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Climatarian: mangio e inquino meno

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Climatarian, la dieta di chi sceglie il cibo per inquinare meno. Cosa rende un alimento a minore impatto ambientale rispetto un altro.

Climatarian non è un termine che si sente tutti i giorni e non ha una traduzione precisa nella nostra lingua. Eppure, questo temine si trova già nel Collins Dictionary, tra le food words più trendy dell’anno appena trascorso. Eh già, perché il termine Climatarian ha a che fare con il cibo, in particolare il cibo sostenibile.

Questo termine è un neologismo coniato per indicare la nuova dieta pensata per limitare i cambiamenti climatici. In particolare, il climatariano è colui che guarda innanzitutto la carbon footprint degli alimenti, cioè l’emissione di gas prodotta per creare quel particolare cibo. La Carbon Foot Print si inserisce accanto alla Water Foot Print, tra i migliori strumenti che ci consentono di comprendere il reale peso ambientale dei nostri consumi.

La dieta Climatarian, quindi, guarda soprattutto alle emissioni di CO2 che interessano la produzione, il packaging e la distribuzione dei cibi. Sì quindi ai cibi prodotti localmente (che richiedono un minor costo ambientale in termini di trasporto), la limitazione degli scarti e del formaggio, l’alimento tra i prodotti caseari con un’impronta più grande.

Il climatarian è consapevole, ad esempio, che la carne è responsabile di 1/3 della CO2 emessa in totale sul nostro Pianeta, a causa del metano emesso dagli animali, dallo sfruttamento del terreno destinato all’allevamento e alla produzione dei mangimi. Se però carne deve essere, il climatarian preferisce il maiale e il pollo al posto di manzo e agnello, perché con un’impronta minore. Va bene anche il pesce, purché non arrivi dagli allevamenti intensivi.




Nelle indicazioni per i climatarian australiani, comunque, si indica il limite di 90g al giorno di carne (come da linee guida stilate da Harvard), con l’obiettivo di arrivare a 50g al massimo, per una popolazione che attualmente ne consuma 116g.

Il primo e vero autore, fanno sapere su La Stampa, è Mike Tidwell, attivista e carnivoro pentito che sostiene già nel 2009: “La fame umana per hamburger, ali di pollo, prosciutto ha trasformato il nostro stomaco in un driver di cambiamenti climatici più grande delle nostre auto”.

C’è anche un’apposita app che può aiutare il climatarian a scegliere cibi che non contribuiscano ai cambiamenti climatici, si chiama EatBy; non solo, esiste anche un social network dedicato a chi abbraccia questo nuovo stile alimentare, dove viene spiegato di cosa si tratta e si può trovare anche una utile lista degli alimenti permessi e un ricettario per cucinarli al meglio.

Voi cosa ne pensate di questa nuova dieta orientata a ridurre i cambiamenti climatici?

(Foto)