Home Animali Se non riusciamo a fermare la caccia, almeno rimandiamola!

Se non riusciamo a fermare la caccia, almeno rimandiamola!

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C’è qualcuno al governo che parla con buonsenso e speriamo che i suoi appelli vengano raccolti da qualcuno: “rimandare l’avvio della stagione venatoria”. Il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, dopo aver scorso l’ultimo bollettino del Corpo forestale: 108 roghi appiccati nella giornata di lunedì, la Costiera amalfitana attaccata ancora, ieri, attorno a Positano. Fiamme alte nel resto della Campania. I boschi d’Italia, stremati dalla siccità e da questo incendio che da ottanta giorni distrugge l’habitat di cinghiali e quaglie, volpi e tortore, ora devono aprirsi ai cacciatori.

Nella gran parte delle regioni italiane, e in tutte quelle centro-meridionali straordinariamente colpite, sabato parte la stagione della caccia. Sono previste pre-aperture il primo settembre in Sicilia, toccata da devastanti incendi anche nelle sue riserve naturali, in Puglia, dove è stato colpito il Gargano, nella Campania in testa a ogni classifica, nel Lazio bruciato lungo le sue consolari, in Toscana (roghi di Scarlino, Marina di Grosseto, Pineta di San Rossore). 

Domenica 2, poi, si aprirà il tiro al coniglio selvatico e ai colombacci nella Sardegna patria degli incendiari più ostinati, nella Calabria con la Sila incenerita, nella Basilicata dove sono andati in fumo considerevoli tratti boschivi del Materano. Perché, si chiedono ambientalisti e animalisti, l’ex sottosegretario Michela Vittoria Brambilla e un luminare come Umberto Veronesi, in una stagione speciale e sinistra come il 2012 non si può rinviare l’apertura della caccia? Un paio di settimane, almeno, per lasciar ossigenare la macchia mediterranea da giornate che si stanno facendo più fresche.

Il ministro Catania ha deciso che sosterrà questa linea – posticipare l’apertura della stagione venatoria nelle zone di crisi – nell’incontro fissato per il 5 settembre con tutti gli assessori regionali all’Agricoltura. Sono convocati a Roma per parlare di siccità. A Repubblica il ministro spiega: “Il momento burocratico, un calendario fissato da tempo, non deve prevalere sul momento naturale. I boschi italiani sono in uno stato penoso, se ne deve tenere conto. Lo si può fare in modo intelligente, nei territori dove i fuochi hanno colpito pesantemente, lasciando che siano le Regioni, nei loro poteri, a decidere, ma il calendario dei territori quest’anno chiede al calendario venatorio una pausa di riflessione”.

Per far sospendere la caccia nel Lazio il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, sta preparando una diffida nei confronti della presidente della Regione, Renata Polverini: “Consentire il regolare svolgimento della stagione, persino con le pre-aperture, vuol dire sferrare il colpo finale nei confronti di animali già in gravissime difficoltà”. In Toscana, l’Istituto pubblico Ispra ha inviato una nota a tutte le Regioni in cui ha chiesto una stretta regolamentazione della caccia “per ridurre il rischio di gravi danni alle popolazioni selvatiche”.

Gli etologi parlano di stress fisico degli animali, aumento della mortalità di giovani e adulti, riduzione delle loro risorse alimentari e degli habitat disponibili. Nonostante questo, la giunta toscana ha autorizzato una giornata di pre-apertura (in alcune province sono diventate due, aggiungendosi il 4 settembre). E ha dato la possibilità a 82 comuni, l’anno scorso erano 66, di ospitare nei suoi boschi cacciatori di storni (uccelli considerati fortemente nocivi per l’agricoltura). Appelli per la sospensione della caccia sono stati inviati dalla Lipu, la Lega di protezione degli uccelli, al presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani.

Andrea Severi, presidente romano dell’Arci caccia, sostiene a difesa della categoria: “I nostri cacciatori nei boschi sono un deterrente agli incendiari, il primo controllo del territorio”. E sei associazioni rappresentative hanno firmato un documento che chiede “di stringere le fila per rivendicare con più incisività la nostra identità e la cultura della caccia”.

 

tratto da “la repubblica”

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