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Olio d’oliva venduto come extravergine: multati 3 grossi nomi italiani

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La vicenda dell’olio di oliva venduto come extravergine evolvono: l’Antitrust sanziona alcuni grossi marchi italiani. Ecco quali.

Olio venduto come falso extravergine. Si arriva all’epilogo dell’episodio che ha visto coinvolte sette grandi aziende italiane produttrici di olio, accusate di pratica commerciale scorretta.

Nel novembre del 2015, infatti, i rappresentati legali di nomi importanti del settore come Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (confezionato per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin), sono stati iscritti nel registro degli indagati per frode.

Allora, tutto partì da una segnalazione fatta da Test, una rivista che propone analisi sui prodotti e servizi scelti tra vari settori merceologici. Test aveva scoperto, tramite analisi indipendenti, che parte dei campioni analizzati e venduti come extravergine, in realtà tanto “puri” non erano.

La questione era poi passata in carico alla Procura di Torino coordinata dal pm Raffaele Guariniello, che aveva fatto prelevare dai Nas alcuni campioni di olio.

Gli esami, condotti dal laboratorio dell’Agenzia delle dogane, avevano confermato che ciò che era venduto come extravergine era in realtà solo olio vergine d’oliva, di qualità inferiore.

Niente di pericoloso, ma tanto di scorretto nei confronti dei consumatori che avevano pagato un prezzo maggiore senza avere un riscontro in qualità.




Nei giorni scorsi, dopo l’esposto dell’associazione dei consumatori “Konsumer”, l’Antitrust ha sanzionato alcune delle aziende coinvolte.

Lidl è stato condannato a pagare una multa di 550mila euro per l’olio vergine Primadonna venduto come extravergine. Stesse motivazioni anche per la multa da 300mila euro inflitta alla società spagnola Deoleo, proprietaria dei Marchi Bertolli, Sasso e Carapelli, rispettivamente per i prodotti Bertolli gentile, Sasso classico  e Carapelli il frantolio.

La decisione non lascia spazio ad ambiguità: il contenuto dei campioni di olio non corrisponde alla categoria extravergine di oliva dichiarata in etichetta. La sentenza ribadisce la validità della prova organolettica, da affiancare ai test analitici per stabilire se un olio può essere classificato come extra vergine.

Da parte sua Carapelli Firenze spa afferma di prendere “atto della sentenza, evidenziando come le argomentazioni difensive dell’azienda siano state prese in considerazione“. E conferma il suo impegno “a collaborare in piena trasparenza con le autorità“. Ribadisce inoltre “l’intenzione, come leader di mercato, di proseguire il lavoro iniziato dall’insediamento del nuovo management per incrementare gli standard di qualità e trasparenza“.

(Foto:  U.S. Department of Agriculture)

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