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Buste della spesa: è giusto pagarla quando brandizzata?

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Buste della spesa: perché pagare quando sono brandizzate?

È giusto pagare le buste della spesa nei supermercati? Anche se hanno il marchio stampato su? Se lo è chiesto ADICO, Associazione Difesa Consumatori…

Perché il consumatore ogni volta che si reca in un supermercato è obbligato a pagare 3, 4 o addirittura 5 centesimi per un sacchetto di plastica della spesa sponsorizzato?“. Parte da questa domanda la riflessione di ADICO, Associazione Difesa Consumatori. L’organizzazione, nata nel 1988, si interroga sul perché del costo aggiuntivo delle buste della spesa, quando queste ultime sono già ‘brandizzate’.

In quanto strumento di marketing e pubblicità, portato a zonzo dai consumatori in tutta la città, non dovrebbero forse essere gratuite? Seguiamo il filo del ragionamento.

Buste della spesa: costo ingiusto?

Se il sacchetto della spesa “fosse bianco, senza scritte, sarebbe anche giusto pagarlo“, scrivono in un comunicato da ADICO. In quel caso, sostengono, sarebbe comunque un prodotto, un bene di consumo, quindi. Pertanto andrebbe ripagato.

Ma vale lo stesso anche quando le buste della spesa hanno tanto di brand e payoff? In quel caso va trattato come uno strumento di marketing puro e semplice?

Secondo ADICO, sì:

È inaccettabile pagare una borsa di plastica con stampata sopra la pubblicità dello stesso supermercato. Per assurdo, anzi, dovrebbe essere il consumatore a essere pagato come testimonial”.

Ovviamente si tratta di un paradosso: l’associazione non sta proponendo davvero di pagare i clienti per la sponsorizzazione. Ma il dubbio resta. Perché dovremmo pagare per fare pubblicità indiretta al negozio o al supermercato?

Il vantaggio rappresentato dalla pubblicità capillare che la circolazione della busta della spesa rappresenta, dovrebbe già indurre il venditore a ritenersi “pagato” per i costi sostenuti, costi – fanno sapere gli esperti dell’ADICO – che per quanto sopra detto sono già comunque sicuramente pagati dal ricarico sul prezzo finale del bene acquistato“.

Buste della spesa: cittadini in tribunale?

L’Associazione arriva a invocare l’articolo 2041 del Codice Civile, che prevede un “indebito arricchimento”. I consumatori potrebbero quindi “rivolgersi al Tribunale, esponendo il fatto lamentato”.

Ovviamente, a nessuno verrebbe mai in mente di avviare una causa legale – con tanto di costi e tempi di attesa – per pochi centesimi di euro. Lo sottolinea Carlo Garofolini, presidente di ADICO:

Una considerazione pratica però non può essere elusa: valutare sempre il rapporto fra costi e benefici. Indubbiamente nel caso specifico, a fronte di pochi centesimi di euro da recuperare, vi è la fondata ipotesi di dover soggiacere a spese legali da anticipare e tempi certamente non brevi per avere una pronuncia a favore.
Pertanto l’ADICO invita tutti i consumatori a non utilizzare le borse dei supermercati, ma a portarsele da casa“.

Buste della spesa: ma gli italiani sono ‘furbi’

Per fortuna, gli italiani ci hanno già pensato. Secondo una ricerca di IPSOS Public Affairs, commissionata da Novamont, più del 92% degli italiani fa la spesa al supermercato con delle buste riutilizzabili, in stoffa o plastica.



Questo perché le buste della spesa normalmente distribuite nei supermercati vengono considerate poco resistenti e non sufficientemente capienti. Quello dei costi è un problema meno sentito, anche perché molti italiani non conoscono l’importo effettivo. Secondo la ricerca, infatti, il 19% degli intervistati non sa indicarne il prezzo, mentre il 27% fornisce un importo inesatto.

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