Home Bioedilizia Edilizia sostenibile: è boom, ma politica e leggi bloccano lo sviluppo

Edilizia sostenibile: è boom, ma politica e leggi bloccano lo sviluppo

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Abitare sostenibile, oggi, non è solo una scelta, ma una vera e propria necessità. Dopo anni di speculazione e costruzione selvaggia che hanno portato alla distruzione e al consumo di suolo, ristrutturazione e riqualificazione sono due parole importanti, da tenere sempre bene a mente. Anche se la politica non aiuta nel percorso verso la sostenibilità edilizia.

A confermarlo è Walter Schiavella, numero uno della Fillea-Cgil, che, a poche settimane dalla pubblicazione del Rapporto Annuale 2014 di Fillea-Cgil sull’abitare sostenibile, ha rilasciato un’intervista a La Stampa, in cui illustra andamento, potenzialità e debolezze del settore.

Se da un lato, infatti, l’edilizia sostenibile è in crescita, dall’altro rimane un settore prevalentemente regionale, per la mancanza di regole nazionali e di investimenti che potrebbero rilanciarlo.

Secondo Schiavella, quello dell’edilizia sostenibile è l’unico settore ancora in vita, che si muove all’interno di un contesto di crisi. Eppure si tratta di un settore a cui la politica ha prestato poca attenzione o verso cui sono state operate scelte sbagliate.

edilizia sostenibile

Mentre negli altri paesi europei il centro dell’edilizia è ricoperto da riqualificazione urbana, risparmio energetico e innovazione, in Italia manca una strategia nazionale che contrasti il consumo di suolo e punti alla creazione di abitazioni efficienti, recuperando le strutture già esistenti.  E la colpa sarebbe proprio della disattenzione della politica verso il settore. Come affermato da Schiavella: “Manca una strategia nazionale a livello di normative e certificazione. Le azioni di incentivazione, ristrutturazione e di risparmio energetico avrebbero bisogno di durata, stabilità, certezza nel tempo. Il tipo di politiche che abbiamo, unito ad una normativa insufficiente e carente quanto a certificazioni finali, alimenta non un circolo virtuoso della qualità, ma quello vizioso del lavoro nero“.

La necessità sarebbe dunque quella di avere una normativa nazionale chiara, che consenta alle imprese di riorganizzarsi, sia a livello normativo che economico. Una cosa che potrebbe essere fatta rendendo strutturali gli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici, ad esempio.

Nel frattempo, Legambiente e Green building Council Italia, nell’ambito di Solar Expo 2015, hanno presentato tre proposte dirette al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, con le quali chiedere misure volte a stimolare il “retrofit energetico” e l’adeguamento antisismico degli immobili, fornire nuovi strumenti per spingere verso la riqualificazione energetica degli edifici e promuovere l’installazione di fotovoltaico nelle strutture condominiali per ridurne la spesa energetica.


Secondo Legambiente e Green building Council Italia, infatti, la complessità delle procedure, i problemi legati all’accesso al credito e l’inefficacia degli incentivi statali sarebbero le barriere principali che ostacolano l’apertura dei cantieri. E proprio su questi punti deboli bisogna intervenire per rilanciare il settore dell’edilizia sostenibile.

Con i giusti interventi si potrebbe arrivare a risparmiare una spesa energetica superiore ai 6 miliardi di euro.

Come affermato da Edoardo Zanchini (vicepresidente Nazionale di Legambiente): “In Italia questo tipo di interventi è bloccato dalla complessità delle procedure, inoltre gli incentivi non funzionano e i Comuni sono vincolati dal patto di stabilità. Nonostante questo, almeno 20 milioni di cittadini vivono in edifici condominiali dove la riqualificazione edilizia finora è andata avanti attraverso interventi nelle singole abitazioni. Sono rarissimi gli interventi di riqualificazione e retrofit come in altri Paesi europei“.

Regole chiare, controlli indipendenti, incentivi e sanzioni potrebbero essere la strada giusta per il rilancio del settore.

(Foto in evidenza: the-green-house.net; foto interna: californiahome)

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