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Epidemia di Xylella: i ciechi diktat dell’Europa che danneggiano la Puglia

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Desta preoccupazione in questi giorni la questione inerente all’epidemia del batterio Xylella che ha colpito numerosi alberi della regione Puglia. In particolare, destano preoccupazione le misure imposte dall’Europa che costringono l’Italia allo sterminio di numerosi esemplari di ulivi, anche secolari; una misura che, a detta di molti, potrebbe essere inutile.

Ma l’Europa sembra ferma nella sua decisione e impone la rimozione di tutti gli alberi colpiti dal batterio, pena l’avvio di una procedura d’infrazione comunitaria. Un incubo per il territorio, visto che la Xylella non attacca solamente gli alberi di ulivo, ma anche altre piante, appartenenti almeno a 150 specie.

Secondo quanto deciso dal commissario straordinario nominato dal governo, Giuseppe Silletti, comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato, le operazioni partiranno subito, per essere completate entro fine aprile. Il suo piano è stato già sottoposto all’approvazione del Dipartimento della protezione civile.

Le ruspe entreranno quindi in azione un po’ ovunque in una striscia “sorvegliata speciale”, come la definisce Il Fatto quotidiano, lunga 50 chilometri e profonda 15, a cavallo tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto.

Saranno gli stessi proprietari a distruggere le piante colpite, concetto al limite della discrezionalità, visto che possono essere identificate come tali sia quelle che mediante analisi di laboratorio mostrano sintomi ascrivibili all’infezione di Xylella fastidiosa, ma anche quelle individuate come probabilmente contagiate.

Un diktat ben preciso che prevede, come abbiamo accennato prima, delle sanzioni dure e interventi in sostituzione da parte dell’agenzia regionale Arif per quanti si opporranno a questa strage. Non andrà meglio per chi non effettuerà le arature entro aprile e per chi si rifiuterà da maggio di usare insetticidi chimici.

alberi ulivo_xylella

Nel frattempo, vari artisti, associazioni e gruppi ambientalisti si sono fatti avanti per opporsi a questo scempio.

Ma ormai la macchina di distruzione si è messa in moto: a poco vale il fatto che non sia nemmeno sicuro che a far morire gli alberi sia Xylella.

Lo ha ripetuto Kristos Xiloyannis, ordinario dell’Università di Foggia e nome di punta nel campo dell’agricoltura sostenibile, che ha affermato: “L’esperienza in tutte le altre parti del mondo ci insegna che, di fronte a batteri come questo, l’abbattimento delle piante è inutile. Nel Lazio, dopo aver distrutto mille ettari di kiwi, ci si è fermati perché si è capito che era tutto superfluo”.

Nel frattempo ciò che preoccupa non sono solamente gli interventi imposti dall’Europa, ma anche le reazioni dei diversi stati membri. La Francia, ad esempio, per mano del ministro dell’agricoltura Stephane Le Foll, ha varato il divieto che impedisce le importazioni delle piante a rischio Xylella fastidiosa.

In attesa dell’attuazione di un dispositivo europeo – riporta il Fatto Quotidiano – il ministro ha deciso di adottare misure nazionali. Un decreto è stato firmato oggi e verrà pubblicato domani al fine di interdire l’importazione in Francia di piante che possono essere infettate dalla Xylella fastidiosa e provenienti dallezone colpite dal batterio. Questo divieto riguarda il commercio intra-europeo dalla regione Puglia e le importazioni da zone infette da paesi terzi interessati”. Un duro colpo all’economia pugliese, ma anche ai diversi rapporti di commercio agroalimentare presenti tra Italia e Francia.

Ma non finisce qui: fonti ministeriali confermano al IlFattoQuotidiano.it la possibilità di nuovi blocchi in arrivo sull’esportazione di piante ornamentali dai vivai di altre regioni italiane, come, ad esempio, quelli di Jesi.

Entro fine mese, la Commissione Europea dovrà emanare una nuova decisione sui criteri di eradicazione degli alberi colpiti, sulla vastità dell’area cuscinetto tra i focolai di infezione e i territori sani e su un nuovo limite alla movimentazione delle piante. Saranno riviste, quindi, le misure dettate da Silletti, anche in vista del nuovo parere che l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, rilascerà entro il 17 aprile e che terrà conto dei documenti scientifici che, tramite Peacelink, le associazioni del Salento hanno fatto pervenire alla Ue. Documenti che dimostrerebbero che gli ulivi non muoiono a causa di Xylella, ma di attacchi fungini.

Nel frattempo l’Italia promette reazioni dure contro “queste azioni di concorrenza sleale”. Secondo Enzo Lavarra, consigliere del ministro Martina, “è inaccettabile che l’Ue avalli la posizione francese e al contempo imponga misure drastiche per contenere la Xylella, senza far nulla per finanziare la ricerca e riconoscere un adeguato ristoro di danni che sono enormi, visto che ha anche la responsabilità di un deficit di controllo alle frontiere”.

Ma un’alternativa all’eradicazione di tutte le piante malate ci sarebbe e come.

Del resto, lo stesso CNR ha affermato che abbattere tutte le piante sarebbe non solo un’impresa titanica, ma anche del tutto inutile.

Una delle alternative sarebbe quella di effettuare delle eradicazioni sulla parte più avanzata dell’epidemia, intervenendo poi sull’insetto vettore della malattia. Come afferma Donato Boscia, responsabile dell’Istituto di Virologia del Cnr di Bari, “Il Ceppo presente in Puglia è stato individuato in Costa Rica e si diffonde grazie a un insetto, la Sputacchina, un insettino innocuo che ha la capacità di contaminarsi di questo batterio, quando si nutre su piante malate, contaminando poi le piante sane. Per contenere l’insetto è necessario ricorrere a trattamenti insetticidi meccanici che consistono nella pratica dell’erpicatura e aratura perché in questa fase l’insetto si trova sull’erba (all’interno di una schiuma).

Un’altra soluzione sarebbe quella profilata dai primi risultati di uno studio realizzato dalle Università di Bari, Foggia e Lecce, dal Cnr e dal Centro di ricerca Basile Caramia di Bari: nanovettori pieni di prodotti tradizionalmente usati nell’agricoltura biologica, come ioni rame, ioni zinco, solfato di rame. Queste sostanze, una volta inoculate negli ulivi infetti sarebbero capaci di raggiungere velocemente e colpire selettivamente la xylella laddove si annida, ovvero negli xilemi.


L’obiettivo è il risanamento delle piante che si trovano in uno stato iniziale dell’infezione. Una soluzione che tutelerebbe il patrimonio olivicolo e paesaggistico della Puglia, riducendo il ricorso a insetticidi.

Resta il dubbio che Bruxelles decida di ascoltare la voce degli agricoltori italiani, evitando il rischio di desertificare zone di grande bellezza e storia.

Nel frattempo, la battaglia prosegue anche attraverso le vie legali. Durante una causa intentata da due proprietari terrieri di Oria contro il Piano Silletti, sono stati posti dei paletti importanti.

Pur dichiarando di non essere competente sul caso, e rimandando la decisione al Tribunale amministrativo del Lazio, il giudice leccese Antonio Cavallari ha depositato una sentenza che contrasta alla base il piano del Commissario: gli abbattimenti degli ulivi sarebbero infatti non motivati, dal momento che sarebbero basati solo su un esame ispettivo delle piante e non su analisi approfondite. Come sostengono i proprietari terrieri, non ci sarebbero dunque prove sufficienti che sostengano l’eradicazione degli alberi.

Cavallari scrive inoltre che il Piano Silletti non è ancora effettivamente operativo: sarebbe privo, infatti, di qualunque tipo di atto che disponga realmente l’abbattimento o l’eradicazione degli ulivi. Secondo il giudice, ci si è limitati a contrassegnare in modo indelebile le piante da abbattere, con delle X in vernice rossa. Sarebbe, insomma, un provvedimento incompleto. Anche se tale caso giudiziario riguarda solo una parte del territorio effettivamente colpito dalle eradicazioni, potrebbe rappresentare un passo in avanti importante nella battaglia degli agricoltori contro il Piano. Ora la palla passa al Tar del Lazio che dovrà decidere su questa delicata questione.

(Foto in evidenza: wikimedia; foto interna: OliBac)

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