A Natale un regalo responsabile e sostenibile

Noi come anche i più piccoli apparteniamo a una società bersagliata da modelli culturali sbagliati: l’apparire vince sull’essere, l’avere sul costruire. Negozi, case e luoghi di lavoro sono pieni di prodotti e di oggetti che o hanno un costo esorbitante (giustificato dalle politiche di mercato aziendali) o un costo bassissimo rispetto al lavoro e al tipo di produzione richiesto per ottenerli. Nel primo come nel secondo caso spesso accade che a pagare il vero prezzo dei nostri beni siano altri: i popoli poveri della Terra. A questa regola non sfuggono i giocattoli dei bambini (e non solo), protagonisti indiscussi del Natale, spesso fugaci meteore tanto ardentemente desiderate quanto repentinamente accantonate, una volte scartate e finalmente ottenute; indipendentemente da questo, la loro storia difficilmente è lontana dall’essere triste.

Le multinazionali dei giocattoli hanno due caratteristiche fondamentali: venerano la plastica e producono nel sud del Mondo (America Latina, Cina, India, Tailandia e così via). Un binomio che fa accapponare la pelle a chiunque conosca un minimo i sistemi industriali dei Paesi coinvolti. Procediamo per gradi. La plastica è il materiale più economico e semplice da impiegare per produrre bambole, automobiline, casette, animaletti vari e altro; si cola nelle forme precostruite e passa alla catena di montaggio per essere assemblata, dipinta e levigata. Peccato che scarti di lavorazione e solventi chimici siano spesso la parte più risicata dell’enorme impatto ambientale prodotto da un’industria di giocattoli. Il risultato finale inoltre sarà l’ennesimo oggetto tossico che finirà in discarica. In secondo luogo, inutile dirlo, la produzione nei Paesi poveri è vantaggiosissima per un semplice motivo: la totale assenza di vincoli per la difesa ambientale e dei diritti umani. Dietro a ogni giocattolo donato a uno dei nostri bambini ci sono notti insonni, inalazioni di sostanze tossiche, paghe da vera fame e soprusi inferti a persone svantaggiate, ma anche a bambini privati della loro infanzia. Saputo questo riusciamo ancora a essere così felici del dono che abbiamo acquistato?

Nessuno cambierà il Mondo in un solo giorno, e neanche in un anno in vero, di certo però possiamo fare la nostra parte. Come prima cosa basterebbe ricordare che abbiamo una responsabilità formativa nei confronti dei bambini, non siamo i loro geni della lampada. Insegniamo cosa è giusto e cosa è sbagliato e saranno loro stessi a fare la scelta migliore il più delle volte; offriamo alternative, regaliamo esperienze, viaggi, cose costruttive e se possibile giocattoli artigianali, meglio ancora se Made in Italy. Per fortuna il “green” inizia a fare tendenza e i negozi cominciano (a volte “di nuovo”, dovremmo dire) a offrire giocattoli in bambù, in legno naturale, in stoffa o materiali riciclati. Insomma facciamo che il Natale sia un’opportunità di vera gioia, un’occasione per imparare e insegnare che è ancora possibile scegliere la giustizia, senza rinunciare a nulla.

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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