INQUINAMENTO

Inciviltà ai tempi del Coronavirus: l’inquinamento da mascherine, guanti e altri dispositivi anti-contagio

Non c’è mai limite all’inciviltà, anche in piena emergenza Coronavirus e l’inquinamento assume nuovi volti.

Ecco che mascherine, guanti in lattice, flaconi di disinfettanti, salviette, fazzoletti di carta, una volta assolto il loro compito di proteggerci dal virus con cui potremmo essere venuti a contatto, vengono abbandonati ovunque, senza prestare attenzione a dove vengono smaltiti.

Nessuno si sarebbe mai immaginato la portata di questo nuovo inquinamento, legato ai dispositivi di protezione personale anti-contagio, eppure dobbiamo fare i conti con scenari che mai avremmo voluto vedere, oggi che non abbiamo più alibi, in quanto consapevoli che i nostri comportamenti sconsiderati stanno danneggiando ambiente, flora, fauna e noi stessi.

L’appello di Legambiente sull’inquinamento da dispositivi anti-contagio

Sono in tanti a denunciare l’invasione dei nuovi rifiuti, legati al Covid-19, su strade, marciapiedi, in corrispondenza di supermercati e farmacie, persino nei carrelli, sui tombini, sulle grate, tra le erbacce.

Non può passare inosservato l’appello di Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania che scrive: “Ci arrivano le prime segnalazioni di abbandoni per strada, nelle vicinanze di alcuni supermercati, di guanti e mascherine chirurgiche monouso. In previsione di una fase 2 con la riapertura di piccole e medie aziende e di alcuni uffici, faccio appello al senso civico e alla responsabilità dei cittadini ma soprattutto è importante far partire una campagna di informazione e sensibilizzazione seguendo le indicazioni dell’Iss dove viene specificato come smaltire i presidi anti-infezione quali mascherine e guanti“.

La Imparato prosegue: “Questi articoli sono tutti da conferire nella raccolta indifferenziata. E’ bene avvolgere questi rifiuti in 2 o 3 sacchetti, per essere sicuri che niente fuoriesca e chiuderli bene. Per chiudere il sacchetto è bene usare dei guanti monouso, che poi andranno in un altro sacchetto che andrà sempre nella raccolta indifferenziata. Ricordiamo che i dispositivi sanitari sono molto resistenti e potrebbero durare nell’ambiente decine di anni, come accade per le buste di plastica più spesse e i flaconi di liquidi più resistenti”.

Le ricerche di OceansAsia sull’inquinamento da mascherine

Non dimentichiamo le ricerche e gli studi sull’inquinamento avviati da OceansAsia a Soko, a largo della costa sud occidentale dell’isola di Lantau, in cui la spiaggia è stata monitorata 2 volte al mese per verificare la presenza di rifiuti e, dagli ultimi controlli, sono state rinvenute in 100 metri di spiaggia 70 mascherine e 30 la settimana successiva.

Teale Phelps Bondaroff, direttore della ricerca di OceansAsia ha sottolineato che la maggior parte di queste mascherine contiene o è realizzata in polipropilene ed una mascherina de genere, se viene ingerita da una tartaruga locale, un delfino rosa o una focena, potrebbe facilmente rimanere bloccata nel sistema digestivo dell’animale, uccidendolo.

INQUINAMENTO
Inquinamento marino da mascherine : oltre a mettere a rischio le acque, una mascherina rischia di uccidere una creatura marina che la ingerisce

La denuncia dell’associazione Plastic Free e del Comitato Croce Rossa di Ciampino

A denunciare l’inquinamento da mascherine e guanti usa e getta è anche l’associazione milanese Plastic Free, con foto e video diffusi sui suoi canali social, sottolineando i pericoli per l’ambiente, visto che si tratta di dispositivi in tessuto non tessuto, quindi in fibre di polipropilene o poliestere, cioè plastica oppure lattice, in nitrile, PVC o altri materiali sintetici, oltre ai pericoli per la salute pubblica.

Si tratta, dice l’associazione, di materiali potenzialmente contaminati: basti pensare ai Covid-19 asintomatici che potrebbero risultare pericolosi per gli operatori della pulizia stradale.

A denunciare il degrado quotidiano prodotto dai cittadini più incivili, anche la Croce Rossa Comitato di Ciampino, sottolineando l’inciviltà e la maleducazione di alcuni cittadini, oltre che i rischi cui tutti veniamo esposti.

Le mascherine naturali di alcune aziende italiane per contrastare l’inquinamento

Per evitare che proteggersi dal Coronavirus soffochi il pianeta, nel nostro Paese sempre più aziende del tessile si stanno convertendo alla produzione della face mask , realizzando mascherine rispettose dell’ambiente, lavabili e riutilizzabili.

In proposito, l’Agi fa alcuni esempi v di aziende virtuose:

  • il gruppo Miroglio di Alba realizza mascherine in cotone Steff, non trattato con pesticidi, con un trattamento idrorepellente antigoccia, utilizzabile più volte
  • le mascherine prodotte e donate in Calabria dalla sartoria di abiti da sposa di Graziella Lombardo, in cotone, lavabili a 90 gradi
  • quelle in cotone e trattate al chitosano, prodotte dal gruppo Canepa
  • mascherine prodotte in canapa, antibatteriche

I novelli rifiuti continuano, intanto, a inquinare. Eppure basta del buonsenso per evitare una tragedia nella tragedia.

L’isolamento forzato tra le mura domestiche dovrebbe farci riflettere ancora di più sull’importanza dei temi ambientali poiché, una volta terminata l’emergenza Covid-19, dovremo tornare a combattere ogni giorno con la plastica nei mari e nei piatti, con i cambiamenti ambientali, l’inquinamento ambientale e ogni altro genere di azione umana che sta continuando ad alterare in maniera incontrollata l’ecosistema terra.

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