Valdichiana) e dove 60 operatori agricoli crescono 70 specie diverse di piante officinali che si traducono in oltre 2 mila tonnellate all’anno di prodotto fresco.

Un annuncio forte, e al tempo stesso una denuncia, contro l’abuso di pesticidi e di coltivazioni ogm.

Ma anche un annuncio avrà ripercussioni importanti. Solo quest’anno, Aboca ha prodotto 120 milioni di fatturato  e le proiezioni per il 2016 sono ancora migliori: addirittura 180 milioni. L’azienda impiega 830 dipendenti (età media poco oltre i 40 anni) di cui 230 assunti tra 2014 e 2015.

Tutti gli oltre 1.000 ettari – spiega l’azienda – vengono coltivati seguendo il Regolamento europeo sull’agricoltura biologica che comporta preservare la struttura e gli equilibri micro organici del terreno, l’utilizzo di varietà vegetali adatte all’ambiente specifico, l’esclusione di fertilizzanti e antiparassitari chimici e il divieto di utilizzo di Ogm“.

Criteri che non possono essere rispettati se gli agricoltori intorno attuano un impiego scriteriato di pesticidi chimici che contaminano i campi dell’azienda. E dinanzi all’interesse degli altri, Aboca decide di andare via.

Come sottolinea Mercati: “Abbiamo già abbandonato 100 ettari tra Trestina e Anghiari, lasciamo alcune zone marginali dove abbiamo pochi ettari e che non riusciamo a difendere. Abbiamo occupato altre due aziende agricole in Valdichiana dove recuperiamo i 300 ettari in più che ci servono per il prossimo anno. Poi spero di chiudere velocemente l’acquisto di una grande azienda agricola in Marocco dove l’Ogm è bandito. La trasformazione del prodotto rimarrà in Valtiberina, ma stiamo riflettendo sul centro agricolo che dovrebbe sorgere a Lucignano. Peccato, ma nemmeno uno dei 22 sindaci della vallata a cui tre mesi fa abbiamo scritto ci ha risposto. Si vede che non siamo importanti per il territorio“.

Qualcosa, forse, inizia a muoversi: secondo quanto riporta Il Tirreno, la Regione sarebbe disponibile a incontrare Mercati per discutere del futuro dell’azienda in Toscana. Peccato, però, che per vedere qualche risposta da parte delle Istituzioni si debbano fare annunci così forti. E il pensiero non può non andare a quei piccoli coltivatori di alimenti biologici che vivono gli stessi problemi di Aboca, ma non hanno lo stesso “peso”.

(Foto: Aboca.com)

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