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India: il governo fa inversione e abbraccia gli Ogm

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In India, su di un terreno recintato, non lontano dal primo ministro Narendra Modi, sta fiorendo un campo di senape Ogm.

Come riportano organi di stampa internazionali, la senape Ogm, coltivata nel parco indiano Agricultural Research Institute di Nova Deli, sarebbe giunta alla fase finale dei test che consentiranno il suo ingresso sul mercato, possibile nel giro di circa due anni.

La coltivazione presenta una netta inversione di tendenza del governo indiano sulle posizioni intraprese in campo Ogm e sulla realizzazione di villaggi modello, formati da agricoltori che avrebbero dovuto abbracciare l’agricoltura biologica.

Già nel 2010, l’India aveva introdotto una moratoria sulle melanzane Ogm, temendo gli effetti che avrebbero potuto avere sulla sicurezza alimentare e la biodiversità. Tuttavia, il governo indiano era entrato in una posizione di stallo in merito alla questione.

A partire dall’agosto dello scorso anno, l’India ha ripreso a effettuare i suoi test sulle colture geneticamente modificate, pur facendo passare la cosa sotto silenzio. La ragione, ipotizza Reuters, sarebbe da imputare alla necessità di aumentare la produttività agricola in India, dove l’urbanizzazione sta “mangiando” la terra e la crescita della popolazione sta facendo impennare la domanda di generi alimentari.

ogm india

Modi aveva palesato il suo favore alle coltivazioni geneticamente modificate quando era primo ministro del Gujarat, oltre un decennio fa, al tempo in cui il cotone Ogm è stato introdotto nel paese. Allo stato attuale, il cotone è l’unica coltura Ogm dell’India. A quanto pare, però, lo rimarrà ancora per poco.

Nonostante il governo sembra stia lavorando a una conversione dell’agricoltura in favore degli organismi geneticamente modificati, alcuni gruppi, come il Bharatiya Janata Party, si sono opposti a questa apertura, a causa della dipendenza da sementi brevettate e prodotte dalle multinazionali.

Il gruppo Swadeshi Jagran Manch ha espresso l’intenzione di protestare nel caso in cui le colture Ogm venissero immesse sul mercato indiano.

Pradeep, portavoce del gruppo, ha sottolineato come non vi sia alcuna prova scientifica che gli Ogm aumentino la produttività delle colture e come non ci sia alcuna ragione di lasciare la produzione in mano a grosse multinazionali, come ad esempio la Monsanto o la Pioneer.

Gli scienziati, inoltre, hanno dimostrato che lo scarto produttivo tra agricoltura biologica e colture tradizionali è inferiore di quanto si pensi.

Eppure, i test sulla valutazione delle colture Ogm sono iniziati nel completo silenzio, con la scusa di dover sfamare una popolazione in crescita. Ma è veramente così?


Anche Greenpeace ha espresso la sua contrarietà alla cosa. Manvendra Singh Inaniya, attivista della sezione indiana dell’organizzazione, ha espresso preoccupazione sugli effetti che potrebbero avere i test di coltivazione Ogm in campo aperto, a causa anche di tutte le lacune presenti nel meccanismo di regolamentazione del governo attuale. “Questo – ha aggiunto – ci lascia vulnerabili alla contaminazione di cibo Ogm non testato e potenzialmente pericoloso”.

Ma il funzionario del ministero dell’ambiente avrebbe risposto che studi non hanno trovato alcun effetto negativo dovuto agli alimenti geneticamente modificati e che le imprese locali dovrebbero collaborare con le multinazionali come la Monsanto, che ha già concesso in licenza il suo prodotto Bt Cotton a diverse società indiane.

In India la coltivazione degli Ogm non è esattamente alla portata delle tasche di tutti i contadini. Inoltre, già 1 milione di agricoltori del Paese ha scelto l’agricoltura biologica, con vantaggi produttivi e economici.

Se vogliamo parlare della sicurezza dei cibi Ogm, poi, è tutto da dire…

(Foto: mightymustard)