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La Commissione Europea dice no all’etichettatura delle carni provenienti da animali clonati

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La Commissione europea dice no, almeno per il momento, all’etichettatura delle carni provenienti da esemplari clonati. La conferma è stata data alle agenzie di stampa lo scorso 18 dicembre da Tonio Borg, il commissario europeo alla salute.

Sono passati quasi 17 anni dalla clonazione del primo animale, la pecora Dolly, avvenuta nel 1997. Ancora oggi, però, non esiste una giurisprudenza chiara che regoli questa materia, soprattutto in termini di tracciabilità delle carni derivante dai discendenti degli animali clonati.

Gli eurodeputati hanno fatto presente più volte, nel corso degli anni, la necessità di introdurre un’etichettatura chiara sull’origine delle carni, in special modo delle carni clonate. Tutte le volte, però, gli Stati Membri hanno rifiutato la proposta, forse perché sensibili alle pressioni delle lobby alimentari, soprattutto americane, dove il commercio di carni provenienti da animali clonati è invece legale.

L’ultimo durissimo scontro in tal senso si ebbe nel luglio del 2011, dove, dopo un tavolo di trattative durate circa 12 ore tra le delegazioni di Consiglio e Parlamento, i cittadini europei furono comunque lasciati con un grave vuoto legislativo.

Nel mese di dicembre la situazione si è ripetuta.

Il parlamento Europeo in questi ultimi mesi ha infatti nuovamente espresso la propria contrarietà alla vendita di prodotti provenienti da animali clonati, durante la discussione delle norme relative ai “nuovi alimenti”, ovvero a tutti quei prodotti ricavati da processi tecnologici e di trasformazione dei cibi.

In un tentativo di risolvere la disputa su di un discorso che va avanti da anni, gli europarlamentari hanno spinto per l’inserimento di una normativa di etichettatura obbligatoria di tali prodotti. Proposta che si è risolta in un nulla di fatto, visto che l’Esecutivo Ue ha preferito richiedere uno studio di fattibilità sull’etichettatura, prima di pronunciarsi in merito.

Borg ha precisato che, con la sua decisione, la Commissione Ue non ha incluso, né escluso, eventuali disposizioni in merito, nel frattempo, ha aggiunto, “i colegislatori sono liberi di proporre disposizioni relative all’etichettatura, e la Commissione sarà libera di accettare o meno”.


Assieme all’etichettatura delle carni provenienti da animali clonati, la Commissione Europea ha inoltre proposto e approvato l’interdizione della clonazione di animali da allevamento negli Stati membri e le importazioni di animali clonati. Oltre al commercio di derrate alimentari ottenute a partire da questi esemplari.

Senza etichettatura, però, si rischia che questi divieti diventino insufficienti.

La Coldiretti ha così commentato la decisione del Parlamento Europeo: “È doveroso lo stop alla pecora dolly nel piatto con la stragrande maggioranza dei cittadini italiani ed europei che ritengono la clonazione a fini alimentari insicura per le future generazioni, che non faccia bene alla salute e che sia innaturale secondo l’ultimo sondaggio di Eurobarometro”. Un sondaggio che, tra l’altro, vede ben il 63% dei cittadini europei contrario all’acquisto di prodotti derivati da bestiame clonato e il 61% ritiene addirittura che la clonazione sia moralmente inaccettabile.

Secondo Coldiretti, la commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati “è un rischio da non correre, non accettabile dai consumatori, che pone problemi anche di natura etica nei confronti della biodiversità delle specie e della natura più in generale”.

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