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Orange fiber: il tessuto creato con gli scarti delle arance

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Chi l’ha detto che gli scarti delle arance possano essere solo distrutti? Abbiamo già visto, ad esempio, che le bucce possono essere riciclate in molti modi, tra cui anche quello di creare cosmetici dalle preziose proprietà.

Ora, invece, sembra che gli scarti delle arance presto verranno trasformati in tessuti, capaci di rilasciare vitamina C, utile a tonificare la pelle.

È questa, per sommi capi, l’idea di due giovani donne siciliane, Adriana Santanocito e Enrica Arena, che hanno creato il progetto Orange Fiber. Adriana è esperta in nuovi materiali e tecnologie per la moda, Enrica, invece, in Cooperazione internazionale. Le due giovani hanno deciso di unire le forze e creare il progetto, in collaborazione con il Politecnico lombardo, presso il quale hanno depositato il brevetto.

E sembra proprio che l’idea sia partita a gonfie vele! In due anni, fanno sapere le due giovani, hanno bruciato le tappe, vincendo premi e programmi di accelerazione d’impresa, fino a quando non hanno avuto nelle mani il loro prodotto finito. Hanno infatti ricevuto un importante finanziamento dalla Provincia autonoma di Trento e dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Sono state insignite del premio Gaetano Marzotto e sono arrivate a Wall Street, con i loro ecoabiti.

Da poco, inoltre, si sono classificate fra le tre migliori startup italiane ai Macchianera Italian Awards, ricevendo anche la menzione speciale Working capital.

Il progetto non si può dire che non sia internazionale: gli scarti di agrumi vengono raccolti e trasformati in Sicilia, in Spagna viene effettuata la filatura e in Lombardia il tessuto viene filato con la seta.

Il particolare processo di lavorazione rende possibile l’estrazione della cellulosa dagli scarti delle arance. Il tessuto risultante ha un aspetto simile all’acetato, a cui però unisce i benefici della vitamina C. Grazie, infatti, all’utilizzo di nanotecnologie, sono state inserite nelle fibre delle microcapsule “intelligenti” che consentono il rilascio graduale di oli essenziali di agrumi e vitamine che fanno bene alla pelle. Si pensa che questo tipo di filato rappresenterà entro il 2030 l’80% del mercato totale tessile.

Le due ragazze precisano che “Oltre agli scarti delle arance, c’è anche una grande parte di prodotto che non viene venduta: scartata per via della buccia troppo spessa perché è stata intaccata dalla grandine oppure perché colorito e dimensioni la rendono inadatta al mercato alimentare”.

Nel frattempo, sembra che siano già all’opera per capire come estrarre cellulosa dagli scarti d’uva e mele del Trentino.

Ogni anno, in Italia, vengono prodotti più di 700.000 tonnellate di rifiuti industriali dalla trasformazione degli agrumi. Riutilizzare gli scarti per creare della moda sostenibile potrebbe essere un modo creativo per aiutare il processo di smaltimento di questo ma anche di altri sottoprodotti.

(Foto: Kyle McDonald)

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