Home Rimedi Naturali Il Trattato Ue-Usa che favorisce le multinazionali a discapito di sicurezza alimentare...

Il Trattato Ue-Usa che favorisce le multinazionali a discapito di sicurezza alimentare e ambientale

1746
0
CONDIVIDI

In questi giorni, sull’inserto interno de Il Manifesto è comparso un articolo molto curioso su alcune trattative che Europa e Usa stanno portando avanti in tema di mercato. La cosa che lascia più perplessi è che nessuno ne parla, eppure queste trattative potrebbero veramente sovvertire le leggi che regolamentano la sicurezza dei prodotti in circolazione nel nostro continente. L’Europa sta negoziando con gli Usa un Trattato che liberalizza ancora di più commerci e investimenti. Il trattato prende il nome di Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) e dovrebbe essere pronto entro il 2015. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Sono molti anni ormai che Washington e Bruxelles si fanno la guerra sulla sicurezza sanitaria degli alimenti e sulle implicazioni che le leggi europee hanno sul libero scambio delle merci. Pensiamo ad esempio ai divieti sull’utilizzo degli ormoni nella carne bovina, la mucca pazza, gli OGM e il pollo pulito col cloro.

Fino ad oggi, alcune di queste divergenze sono state appianate, altre sono rimaste in sospeso, ora il Ttip offre all’America una nuova occasione per riaprire i negoziati, a proprio vantaggio.

Ttip e sicurezza alimentare

In tema di sicurezza alimentare, l’Europa, in questi ultimi anni, ha raggiunto con fatica dei buoni risultati, ponendo dei freni all’immissione sul mercato di prodotti potenzialmente pericolosi per la salute dell’uomo.

Il Ttip, come abbiamo spiegato, rischia di invertire questo comportamento, penalizzandolo. Ecco un passaggio riportato dall’inserto comparso su Il Manifesto: “Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti locali a chilometri zero. Un paese – l’Italia – vota in un referendum che l’acqua deve essere pubblica. Un continente – l’Europa – pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe diventare illegittimo. Il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip, Transatlantic trade and investment partnership), oggetto di discussioni segrete tra Usa e Commissione europea, prevede che le commesse pubbliche non possano privilegiare produttori locali, che gli investimenti delle multinazionali siano consentiti e tutelati anche nei servizi pubblici (acqua, sanità, etc.), che la regolamentazione non possa limitare i commerci, anche quando ci sono rischi per l’ambiente o la salute. E se un governo tiene duro, sono pronti i meccanismi di arbitrato che possono costringere gli stati a pagare alle multinazionali l’equivalente dei mancati superprofitti”.

Facciamo un esempio concreto: in Europa vige una regolamentazione che pone restrizioni all’utilizzo di prodotti OGM. In America questa regolamentazione non c’è, quindi un’azienda statunitense è libera di produrre e commerciare sementi OGM. A causa delle restrizioni presenti nel nostro continente, però, non può farlo in Europa. Questo genera un mancato profitto. Con il Ttip, c’è il rischio che le aziende possano appellarsi e costringere l’Europa a pagare le multinazionali (come la Monsanto per fare un esempio) penalizzate dalle leggi vigenti. L’introduzione di un Meccanismo di risoluzione dei contenziosi tra investitori e Stati, (Investor-State Dispute Settlement – Isds), quindi, permetterebbe alle imprese di far condannare quei paesi che approvano leggi dannose per i propri investimenti presenti e futuri.

Un trattato, quindi, che contrappone i diritti dei cittadini e le responsabilità collettive verso l’ambiente al denaro e al mercato.

La Commissione che si sta occupando del trattato sembra aver definito i regolamenti e gli standard di qualità europei «generatori di problemi». Eppure si è lottato per anni, con fatica, per avere mercati più sicuri. Ma si sa, davanti al profitto queste argomentazioni sono inezie.

Ricordiamo, ad esempio, che “nel 1988 l’Ue ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con alcuni ormoni della crescita, risultati poi cancerogeni. Per questo era stata obbligata a pagare a Usa e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno, alla faccia del libero commercio”.

A queste argomentazioni c’è chi oppone un’altra teoria: il fatto che il Trattato possa essere una delle poche risposte alla caduta libera dell’economia globale, con la creazione di due milioni di posti di lavoro in più in Ue.

Secondo alcune proiezioni, però, le ricadute positive si inizierebbero ad avere solo entro il 2027, senza considerare poi alcuni degli effetti collaterali di queste aperture. Le famiglie europee, infatti, potrebbero, risparmiare acquistando prodotti a buon mercato, come il pollo, esportati dagli Usa, con il rischio chiusura degli allevamenti europei di migliore qualità. Quel pollo, inoltre, se di qualità peggiore rispetto a quanto previsto attualmente dai regolamenti alimentari europei, potrebbe farli ammalare e pesare di più sui servizi sanitari pubblici e sulle tasche di tutti.

Un’ipotesi resa possibile dal fatto che il Ttip punta ad abbattere non tanto le tasse doganali tra Usa e Ue, quanto le Barriere Non Tariffarie, cioè divieti di importazione e tasse specifiche che bloccano la carne agli ormoni, il pollo lavato con il cloro, gli ftalati nei giocattoli, i residui di pesticidi nel cibo, gli Ogm e così via.

In nostro mercato non sarebbe più al sicuro dai prodotti tossici e lascerebbe le mani libere alle multinazionali.

A sorvegliare gli impatti ambientali e sociali del Ttip, ha rassicurato la Commissione, dovrebbe essere previsto un apposito capitolo dedicato allo sviluppo sostenibile che permetterà un meccanismo di monitoraggio specifico. C’è però da domandarsi se un sistema del genere possa funzionare.

Cosa ne pensa l’opinione pubblica?

Sono molte le piattaforme e i coordinamenti nazionali che stanno nascendo per opporsi al trattato che non riguarda solamente il settore alimentare. In Francia, ad esempio, sono nati molti collettivi e comitati già coinvolti contro l’estrazione dello Shale gas (altro grosso pericolo che potrebbe derivare dal Trattato). Sono decine gli incontri pubblici, le mobilitazioni locali che fanno da tessuto connettivo di una mobilitazione che si rafforza giorno dopo giorno.

In Italia sono cominciati i primi passi della Campagna sul trattato, con un primo incontro il 5 gennaio scorso promosso da Comune-Info, Fairwatch, Scup e l’ex Colorificio liberato di Pisa. Un primo passo in vista della prossima assemblea allargata che potrebbe svolgersi nei primi giorni di febbraio a Roma.

Per saperne di più, potete consultare la sezione: http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Il-trattato-intrattabile-21923

(Foto: wikimedia)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here