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Usignolo eremita: il suo canto usa le stesse frequenze prodotte dall’uomo

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Il canto dell’usignolo eremita (Catharus guttatus), un uccello diffuso nel Nord America, ha sempre attratto l’attenzione di ornitologi e musicologi per la sua incredibile musicalità, tanto da essere diventato oggetto di uno studio, apparso sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” a firma di Emily Doolittle del Cornish College of Arts.

Secondo gli autori, le canzoni cantate dall’usignolo eremita utilizzerebbero campi in comune con la musica prodotta dall’uomo. La scoperta sarebbe una prova che i principi che governano la produzione di musica nell’essere umano sono condivisi da alcune specie animali.

usignolo eremita_canto

Molte scale musicali umane sono basate su armoniche, cioè suoni con frequenze che sono multipli interi di una frequenza fondamentale. I risultati della ricerca condotta sul canto dell’usignolo eremita hanno dimostrato che anche questi piccoli animali utilizzano campi che sono matematicamente legati da semplici rapporti interi e seguono la serie armonica.

La scoperta dimostra per la prima volta che i rapporti matematici che regolano la produzione musicale umana sono condivisi anche da altri animali, e non sono quindi determinati culturalmente.

Da molti decenni, ormai, gli esperti discutono se i principi che governano queste scale armoniche derivino da aspetti biologici o siano semplice frutto di un’elaborazione culturale. Per avvalorare le loro tesi, gli studiosi si sono concentrati ora sui canti delle balene, ora su quelli degli uccelli.

In quest’ultimo studio, è stata condotta un’approfondita analisi statistica di 114 canti emessi da 14 esemplari di usignolo eremita, dalla quale è emerso che la maggior parte di essi è basata su semplici rapporti di frequenza derivati da serie armoniche o overtone. Sembra, inoltre, che la scelta di queste frequenze non derivi da limiti fisici dei meccanismi di produzione vocale dell’usignolo, cioè non è legata alle frequenze di risonanza della trachea dell’uccello. Sembra infatti che l’uccello vari a proprio piacimento la lunghezza della trachea in modo da emettere i suoni con le caratteristiche volute: la scelta dunque viene operata a livello del sistema nervoso.

Questi dati forniscono la prova empirica più rigorosa che dimostra che per cantare, gli uccelli fanno uso degli stessi principi matematici che stanno alla base scale musicali occidentali e non occidentali. Questo dimostra una sorprendente convergenza tra umani e animali nella loro “cultura canora”.

Anche se non ci sono prove che le canzoni della maggior parte delle specie di uccelli seguano la serie armonica, i risultati aggiungono un piccolo ma crescente corpo di ricerca che mostra come una preferenza per particolari rapporti di frequenza non riguardi solo gli esseri umani. Questi risultati, inoltre, gettano le basi per una rivalutazione delle teorie esistenti sulle origini dei sistemi musicali umani e sulle specifiche caratteristiche vocali umane.

(Foto in evidenza: wikimedia; foto interna: 1000birds)

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