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California: glifosato cancerogeno. E la Monsanto le fa causa

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Monsanto avvia un’azione legale contro la California per impedire che il glifosato venga inserito nell’elenco di sostanze chimiche che causano il cancro.

La Monsanto ha avviato un’azione legale contro la California: la motivazione? Impedire che l’erbicida glifosato sia inserito all’interno delle sostanze chimiche che causano il cancro.

Dei rischi del glifosato per l’uomo e per l’ambiente ne abbiamo parlato diverse volte. A marzo dello scorso anno, lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (che lavora per l’Oms), ha introdotto la sostanza chimica tra quelle pesantemente sospettate di provocare tumori e danni al Dna, suscitando un’accesa reazione da parte della multinazionale americana, che in quell’occasione ha additato la decisione come “scienza spazzatura”.

Poi, tra lo sgomento generale e le polemiche delle associazioni ambientaliste, qualche mese più tardi, l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha contraddetto le conclusioni dello Iarc, affermando che è “improbabile” che l’erbicida più usato al mondo, il glifosato, “ponga un rischio di cancerogenicità per l’uomo“.

Nei giorni scorsi, l’Office of Environmental Health Hazard Assessment (OEHHA) ha reso nota la sua intenzione di aggiungere il glifosato nell’elenco di sostanze chimiche che causano il cancro. Per le sostanze chimiche inserite nella lista, scatta poi un obbligo di informazione sulla cancerogenicità in etichetta.

Una decisione perfettamente in linea con la Proposition 65, che impone allo Stato di compilare e aggiornare una lista delle sostanze chimiche, facendo proprie le valutazioni dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità. Una che, però, non è assolutamente andata giù alla multinazionale americana.

Secondo Monsanto, che ha contestato la valutazione, l’inserimento del glifosato in questa lista sarebbe viziato e privo di fondamento, proprio perché l’Efsa e le autorità di regolamentazione dei pesticidi in tutto il mondo, hanno messo in discussione il parere dello Iarc.




La multinazionale ha infatti citato decenni di studi che ritengono il glifosato sicuro, tra cui proprio uno studio del 2007 dell’OEHHA.

Inoltre, sostiene Monsanto, l’elenco viola la Costituzione della California e degli Stati Uniti, perché in questo modo l’OEHHA della California delega il potere di regolamentazione a un ente terzo, lo Iarc, “organismo non eletto, non democratico, inspiegabile” “che non è soggetto alla vigilanza di alcuna istituzione statale o federale” e il cui stesso regolamento afferma che le classificazioni non hanno valore legale.

Il Roundup, il prodotto a base di glifosato più conosciuto e diffuso nel mondo, ha portato alla Monsanto, solo nel 2015, 4,8 miliardi di dollari di ricavi. Inoltre, le sementi geneticamente modificate che tollerano il glifosato come erbicida sono molto diffuse tra i coltivatori di mais e soia. Normale, dunque, che la multinazionale non abbia accettato con favore la notizia.

I dubbi di ambientalisti e altri critici circa la sicurezza del diserbante coinvolgono la Monsanto da anni. E da quando lo IARC ha espresso il suo parere in merito a questa sostanza, la multinazionale è stata citata in numerose cause legali che accusano l’azienda essere da sempre stata a conoscenza dei rischi legati all’utilizzo del diserbante.

(Foto: Donna Cleveland)

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