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Celiachia: ha più di 10mila anni il grano che aiuta a prevenirla

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L’agricoltura biologica e i nutrizionisti stanno rivalutando negli ultimi tempi il grano (o frumento) monococco: un cereale quasi completamente scomparso dalle nostre coltivazioni per migliaia di anni, ma che oggi viene riscoperto grazie alle sue eccellenti doti nutrizionali. Secondo recenti studi, sarebbe addirittura un alleato per prevenire l’insorgere della celiachia.

Ma partiamo dall’inizio. Il Triticummonococcum, questo è il nome scientifico del cereale, sarebbe presente nella sua variante selvatica sin dal Neolitico e quindi circa 12.500 anni fa. Nella versione con cui lo conosciamo ancora oggi, è stato “domesticato” circa 10.500 anni fa. Per seimila anni è stato uno degli alimenti principali dei nostri progenitori, fino a essere progressivamente sostituito dal farro e poi dal frumento duro e tenero. La principale ragione dell’abbandono di questo grano è stata la sua scarsa resa nelle coltivazioni. Oggi viene riscoperto per il suo gusto e per le sue proprietà nutrizionali, nonché per l’impatto positivo sulla salute umana.

Abbiamo già accennato ad esempio, alle sue proprietà di prevenzione della celiachia. Sono diversi gli studi che attestano questa proprietà: l’ultimo in ordine di tempo è del Cnr. In questo particolare studio, viene dimostrato come il piccolo farro (altro nome del cereale) contenga “un glutine più digeribile rispetto al grano tenero e potrebbe essere adatto per soggetti sensibili a questa sostanza”.

I ricercatori hanno riprodotto in vitro il processo di digestione dei soggetti celiaci, dimostrando come la parte proteica del glutine, che arreca danno e fastidio agli intolleranti a questo elemento, venga in gran parte distrutta durante il processo di digestione del monococco. Un processo, questo, che non si verifica quando si consuma il grano tenero. Il glutine contenuto nel monococco, dunque, sarebbe “più fragile e dunque più digeribile e meno tossico rispetto al grano tenero”.




Carmen Gianfrani dell’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr) di Napoli, una delle ricercatrici, ha sottolineato le proprietà di prevenzione del cereale, pur ricordando che non si tratta in ogni caso di un alimento adatto a chi soffre di celiachia: “Seppur notevolmente meno dannoso, il monococco non è comunque idoneo per pazienti che hanno già manifestato la celiachia. Invece, potrebbe avere effetti benefici sullo sviluppo della malattia in soggetti ad alto rischio di celiachia. Infatti, dal momento che esiste una stretta correlazione tra la quantità di glutine assunta e la soglia per scatenare la reazione infiammatoria avversa, un’azione preventiva potrebbe essere quella di utilizzare grani con minor contenuto di glutine. Pertanto un grano come il monococco che contiene un glutine più digeribile, e dunque meno nocivo, potrebbe essere un valido strumento per la prevenzione di questa patologia”.

La sperimentazione passerà ora direttamente sui soggetti celiaci, in maniera tale da studiarne più approfonditamente gli effetti. Oltre alla celiachia il mondo della ricerca scientifica sta studiando i benefici del piccolo farro anche per il diabete, alcune forme di cancro e diverse allergie o intolleranze alimentari.

Dal punto di vista nutrizionale, poi, il monococco presenterebbe livelli più alti del frumento per quanto riguarda proteine, antiossidanti, polifenoli e microelementi, oltre che vitamine e carotenoidi. Sono state rilevate anche alte concentrazioni di zinco e ferro. Proprio per la sua ricchezza nutrizionale, e anche per il buon sapore, è molto utilizzato per l’alimentazione dei bambini.

Il piccolo farro, infine, è stato rivalutato anche per la sua adattabilità ad ambienti marginali che lo rendono favorevole per un’agricoltura di tipo biologico. Inoltre, è molto resistente a malattie e stress, quindi non necessita di forte concimazione o elementi chimici dannosi.

(Foto: http://www.flickr.com/photos/adactio/34949605)

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