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Edifici classe A: ecco perché green è meglio

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Le nostre case possono essere tante cose, luoghi in cui rifugiarci, comodi e sicuri, o posti scomodi e dispendiosi. Questo dipende molto dalla tipologia di costruzione e dal funzionamento degli impianti che ne sono alla base.

Di sicuro, le abitazioni influenzano la qualità della vita delle persone: possono pesare significativamente sulla spesa familiare o raggiungere costi minimi, contribuendo anche a ridurre enormemente l’inquinamento ambientale.

I principi che stanno alla base della costruzione di edifici a basso consumo sono volti a creare una perfetta macchina climatica, capace di garantire un corretto riscaldamento/raffreddamento degli ambienti interni e un’importante risparmio energetico. Presupposti che si ottengono attraverso questi elementi: l’utilizzo di un involucro esterno termicamente super-isolato che riduca al minimo le dispersioni di calore; lo sfruttamento di particolari strategie solari passive, come ad esempio l’orientamento dell’immobile; l’integrazione con dispositivi impiantistici “green”, come ad esempio i collettori solari.

Anche in Italia esistono edifici del genere. Un’indagine presentata lo scorso marzo da Legambiente ha preso in considerazione oltre 500 edifici in 47 città italiane. Le costruzioni sono state analizzate da un team di esperti che, attraverso l’ausilio di un’apparecchiatura termografica, ha messo a confronto palazzi recenti con altri costruiti nel dopoguerra, evidenziando come una riqualificazione energetica ben fatta possa permettere di realizzare risultati significativi di riduzione dei consumi energetici.

Secondo il report, l’assenza di ponti termici significativi, la scelta di sfruttare al meglio l’esposizione dell’edificio e l’uso di specifici materiali per le diverse facciate al fine di sfruttare al meglio la radiazione solare, possono minimizzare i consumi energetici con un risparmio fino a 2mila euro ogni anno.

La direttiva europea 2002/91 ha introdotto precisi obiettivi in termini di rendimento energetico e di obbligo della certificazione degli edifici nuovi. Poi Bruxelles si è spinta oltre, con la direttiva 31/2010, che ha indicato date precise: dal 1 gennaio 2021 tutti i nuovi edifici, sia pubblici che privati, dovranno essere neutrali da un punto di vista energetico, eliminando il bisogno di un apporto esterno per il riscaldamento e il raffreddamento, oppure di soddisfare questa esigenza attraverso le fonti rinnovabili.

Anche il nostro Paese si è finalmente mosso in questa direzione: infatti, con il DL 63/2013 (successivamente convertito con modificazioni dalla legge 90/2013) il Governo italiano ha recepito la direttiva europea, imponendo che dal 2021 tutti gli immobili privati di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione rilevante o a riqualificazione energetica siano NZEB (Near Zero Energy Building) ovvero “edifici a consumo di energia quasi zero”.

In questi termini, è lecito pensare che all’interno del mercato immobiliare fabbricati certificati in classi energetiche basse saranno penalizzati a favore di costruzioni ecosostenibili, che aumenteranno il loro valore.

Per questo, è opportuno puntare già da adesso su costruzioni di classe A+, ottenute ad esempio attraverso l’adozione di un isolamento a cappotto esterno, capace di creare livelli ottimali di coibentazione; il cambio della caldaia con una a condensazione, abbinata, dove possibile, a pannelli radianti che consentano di lavorare a bassa temperatura, sfruttando a pieno il calore latente generato dal vapore acqueo; l’installazione di collettori solari e pannelli fotovoltaici.

Optare per edifici a basso consumo di classe A è quindi importante non solo per aumentare i risparmi energetici ed economici, ma anche per incrementare il valore dell’immobile, sfruttare i vari incentivi statali e usufruire del cosiddetto “Plafond Casa” con mutui a tasso agevolato.

Ricordiamo che per gli interventi che migliorano l’efficienza energetica degli edifici (pannelli solari, caldaie a basso consumo), le spese sostenute possono detratte+ scontate dalle tasse, per una quota che dipende dalla data in cui sono stati affrontati i costi. Gli importi pagati prima del 6 giugno 2013 sono detraibili al 55% mentre quelli versati dopo il 6 giugno danno diritto a uno sconto fiscale, più alto, pari al 65%.

(Foto: StockMonkeys.com)

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