CLOROCHINA

Clorochina: l’Oms fa marcia indietro e riprende la sperimentazione del farmaco contro il Covid-19

La clorochina è un farmaco anti-malarico, utilizzato già da tempo contro il lupus e l’artrite reumatoide. Quando è esplosa la pandemia di Covid-19 in Italia e non solo, alcuni medici l’hanno applicata nella cura del Coronavirus.

Ma la scoesa settimana è arrivata una notizia ha letteralmente lasciato senza parole i sostenitori del farmaco.

La prestigiosa rivista Lancey ha pubblicato uno studio secondo il quale l’utilizzo della clorochina potrebbe essere pericoloso a causa degli effetti a livello cardiaco, aumentando il rischio di morte.

La reazione dell’Oms e dell’Aifa

L’Oms, leggendo lo studio, lo ha fatto proprio e ha deciso di sospendere il farmaco, così come, di conseguenza, hanno fatto tutti gli enti regolatori.

L’Aifa italiana, in una nota di adeguamento, ha spiegato che “nuove evidenze cliniche relative all’utilizzo di idrossiclorochina nei soggetti con infezione da SARS-CoV-2, seppur derivanti da studi osservazionali o da trial clinici di qualità metodologica non elevata, indicano un aumento di rischio per reazioni avverse a fronte di benefici scarsi o assenti”.

CLOROCHINA
Farmaco anti-malarico: la clorochina, nonostante i buonissimi risultati raggiunti, continua a innescare polemiche circa la sua utilità.

La marcia indietro dell’Oms

Ora, però, è cambiato tutto. La ricerca pubblicata da Lancet sui possibili effetti collaterali della clorochina, lo studio che ha spinto l’OMS e l’Aifa a bloccarne l’uso, potrebbe avere “gravi questioni scientifiche” che ne fanno traballare il contenuto.

La rivista medica, infatti, ha preso le distanze dall’articolo disponendo l’apertura di una revisione interna dai suoi stessi autori. E così, a poche settimane dall’annuncio sulla sospensione dei trial clinici, l’Oms ha fatto marcia indietro, riprendendo la sperimentazione dell’idrossiclorochina per la cura del Covid-19.

Non sono mancate le critiche

Il punto zero della vicenda è la ricerca pubblicata su Lancet che ha osservato 15 mila pazienti con Covid-19 che hanno assunto il farmaco, confrontandoli con oltre 81 mila malati che, invece, non l’hanno ricevuto, pervenendo alle conclusioni che con la clorochina si muore di più e si rischiano complicazioni cardiache.

Il Guardian Australia ha sottolineato che i dati pubblicati nella ricerca non combaciano con quelli in possesso del dipartimento sanitario della Columbia University, con critiche sulle modalità statitistiche.

Infine, 120 studiosi, firmatari della lettera aperta a Lancet, hanno sollevato preoccupazioni sia metodologiche che di integrità di dati. Tra le critiche: “Non hanno rilasciato il loro codice e i loro dati”; ” Non c’è stata una revisione etica”; “Non c’è stata alcuna menzione dei Paesi e degli ospedali che hanno contribuito alla fonte dei dati e nessun riferimento ai loro contributi”.

E’ lecito, dunque, che sorga qualche dubbio: la questione clorichina è più politica o medica?

Teniamo presente che Trump la assume in via preventiva e riflettiamo sulle parole di dottor Luigi Cavanna, primario di oncologia e padre del “Metodo Piacenza”, che  l’ha somministrata ai pazienti che andava a visitare a domicilio.  Proprio il medico fa riflettere sul fatto che la clorochina sia molto meno costosa di altri farmaci dal prezzo elevato. Sarà un caso?

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