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Le peggiori marche che hanno fallito nella sostenibilità

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Siete sicuri che le aziende dalle quali acquistate puntino realmente sulla sostenibilità? Ecco quelle che non stanno mantenendo le promesse per un ambiente più sano.

Varie volte abbiamo ribadito la necessità di fare scelte consapevoli, per spingere le aziende ad abbracciare la politica della sostenibilità. I consumatori hanno infatti un grande potere, anche se spesso sembra non se ne accorgano.

Diverse aziende, in questi ultimi anni, hanno deciso ad esempio di scegliere per i loro capi cotone biologico, la cui produzione ha un minore impatto sull’ambiente. La coltivazione del cotone, infatti, causa erosione del suolo, inquina l’acqua e il terreno a causa dei pesticidi impiegati. Ma non tutti i brand sono così sostenibili come sembra.

Nei giorni scorsi, sono stati pubblicati i risultati di uno studio che ha valutato la sostenibilità ambientale di 37 aziende, appartenenti a diversi settori, dall’abbigliamento, alla vendita di mobili. Lo studio ha analizzato diversi aspetti dei brand, dalla politica aziendale sul cotone, all’approvvigionamento, fino ad arrivare alla tracciabilità. Si è deciso di assegnare alle aziende un punteggio, da 0 a 19,5, con cui valutare la sostenibilità nell’impiego di cotone.




Purtroppo, i risultati non sono stati incoraggianti: dei brand analizzati, appena otto aziende hanno raggiunto un punteggio accettabile, fuori dalla zona rossa di pericolo.

Richard Holland, del WWF, ha commentato i risultati affermando che non è difficile puntare alla sostenibilità quando si parla di cotone, perché le aziende hanno tutti gli strumenti per fare scelte a favore dell’ambiente. Eppure, ce ne sono molte che hanno ottenuto punteggi pessimi.

Il WWF ha collaborato con il Pesticide Action Network UK e Solidaridad, un gruppo a favore della sostenibilità con sede in Olanda, per pubblicare la relazione.

Ecco la lista dei brand e i relativi punteggi:

brand sostenibilità cotone

In cima alla lista si piazza IKEA. Anche se il materiale maggiormente adoperato è il legno, il brand consuma una buona quantità di cotone, per la biancheria di camera da letto, cucina e bagno.

Seguono H & M, con un punteggio di 9, Adidas (7,75), Nike (6,75) e il rivenditore britannico Marks & Spencer (5.5).

L’approvvigionamento delle materie prime è solo una componente della sostenibilità“, afferma Holland all’HuffingtonPost, “aziende come H & M stanno cercando il modo per cambiare i loro modelli di business, pur rimanendo fast fashion“. Spesso, infatti, chi acquista i loro vestiti li butta dopo poco tempo, con un costo ambientale veramente alto.

Le aziende che hanno avuto un punteggio estremamente basso sono invece: Associated British Foods (2), che possiede la catena di fast-fashion irlandese Primark; Carrefour (1,75); Macy (1,25) e Wal-Mart (1).

Una dozzina di aziende hanno ottenuto zero, tra cui anche Foot Locker, perché le informazioni sulla loro politica di approvvigionamento del cotone non erano disponibili.

Secondo il WWF, occorrono più di 5.000 litri di acqua per produrre abbastanza cotone da realizzare una maglietta e un paio di jeans. Gli autori del rapporto affermano  che circa il 10 per cento della fornitura di cotone nel mondo proviene da fonti sostenibili, ma meno di un quinto di questo è usato nella realizzazione dei prodotti.

Il cotone è un tessuto largamente adoperato da molti brand. A maggior ragione, come consumatori, dovremmo esercitare maggiori pressioni per spingere le aziende a una maggiore sostenibilità nei processi produttivi.

Ma non è solo il cotone che ruba acqua e suolo alla terra. Avete mai sentito parlare di Water Foot Print? Al link potete approfondire l’argomentoQui, invece, potete conoscere gli alimenti che, nel loro processo produttivo, pesano maggiormente sull’ambiente.

(Foto: Kimberly Vardeman)

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