Home Alimentazione Biologica La Monsanto dice addio all’Italia. Ma è veramente così?

La Monsanto dice addio all’Italia. Ma è veramente così?

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La Monsanto ha deciso di non commercializzare più semi Ogm in Italia. Almeno per il momento. È questa la notizia che negli ultimi giorni sta avendo risalto nei maggiori quotidiani nazionali.

Secondo quanto reso noto dalle varie associazioni no Ogm, sembra che il colosso internazionale, produttore del famoso mais Mon810, abbia dichiarato di voler gettare la spugna nel nostro Paese, soprattutto a causa delle vicende riguardanti il “caso Friuli”.

La regione del Friuli, lo ricordiamo, ha dato vita a un’aspra battaglia contro la coltivazione delle sementi geneticamente modificate nei propri territori, in particolare con la legge regionale 15/2014 art. 2 comma 26, con cui è stata inserita nel corpus giurisdizionale la norma preliminarmente approvata dall’Unione Europea, che determina una regione “OGM free”.

Non solo, ferma è stata anche la posizione assunta nei confronti di un agricoltore friulano, Giorgio Fidenato, che aveva coltivato il mais Mon810 nei suoi campi. I terreni dell’agricoltore sono stati oggetto di sequestro da parte delle procure di Udine e di Pordenone, che hanno inoltre disposto la distruzione delle piantagioni ogm nei comuni di Colloredo di Monte Albano, di Mereto di Tomba e di Fanna.

Cosa per la quale Fidenato ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame, di cui si attende il verdetto il prossimo 18 settembre.

Alla luce di questi eventi, dunque, la Monsanto avrebbe reso noto, per bocca del suo commercial lead per l’Italia Federico Bertoli, che “commercializzerà sementi geneticamente modificate unicamente laddove sussisteranno un ampio supporto politico, una rilevante domanda degli agricoltori e ci si trovi in presenza di un sistema regolatorio chiaro e applicabile”.

Condizioni che in Italia, e a quanto abbiamo visto soprattutto in Friuli, non ci sono.

Per evitare equivoci, qualche giorno dopo, la multinazionale ha tenuto a precisare che “l’azienda non ha mai commercializzato sementi di mais ogm in Italia ma unicamente sementi convenzionali”, e che, quindi, l’attività non legata agli ogm continuerà normalmente.

Sulla questione è intervenuto Giorgio Fidenato, l’agricoltore pro Ogm, che ha affermato: “Non capisco l’enfasi, Monsanto non ha mai commercializzato Ogm in Italia e ci ha solo fatto sapere che non inizierà fino a che non saranno superate le tensioni, determinate sopratutto dal ‘caso Friuli’. Continueremo a rifornirci in Spagna, come sempre fatto”.

Il popolo italiano ha già manifestato più volte la propria contrarietà all’introduzione di sementi Ogm nel proprio territorio nazionale. Lo ha fatto, ad esempio, lo scorso aprile, in occasione dell’atteso pronunciamento del Tar sul ricorso presentato da Fidenato contro il decreto interministeriale che proibisce la semina di mais Mon810.

In tale occasione, è stata ribadita la necessità di “contrastare l’avanzata di un modello agricolo che potrebbe mettere in serio pericolo uno dei nostri settori più redditizi sia sul mercato interno sia nel panorama delle esportazioni”.

Sulle affermazioni rilasciate dalla Monsanto in questi giorni è intervenuto anche il vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura Sergio Bolzonello che ha spiegato: “La Regione Friuli Venezia Giulia si è assunta un ruolo, non semplice e non comodo, di apripista per ottenere alla fine il risultato di vedere riconosciuto il suo territorio libero dal mais geneticamente modificato”. In tale occasione, Bolzonello ha anche ricordato la “volontà che ha sempre guidato, anche nei momenti più difficili, l’attuale Amministrazione regionale nel tutelare l’autenticità e la tipicità dei prodotti locali, in un territorio che non potrebbe, per la sua peculiare natura, tollerare senza pregiudizio la coltivazione di Ogm”. La loro, precisa l’Assessore, non è una battaglia contro Monsanto, ma in favore di un’agricoltura tipica.

Sembrerebbe tutto deciso quindi in campo Ogm, eppure c’è ancora qualcuno che non dorme sonni tranquilli. Esiste infatti una piccola scappatoia, prevista nel Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip), che potrebbe costringere l’Italia ad accettare i prodotti ogm della Monsanto.

Il Ttip, lo ricordiamo, è un Trattato tra Ue e Usa che liberalizza ancora di più commerci e investimenti. Lo spiega bene Lino Roveredo, del Coordinamento tutela biodiversità FVG, e che afferma quanto sia difficile che la Monsanto rinunci al mercato italiano: “Il mio timore è che, per permettere la coltivazione di ogm in Italia, la Monsanto sia in attesa della stipulazione del TTIP, un insieme di accordi sul libero commercio tra Stati Uniti ed Europa che mira a tutelare gli interessi delle imprese dei paesi che aderiscono al trattato”.

Se l’Italia aderisce al Ttip e la Monsanto ha fatto un investimento sul territorio italiano, in base all’accordo, gli interessi della multinazionale devono essere tutelati. La Monsanto dunque potrebbe far ricorso a un organismo sovranazionale, il quale potrebbe imporre all’Italia di risarcire l’investitore.

Il trattato dovrebbe essere pronto per il 2015.

(Foto: Darwin Bell)

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