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Carbone principale responsabile della presenza di mercurio negli oceani

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“Abbiamo scoperto che pesci predatori che si nutrono a profondità maggiori in mare aperto, come l’opah e il pesce spada, hanno concentrazioni di mercurio più elevate di quelli che si nutrono nelle acque vicino alla superficie, come la lampuga e il tonno pinna gialla”, ha dichiarato Brian Popp, un professore di geologia e geofisica presso l’Università delle Hawaii a Manoa e co-autore della ricerca. “Sapevamo che questo era vero, ma non sapevamo il perché.”

I maggiori responsabili dell’inquinamento ittico sarebbero i grandi impianti industriali di Cina e India, alimentati prevalentemente a carbone – una delle fonti d’emissione del mercurio – e soliti a scaricare nei corsi fluviali i prodotti di scarto della fabbricazione, senza alcuna logica di preservazione dell’ambiente. Il pesce così esposto al mercurio, inoltre, è in grado di transitare per migliaia di chilometri, con numerosi rilevamenti lungo le coste degli Stati Uniti occidentali e delle Hawaii.
Secondo una ricerca condotta dall’Università del Michigan e rilanciata dalla rivista Natural Geoscience gli oceani e principalmente il Pacifico, sono minacciati da un rapido aumento dei livelli di mercurio disciolti nelle acque.
La rilevazione del tasso di mercurio presente nelle acque marine è realizzata con un sistema semplice ma decisamente efficace: la misurazione della tossicità del pesce. Lo studio, riportato da Gaianews e da La Stampa,  ha anche confermato che il mercurio trovato nei pesci del Pacifico vicino alle Hawaii probabilmente viaggia attraverso l’aria per migliaia di chilometri prima di depositarsi sulla superficie del mare attraverso le precipitazioni, ha spiegato uno scienziato dell’Università, Joel Blum. La pesca nel Pacifico del Nord avviene sottovento rispetto alle nazioni industrializzate come la Cina e l’India che fanno sempre più affidamento sulle centrali elettriche a carbone, una fonte importante di inquinamento da mercurio.
Il mercurio rilasciato dalle industrie scende nelle profondità dell’oceano, si fissa al materiale organico, al plancton e diventa cibo per i pesci. La sostanza non è però solo tossica per gli animali, ma anche per gli umani: l’assunzione può portare a gravi problemi al sistema immunitario e all’apparato neurologico, come danni alla memoria, alle proprietà di movimento, alla capacità di coordinazione, a cui si aggiungono importanti disfunzioni in fatto di efficienza dei reni.
La principale via di esposizione umana al metilmercurio è il consumo di grandi pesci predatori marini come il pesce spada e il tonno. Gli effetti del metilmercurio sull’uomo possono includere danni al sistema nervoso centrale, al cuore e al sistema immunitario. Il cervello in via di sviluppo dei feti e dei bambini sono particolarmente vulnerabili.

A dicembre 2011, l’Agenzia di Protezione Ambientale ha rilasciato nuovi standard che limitano nettamente le emissioni future di mercurio e di altre sostanze inquinanti tossiche provenienti dal carbone delle centrali elettriche a petrolio e a legna negli Stati Uniti. All’inizio di quest’anno, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha negoziato la Convenzione di Minamata sul Mercurio, un trattato internazionale volto a ridurre le emissioni di mercurio in futuro, anche se non è ancora chiaro in che modo si tradurrà praticamente.

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