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5 alternative all’incenerimento dei rifiuti

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Cinque soluzioni alternative all' incenerimento dei rifiuti

Quando vi dicono che non è possibile sostituire completamente l’incenerimento dei rifiuti, voi non credetegli. Ecco 5 alternative concrete.

Per quanto possa sembrare assurdo, ancora oggi, nel 2017, c‘è chi parla di incenerimento dei rifiuti come soluzione percorribile. Se ne parla a Bari, per esempio. Ma anche a Livorno e in Umbria. Già da tempo, però, esistono modalità di gestione dei rifiuti, alternative a quella del trattamento a caldo. Soluzioni che sono già una realtà in molte nazioni europee, così come nel resto del mondo. Eccone 5.

Alternative all’incenerimento: riduzione

I rifiuti che possono essere smaltiti con più facilità sono quelli che non vengono prodotti. Un’ovvietà, sicuramente, ma anche una grande verità.

La prima soluzione alternativa all’incenerimento risulta essere quindi una riduzione dei rifiuti. Come ha fatto Berlino, che in sei mesi ha tagliato la sua produzione del 50%.

Come fare? Riducendo gli imballaggi e l’utilizzo di prodotti usa e getta.

Alternative all’incenerimento: riuso

La seconda alternativa all’incenerimento è costituita dal riuso. Come ha fatto la Regione Piemonte che ha promosso l’utilizzo di prodotti alla spina. Dai generi alimentari, ai prodotti per la pulizia della casa.

Incentivare il vuoto-a-rendere, come avviene in molte città del Nord Italia e dell’Europa, potrebbe essere la strada giusta da percorrere. E si può fare non solo con il vetro, ma anche con vari altri materiali.

Alternative all’incenerimento: il compostaggio

Il compostaggio consente di trattare le parti di rifiuto umido (che rappresentano da sole il 30-40% dei rifiuti totali) e di riutilizzarle come concime biologico in agricoltura.

Un’alternativa intelligente che potrebbe essere incentivata attraverso la costruzione di impianti ad hoc, in grado di attuare una corretta valorizzazione del rifiuto umido.

Alternative all’incenerimento: porta a porta

Il porta a porta, unito al compostaggio, ha permesso ad alcune città italiane (come Treviso ad esempio), a un riciclo totale dei rifiuti dell’80%. Non male, vero?

Il porta a porta, però, prevede un’educazione dei cittadini al riciclaggio. Questo consente di gestire in maniera intelligente i rifiuti e di eliminare i cassonetti dalle strade.

Gli impianti di incenerimento esistenti andrebbero dunque convertiti al riciclo dei rifiuti e ad impianti di compostaggio. Ed è proprio in questa direzione che dovrebbero essere spesi i nuovi investimenti (in teoria già stanziati ma non utilizzati per questi fini).

Alternative all’incenerimento: TMB a freddo

La parte non riciclata – che può così variare dal 20% al 30% – può essere trattata con il TMB (Trattamento Meccanico Biologico) a freddo (da non confondersi con quello a caldo, utilizzato per produrre CDR).

Il TMB si compone di due fasi distinte.

La prima attua un procedimento meccanico che permette di differenziare ulteriormente i rifiuti.

La parte secca del rifiuto viene separata, depurando la frazione organica da sostanze estranee alla sua stessa natura.

La seconda fase prende il nome di “biologica” ed ha lo scopo di stabilizzare la frazione organica e renderla impiegabile per usi non agricoli (compost di seconda qualità), o come materiale per recupero paesaggistico di aree degradate, riempimento dei manti stradali o delle vecchie cave. Lo scopo finale è quello di rendere inerti i materiali organici attivi in modo da ridurre del 90% il loro impatto ambientale e trasformarli in sabbie riutilizzabili nell’industria.

I consorzi per la materia prima recuperata

Ecco invece un elenco dei consorzi che si occupano di gestire la materia prima recuperata:

  • Cobat – Consorzio Obbligatorio Batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi -legge 475/1988, art 9 –
  • Coou – Consorzio Obbligatorio degli oli usati – decreto Pres. Rep. 691/1992
  • Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti – Dlgs 22/97 art 47
  • Corepla – Consorzio per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene -– Dlgs 22/1197 art 47
  • www.replastic.it
  • Conai – Consorzio nazionale produttori imballaggi- Dlgs 22/97 (articoli 34-43)
  • Comieco – Consorzio nazionale produttori di imballaggi in fibra di cellulosa e utilizzatori (Dlgs 22/97) I circa 3500 associati Comieco sono “produttori” di imballaggi a base di fibre di cellulosa (produttori ed importatori di materie prime, produttori ed importatori di imballaggi vuoti) e “utilizzatori” (che provvedono alla fabbricazione degli imballaggi e importatori di imballaggi pieni).
  • Rilegno – Consorzio Nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno. (Dlgs 22/97) –
  • Cic – Il Consorzio Italiano Compostatori ha per oggetto la collaborazione con gli Enti Pubblici preposti per legge a promuovere e perseguire la politica di riduzione dei rifiuti, l’attuazione della raccolta differenziata per la separazione, lavorazione, riciclaggio e valorizzazione delle biomasse ed in genere delle frazioni organiche compostabili.
  • Consorzio – Acciaio- Il Consorzio Nazionale per il Riciclo ed il Recupero degli Imballaggi di Acciaio costituito nel 1997, nasce con il compito di garantire il ritiro (e il conseguente riciclaggio e recupero) dei rifiuti di imballaggio in acciaio.
  • CIAL – Il Consorzio Imballaggi Alluminio raggruppa, ad oggi, 85 società: la loro produzione rappresenta oltre il 95% degli imballaggi in alluminio immessi sul mercato nazionale. 

(FOTO)

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