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Biologico in cifre: i dati delle produzioni e dei consumi nazionali diffusi da SINAB

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Durante il convegno di apertura del Sana 2014, Ismea ha diffuso i dati in volume delle principali produzioni biologiche agricole nazionali riferite al 2013. Secondo quanto si legge dal rapporto, emerge un incremento record degli acquisti di prodotti biologici confezionati, pari a un più 17,3% nei primi 5 mesi del 2014.

Per la prima volta, l’Istituto ha anche presentato una stima della produzione potenziale di prodotti bio e i risultati di un’indagine sul clima di fiducia degli operatori del settore.

Il 2013 ha registrato anche un aumento del 5,4% degli operatori del settore rispetto all’anno precedente e un 12,8% in più di terreno adibito a coltivazioni bio, per un totale di 1.317.177 ettari di territorio italiano. Un incremento che nell’ultimo anno non è stato registrato da nessun altro settore.

La distribuzione degli operatori sul territorio nazionale vede, come per gli anni passati, la Sicilia seguita dalla Calabria tra le regioni con maggiore presenza di aziende agricole biologiche; mentre per il numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore la leadership spetta alla Toscana seguita da Emilia Romagna e Puglia. Nonostante il trend siciliano fortemente in crescita, però, il resto del meridione, seppur in testa, registra una leggera flessione negativa, con Calabria e Basilicata rispettivamente a – 0,5% e – 1,2%.

Si tratta di stime della produzione potenziale, dedotte a partire dalle superfici investite e dalle rese.

Secondo tali stime sono stati prodotti in Italia, in relazione ai soli prodotti monitorati, quasi 7 mila quintali di frutta bio; oltre 6 mila quintali di cereali, e circa 1.400 quintali di ortaggi. La produzione di uva biologica da vino ha raggiunto nel 2013 un quantitativo di quasi 5 mila quintali, mentre la produzione di olive da olio oltre i 7 mila quintali.

Il settore biologico ha mostrato un trend in crescita però non solo nella produzione, ma anche nell’acquisto, in particolare nell’importazione di prodotti da Paesi terzi che è aumentata del 21% rispetto al 2012.

A incidere fortemente su tale andamento è soprattutto il settore delle colture industriali (soia), con un aumento rispetto al 2012 del 165,31%. Più moderata invece la crescita dell’importazione di frutta (+ 52,40%) e ortaggi (+9,67). I cereali, gli estratti naturali e i prodotti trasformati mostrano invece una diminuzione rispetto al 2012 rispettivamente del 54,56 %, del 27,36% e del 5,96%. È soprattutto il nord Italia a essere interessato dal fenomeno: su 260 importatori, 193 sono dislocati nelle regioni del nord, 34 al centro e 33 al sud.

La metà degli ortaggi che importiamo viene dall’Africa e un buon quarto dall’Asia.

Per quanto riguarda invece i consumi delle famiglie italiane, sulla base delle elaborazioni Ismea dei dati del Panel famiglie Gfk-Eurisko, nei primi cinque mesi del 2014 gli acquisti domestici di biologico confezionato sono aumentati del 17,3%, mentre nello stesso periodo la spesa agroalimentare è risultata in flessione (-1,4%).

Gran parte dei consumi di prodotti bio confezionati sono concentrati su poche categorie: le prime quattro (ortofrutta fresca e trasformata, lattiero-caseari, uova, pasta, riso e sostituti del pane) coprono nel 2013 circa il 71% della spesa complessiva sostenuta dalle famiglie italiane.

Quella elencata è una parte dei dati forniti dal dossier Bio in cifre 2014 prodotto da SINAB. Se volete consultare interamente il rapporto, potete scaricarlo a questo link: http://www.sinab.it/content/bio-statistiche

(Foto: hardworkinghippy)

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