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Epatite A trasmessa dai frutti di bosco: ecco i nomi dei prodotti ritirati dal mercato

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Epatite A trasmessa dai frutti di bosco presenti in commercio. Abbiamo già trattato questo argomento nel nostro articolo in cui riportavamo alcuni stralci della circolare diramata dal Ministero della Salute lo scorso 23 maggio, in cui si invitavano le asl a monitorare la situazione italiana avviando indagini per trovare correlazioni tra i casi e identificare le fonti di infezione.

Una situazione di emergenza tutt’altro che rientrata. Sul sito del Ministero della Salute, si legge che dal 1 gennaio al 30 giugno 2013, il sistema di sorveglianza epidemiologica per le epatiti SEIEVA avrebbe rilevato un aumento significativo di casi di epatite A rispetto ai tre anni precedenti: 448 casi rispetto ai 190, concentrati soprattutto nel nord Italia.

Il sistema di allerta comunitario allora non aveva ancora aggiornato la situazione e, a parte la segnalazione di una cheescake guarnita con un “misto di frutti di bosco” di una nota azienda italiana, non c’erano stati altri prodotti ritirati dal commercio.

Oggi, invece, sappiamo che l’allerta sarebbe stata estesa ad altri 3 marchi. Vediamo insieme quali sono, in base anche al report diffuso sul sistema di allerta del sito del Ministero della Salute

marchi 

Nelle Regioni dove è stato riscontrato un maggiore incremento del numero dei casi, sono stati avviati degli studi analitici per risalire ai fattori di rischio che avrebbero causato la malattia. Durante le indagini, sarebbero state accertate delle forti correlazioni tra i casi di epatite e il consumo di frutti di bosco.


A seguito dei controlli di laboratorio, sarebbe stata individuata una contaminazione in 4 lotti di prodotti differenti, gli stessi che sarebbero stati segnalati al Rasff. Così, le Asl avrebbero poi fatto in modo che gli operatori interessati ritirassero i prodotti dal mercato.

Secondo le indagini, risulterebbe che i frutti di bosco confezionati in Italia, almeno quelli inerenti ai lotti ritirati, sarebbero stati preparati con materie prime provenienti da: Bulgaria, Polonia, Serbia e Canada.

Non solo, i virus individuati negli alimenti e nei pazienti sarebbero stati confrontati mediante genotipizzazione e sequenziamento. “Questo ha permesso di stabilire che un totale di 16 casi, in diverse località, presenta la stessa sequenza virale, di genotipo IA, che indica fortemente una fonte comune di infezione. Tale sequenza è identica a quella del virus isolato da un campione di frutti di bosco surgelati, prelevato nel corso delle indagini epidemiologiche condotte a seguito di un focolaio”. Questo quanto riportato sul sito del Ministero.

Le aziende che sono state coinvolte in questo tanto grave quanto spiacevole episodio hanno immediatamente ritirato le confezioni inerenti ai lotti segnalati. Alcune di loro, presenti da decenni sul mercato italiano, hanno dichiarato di essere dispiaciute che una cosa del genere, mai accaduta prima, si sia verificata, avendo sempre operato nel rispetto dei limiti di legge.

Il fatto rimane comunque grave e altrettanto grave è la mancanza di un’adeguata informazione. La domanda infatti che ci poniamo è: quanti consumatori sono stati messi a conoscenza di questa problematica considerato anche che, per legge, i produttori, i supermercati e il Ministero dovrebbero avvertire i cittadini? A voi la risposta.

Fonti:

(Foto: Utente Flickr Thor)

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