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Carcasse spremute e poltiglia rosa per preparare i wurstel di pollo

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Cosa contengono i wurstel di pollo? A questa domanda ha cercato di rispondere Il Fatto Alimentare, analizzando una serie di etichette di wurstel comunemente in vendita nei nostri supermercati.

In base a quanto analizzato, sembra che il principale ingrediente contenuto in questi prodotti sia carne separata meccanicamente (CSM), presente in proporzioni variabili. Accanto ai wurstel prodotti solo con CSM, infatti, ce ne sono altri che la mescolano alla vera carne di pollo.

Ma che cos’è la carne separata meccanicamente?

Abbiamo già incontrato questa espressione quando abbiamo parlato di Pink Slime, la poltiglia rosa utilizzata per la preparazione di hamburger, wurstel, o altri prodotti presenti nei fast food o negli scaffali dei supermercati che offrono carne a buon prezzo.

Le parti di scarto degli animali, le carcasse per intenderci, vengono “spremute” per ottenere degli ingredienti che vanno aggiunti alla normale carne o in alcuni casi la sostituiscono del tutto.

Si tratta di ingredienti che in genere andrebbero buttati e che vanno ad aumentare il peso specifico del prodotto. Sulle confezioni, la carne separata meccanicamente è indicata con la dicitura CSM.

Le confezioni analizzate da Il Fatto alimentare presentano, come abbiamo detto precedentemente, percentuali variabili di CSM: si passa dal 40% al 77%, fino all’88% (trovate la lista completa di marche e percentuali a questo link).

Il riferimento delle analisi riguarda diversi marchi, anche molto importanti. La presenza di CSM naturalmente abbassa la qualità del prodotto. Allora, perché i marchi ricorrono alla carne separata meccanicamente?

La risposta, così come riportata da Il Fatto Alimentare è abbastanza banale: perché costa di meno. Si legge: “Dopo la macellazione il pollo viene sezionato separando il petto, le cosce, le ali, i piedi (congelati e venduti in Cina) e il collo.  Alla fine resta una carcassa di scarso valore commerciale che viene spremuta per ricavare la carne separata meccanicamente. Il risultato è interessante in termini di quantità ma non certo di qualità”.

Ecco allora che guardare le etichette diventa di vitale importanza, per sapere esattamente cosa ci stiamo mettendo nel piatto.

Certo è che bisogna comunque prestare molta attenzione. Come spiegato dal sito, infatti, trovare la dicitura degli alimenti non è cosa semplice, anche a causa dei caratteri utilizzati, spesso troppo piccoli o di rimandi particolari: “un asterisco posizionato a fianco della scritta “carne di pollo (*)” o “carne di tacchino (*)”. L’asterisco rimanda infatti a una nota in fondo alla lista dove si precisa che la carne di pollo e/o di tacchino è separata meccanicamente. Questa situazione dovrebbe migliorare dal prossimo mese di dicembre, quando entrerà in vigore la normativa UE che obbliga le aziende a utilizzare caratteri tipografici con un’altezza minima di 1,2 mm”.

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