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Fungo altamente infettivo mette a rischio la produzione di banane

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Diete sempre più simili hanno portato, in tutto il mondo, al declino della biodiversità e delle differenziazioni alimentari in base alle specie locali, ormai cadute in disuso. Nel corso degli anni, ogni Paese ha diversificato la sua produzione, per soddisfare le esigenze di un mercato globale che punta sempre più ad alimenti ad alta densità energetica, come frumento, riso, olio. Così, è calata la produzione di altri tipi di piante, più rare e caratteristiche, altri cereali ad esempio, tuberi e cucurbitacee, che erano alla base della dieta locale.

Questo, assieme ai rischi derivanti dalla libera circolazione che spesso porta alla diffusione di virus e parassiti, genera purtroppo un circolo vizioso che mette a rischio intere piantagioni, costituite da merci globali, riprodotte per clonazione dalla pianta madre e tutte geneticamente somiglianti.

L’ultimo grosso rischio che la produzione alimentare corre è quello di vedere distrutte intere piantagioni di banane, con evidenti ripercussioni sul commercio mondiale di questo frutto, molto consumato anche nel nostro Paese.

La produzione nazionale costaricana, del valore annuo di mezzo miliardo di dollari, è infatti stata attaccata da un fungo, molto pericoloso e devastante.

Il fungo si chiama Fusarium oxysporum e la sottospecie in questione è quella denonimata f. sp.cubense (FOC). È un parassita che attacca radici e frutti della pianta del banano e causa la cosiddetta sindrome di Panama, una veloce marcescenza che porta alla distruzione delle coltivazioni.

L’infezione fungina si sta rapidamente propagando nelle più corpose aree di piantagione del mondo: dall’Asia e dall’Australia, infatti, è arrivata in Giordania e in Mozambico.

Come riporta il quotidiano La Stampa, Gert Gema, che ha studiato il diffondersi del fusarium in Giordania per l’università di Wageningen, in Olanda, ha detto a Scientific American: “Sono incredibilmente preoccupato. Non mi sorprenderebbe se il fungo si estendesse al Sud America”. L’America latina e i Caraibi coprono da soli l’80 per cento della produzione mondiale.

Un incubo a cui però avremmo già assistito intorno ai primi anni del Novecento, quando la più coltivata varietà di banane, la Gros Michel, è stata falcidiata dal Mal di Panama, proprio dal Fusarium oxysporum.

Allora, la produzione fu diversificata e la varietà Gros Michel fu sostituita dalla Cavendish, meno profumata e più fragile e che, ad oggi, rappresenta circa il 95% delle esportazioni mondiali.

Il fusarium non è comunque l’unico fungo che mette a rischio le piantagioni di banane e, spesso, per rientrare dall’emergenza, le piantagioni vengono irrorate da fungicidi altamente pericolosi. Pensiamo ad esempio al propiconazolo e al difenoconazolo, in questi giorni sotto la lente di ingrandimento perché accusati dall’Istituto europeo di ricerca sui tumori legati all’ambiente (Eceri) di essere “potenzialmente cancerogeni e neurotossici”, in particolare a carico del fegato.

Al momento, sembra che l’unica arma efficace contro il fungo sia la rotazione delle colture, con la modifica di anno in anno delle varianti di banana, in modo da rivitalizzare la biodiversità delle zone colpite. Sebbene i meccanismi non siano ancora del tutto compresi, infatti, il fungo sarebbe altamente selettivo sui tipi di banana da attaccare. La biodiversità come soluzione quindi, quella stessa biodiversità che, però, non va molto d’accordo con il sistema di produzione del mercato globale.

(Foto: hwinther)