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Prescrizioni di farmaci in cambio di denaro. Lo scandalo Novartis di cui nessuno parla

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Torniamo ancora a parlare di Novartis. Dopo la bufera inerente ai presunti accordi illeciti con Roche volta a favorire la vendita di un farmaco per la cura di gravi patologie vascolari della vista, la multinazionale del farmaco è di nuovo nell’occhio del ciclone. A turbare i sogni di Novartis sarebbero alcune indagini inerenti il pagamento di mazzette e regali in cambio della prescrizione di particolari farmaci.

Ma procediamo con ordine.

Nel 2012, un’indagine condotta dai Nas e coordinata dalle Procure di Bologna e Busto Arsizio aveva visto il coinvolgimento di vari medici e informatori scientifici della Sandoz (gruppo Novartis), accusati di aver prescritto dosi inutilmente alte di ormoni della crescita a persone che non ne avevano alcun bisogno. La prescrizione, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuta in cambio di denaro e regali.

In un articolo pubblicato dal Corriere e risalente al periodo in cui si sono svolti i fatti, si fa riferimento a un vero e proprio tariffario: “Oltre duemila euro per ogni nuovo paziente, tra cui molti bambini, sotto terapia di Omnitrope (un ormone della crescita biosimilare con il principio attivo della Somatropina) o di Binocrit, un farmaco che fa aumentare la produzione di globuli rossi. Entrambi sono utilizzati come anabolizzanti e considerati sostanze dopanti“. Ma non solo soldi: anche viaggi e abiti firmati. Una sorta di “controprestazione” offerta da qualche informatore scientifico a medici compiacenti, in cambio delle prescrizioni di particolari farmaci.

All’epoca dei fatti, la Sandoz aveva fatto sapere di aver “adottato le più severe misure disciplinari nei confronti dei dipendenti coinvolti“, avviando “nuovi ed ancora più stringenti controlli interni“.

Adesso Reuters riporta  la notizia di un patteggiamento effettuato da Novartis negli Usa, per una multa da 390 milioni di dollari comminata per aver pagato, dal 2007 al 2012, tangenti e offerto “benefit” a medici e farmacisti al fine di  prescrivere i propri medicinali invece di quelli della concorrenza.

Stando a quanto riporta Test (ex Salvagente), dall’indagine  americana sarebbe emerso che i soldi versati venivano giustificati come “onorari” per i medici nell’ambito della partecipazione a programmi educativi; programmi che erano in realtà solo dei pretesti.

Vendere a tutti i costi a discapito dei pazienti. È lecito, a questo punto, domandarsi dove finisce l’etica e inizia il profitto e quanto si sia disposti a spingersi oltre per fare i propri interessi.

Il comparaggio è un reato, previsto dal Codice del farmaco e dal Codice deontologico dei medici, che consiste nell’accordo illecito tra industrie farmaceutiche e medici, veterinari, farmacisti, che prevede la prescrizione di determinate specialità in cambio di un compenso

Secondo Test, esistono dei precisi trucchi messi a punto per aggirare il reato: “fondi neri pagati dalla casa farmaceutica gestiti dagli informatori scientifici per compiacere il medico di turno, ai regali e viaggi che ricompensano “ufficialmente” studi e ricerche fittizie, nascondendo invece accordi illeciti per moltiplicare le prescrizioni di alcuni farmaci“. “Ma i trucchetti più diffusi – continua la rivista –  restano quello di far figurare i medici come relatori in falsi convegni scientifici e pagarli profumatamente per il finto intervento e quello della sponsorizzazione:l’azienda farmaceutica sponsorizza una rivista scientifica e paga il medico per attività redazionali in realtà mai svolte o per articoli che ha soltanto firmato“.

Va da sé che se questo sistema di illeciti fosse accertato sarebbe gravissimo, non solo per l’inganno orchestrato ai danni dei pazienti e il danno economico arrecato alla società, ma perché prescrivere un determinato medicinale anche se non necessario o con un dosaggio maggiore del dovuto potrebbe mettere a rischio la salute dell’assistito. Vergognoso da chi ha giuratodi perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza“.

(Foto: Chris Potter)

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