Home Animali Pulcini vivi “pigiati” perché troppo gracili. Indagate 5 persone a Brescia

Pulcini vivi “pigiati” perché troppo gracili. Indagate 5 persone a Brescia

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Pulcini appena nati schiacciati vivi, “pigiati” come l’uva, perché troppo deboli per diventare “polli da carne” ed essere venduti. La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta per maltrattamento e uccisione di animali, a carico di quattro responsabili di un’azienda avicola bresciana. Nel registro degli indagati risulta iscritto anche un veterinario.

Secondo il pm, gli indagati non avrebbero rispettato le direttive europee in merito all’uccisione di pulcini, considerati scarti di produzione. Come si apprende dalle agenzie di stampa, “le pratiche sarebbero state constatate personalmente dallo stesso magistrato bresciano titolare dell’inchiesta durante le perquisizioni all’interno dell’azienda avicola”.

Le accuse, che devono ancora essere confermate, sono state rigettate dall’azienda interessata che attraverso una nota avrebbe spiegato come “nel corso delle indagini preliminari e proprio sulla scorta dell’attività di indagine compiuta dal pubblico ministero, la richiesta di sequestro preventivo dell’impianto aziendale venne rigettata dal giudice per le indagini preliminari che escluse la sussistenza dei reati ipotizzati dal pm e le successive impugnazioni del pubblico ministero sul punto sono state respinte sia dal Tribunale del Riesame che dalla Suprema Corte di Cassazione, con sentenza dell’11 dicembre 2014”.

pulcini

Non si è fatto attendere il commento della Lav, Lega antivivisezione, espresso in una nota: “Esprimiamo la nostra soddisfazione per gli esiti dell’inchiesta. E’ più che mai necessario contrastare la violazione dei diritti degli animali, proprio in quegli ambiti economici dove tutto viene considerato normale, come l’allevamento a fini di macellazione o a fini di sperimentazione, come nel caso Green Hill”.

Secondo Roberto Bennati, vice presidente dell’associazione per i diritti degli animali, “la storia di questi pulcini per noi rappresenta molto è il simbolo dell’applicazione del principio di rispetto, almeno, della legge anche e soprattutto nei settori in cui gli animali vengono utilizzati per scopi economici, come fossero prodotti e, non da ultimo, della nostra lotta senza sosta contro maltrattamenti e uccisioni di animali, anche negli allevamenti. Ci attendiamo, per questo, una condanna esemplare che funga da segnale all’intero settore produttivo e agli addetti ai controlli, pubblici e privati”.

Altrettanto dura la posizione della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente esplicitata dalle parole dell’onorevole Michela Vittoria Brambilla, che ha dichiarato che l’associazione “si costituirà parte civile contro i responsabili di un’efferatezza tale che si stenterebbe a crederci, se non fosse documentata dalle riprese video dell’autorità giudiziaria”.

Occorre sradicare il grave e frequente equivoco di fondo che si è manifestato tanto a Green Hill quanto nell’allevamento di polli ed è stato colto, non per caso, dal medesimo pm: gli animali non sono ‘oggetti’, non sono ‘materie prime’, e il fatto che siano inseriti in un circuito produttivo industriale non giustifica alcuna forma di abuso nei loro confronti. Le leggi che li tutelano devono essere rispettate”, continua l’onorevole.

Il Partito protezione animali (Ppa) di Brescia ha inoltre annunciato di voler chiedere al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di inviare nella sede dell’Asl locale degli ispettori, per verificare l’operatività del distretto veterinario. La decisione è stata presa in ragione dell’iscrizione nel registro degli indagati di un veterinario.

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