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Agro omeopatia: cos’è, com’è nata, quali sono i suoi principi

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agro omeopatia

Agro omeopatia, quando i principi dell’omeopatia sono applicati a piante e colture. Il settore sembra in crescita e si moltiplicano gli esperimenti a riguardo. Così come la ricerca scientifica universitaria.

Mentre il governo boccia i rimedi omeopatici, non rinnovando le autorizzazioni ai farmaci, si diffonde nel mondo una tecnica agricola che riprende gli stessi principi. Si chiama agro omeopatia e sembra riesca a dare maggiore resistenza e floridità alle piante, senza impiegare pesticidi e altri formulati chimici.

Ecco che cos’è, com’è nata e alcune delle sue pratiche.

Agro omeopatia: cos’è e qual è il suo scopo

Come dice il nome, agro ompeopatia si riferisce alle tecniche omeopatiche utilizzate per curare le coltivazioni, il giardino e gli orti. Si tratta del rimedio meno tossico per la coltivazione degli alimenti. Persino meno dell’agricoltura biologica.

Secondo i suoi fautori, con le sue formulazioni è in grado di rendere le piante più resistenti a malattie e parassiti, attraverso un rafforzamento sia interno che esterno.

Proprio come nell’omeopatia ‘tradizionale’, la versione agricola agisce sulla struttura di base della pianta. Questo le conferirebbe una salute ‘ottimale’.

L’obiettivo principale dell’agro omeopatia è di massimizzare l’assorbimento dei nutrienti da parte delle piante. In genere questo obiettivo viene raggiunto, nell’agricoltura tradizionale, attraverso l’impiego di un aiuto ‘esterno’: i fertilizzanti chimici. Gli omeopati agricoli, invece, ritengono che si possano aiutare i vegetali in maniera naturale, permettendogli di assorbire maggiormente le sostanze già presenti nel terreno.

Un rimedio omeopatico correttamente selezionato può fare esattamente questo: contribuire ad aumentare l’assorbimento nutrizionale dell’impianto rendendo le piante più forti e permetterci di produrre alimenti veramente nutrienti“, leggiamo su BioDR.

In parole povere: l’agro omeopatia vuole ridurre il ricorso alla chimica in agricoltura. Allo stesso tempo, vuole migliorare la salute delle piante e di quanto mangiamo.

Un obiettivo secondario, ma comunque importante, è la riduzione dei costi. Una goccia o un granulo di rimedio omeopatico possono infatti bastare per realizzare decine di litri di formulati. L’omeopatia prevede infatti vari processi di diluizione e dinamizzazione dei principi attivi utilizzati.

Agro omeopatia: le origini

Come ci informa Bruno Cavallaro, “il principio dell’omeopatia nella pratica agricola fu introdotto per la prima volta negli anni Venti del secolo scorso dai coniugi Kolisko”. La coppia si ispirò, per le prime sperimentazioni, agli insegnamenti di Rudolf Steiner, il fondatore dell’antroposofia.

Collaborando con la dottoressa Ita Wegman, denominarono la loro tecnica come “agricoltura biodinamica”.

Tale pratica prevede aziende agricole a ciclo chiuso, cioè contempla anche l’allevamento di animali e l’attività di quant’altro sia utile alla conduzione delle stesse. Le semine, le lavorazioni e la
raccolta dei prodotti tengono scrupolosamente conto delle influenze planetarie”.

Da queste prime sperimentazioni i principi dell’agro omeopatia si sono diffusi in tutto il mondo. Oggi sono i Paesi dell’America Latina a dimostrare particolare attenzione verso il settore. Radko Tichavsky, in particolare, docente presso l’Università di Città del Messico e fondatore del corso di laurea in Ingegneria Agricola Organica, è considerato uno dei massimi esperti in materia. Almeno al pari di V.D. Kaviraj, omeopata olandese, che ne ha diffuso le pratiche in India e Australia.

L’agro omeopatia in Italia

Anche l’Italia, con un po’ di ritardo, si difende. L’omeopatia agricola è stata sperimentata qui per la prima volta nel 1984. Il suo fautore era il dottor Luca Speciani, presso la Facoltà di Agraria di Milano.

Egli aveva notato che l’uso reiterato nel tempo di pesticidi aumentava proporzionalmente nelle piante la suscettibilità
alle malattie, similmente all’uso protratto degli
antibiotici sulle persone“, racconta Cavallaro. Dai suoi studi, Speciani partì per cercare quindi metodi alternativi e naturali di protezione delle piante.

La sua ‘eredità’ è oggi raccolta dalla professoressa Lucietta Betti, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna. Betti ha anche avviato il laboratorio di Agro-Omeopatia dell’UniBo, che tuttora dirige.

In questo video, racconta i risultati di alcune delle sue ricerche:

Agro omeopatia: alcune pratiche

 

Per fare una panoramica esaustiva delle pratiche omeopatiche in agricoltura ci vorrebbe un intero volume! Qui elenchiamo solo alcuni dei rimedi più diffusi.

Particolarmente impiegata è la belladonna, utilizzata per allontanare le formiche nere e contrastare la ‘ruggine’, un fungo che può provocare gravi danne alle piante.



La Thuya occidentalis sarebbe invece efficace soprattutto contro le infestazioni. Combatte i parassiti che scavano il tronco delle piante, gli acari, le larve minatrici, ma anche le infezioni fungine. Efficace anche con le malattie che provocano escrescenze verrucose.

Con il phosphorus è possibile invece agire sulla fotosintesi deteriorata, sulla sterilità e sugli afidi.

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