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Massacro di delfini a Taiji: “Non fermeremo uno dei cardini della nostra cultura popolare”

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Quello che dobbiamo valutare è se i pescatori cacciano specie in via di estinzione o no. E i delfini non lo sono”.  È questa la risposta secca fornita dal sindaco di Taiji, Kazutaka Sangen, alle richieste di porre fine al massacro dei delfini in Giappone.

Nemmeno Caroline Kennedy, figlia di JFK e ambasciatrice americana, è riuscita a fare qualcosa per bloccare la violenza e la crudeltà che in questi giorni ha insanguinato i mari del Giappone.

La baia di Tajii, o meglio, il massacro che da anni si perpetra in quel fazzoletto di mare, ha avuto risonanza mondiale nel 2009, quando il documentario The Cove vinse l’Oscar. Per la prima volta, il documentario raccontava al mondo ciò che nella città succede da anni: il massacro di delfini, operato su vasta scala, al largo della costa.

I pescatori locali accerchiano i mammiferi a Ovest, spaventandoli e costringendoli a morire in uno spazio stretto, angusto, circondato di reti. Parte degli animali viene massacrata e la carne venduta, un’altra parte, viene strappata dai loro simili per essere esposta nei delfinari o nei parchi acquatici.

Quest’anno, denuncia la Sea Shepherd Conservation Society, l’associazione che lotta in prima linea contro le baleniere giapponesi nel santuario dei cetacei, un branco di almeno 250 delfini è stato catturato.

Le scene riprese dagli attivisti mostrano tursiopi ricoperti di sangue che cercano disperatamente di sfuggire, impigliandosi ripetutamente nelle reti, ferendosi. Parte degli animali rimane ferito anche dalle eliche delle imbarcazioni rumorosissime. Tra i pescatori, si fanno spazio anche gli addestratori delle tre strutture di Taiji che tengono i delfini in cattività: Dolphin Base, Hotel Dolphin Resort, e Taiji Whale Museum.

Secondo quanto affermato dagli attivisti, il processo di selezione degli animali che sono destinati alla cattività è violento e stressante. Madri e piccoli sono strappati violentemente le une agli altri. Molti ancora sono lasciati in mare in balia di sé stessi e della propria disperazione.

Tra i tursiopi catturati vivi, quest’anno, c’è anche Shoujo, un cucciolo femmina albino, troppo raro e troppo vantaggioso economicamente per essere ucciso. Così, Shoujo, terrorizzato, è stato strappato via dalla madre in un mare di sangue e, in seguito, trasferito al Taiji Whale Museum.

Su greenreport si legge: “La stampa giapponese scrive che la mamma avrebbe respinto il cucciolo e così sarebbe tra i delfini che si sono salvati, ma i Cove Guardians di Sea Shepherd dicono che «è una palese macchinazione, come possono attestare le migliaia di persone che e hanno seguito la nostra diretta streaming del rapimento. Il cucciolo è forse cieco e/o sordo, come è il caso con molti albini. Se è così, questo potrebbe essere uno dei motivi per cui questo cucciolo terrorizzato si aggrappava così strettamente a sua madre nella baia e ora si aggrappa a un compagno delfino che condivide una minuscola vasca col cucciolo”.

In questi giorni, l’opinione pubblica di tutto il mondo si sta mobilitando per il cucciolo albino. Online è disponibile una petizione da firmare (clicca qui) con la speranza che, data la rarità dell’esemplare, venga liberato.

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Caroline Kennedy si è mobilitata personalmente per fermare questo massacro che, ogni anno, si perpetra senza limiti. Sul suo account Twitter, la figlia di JFK si è dichiarata preoccupata per la disumanità dell’azione di caccia, sottolineando come il governo degli Stati Uniti si opponga a questa pratica. Dal lato suo, il sindaco di Tajii ha così replicato: “Comprendo la sua dichiarazione in quanto espressione della sua preoccupazione. Ci sono sempre persone che dicono che è sbagliato, che è giusto, ma quello che dobbiamo valutare è se i pescatori cacciano specie in via di estinzione o no. E i delfini non lo sono. Stiamo pescando avendo l’autorizzazione, proprio come fanno Stati Uniti”.  Fermo anche il comunicato ufficiale del governo: “Non fermeremo uno dei cardini della nostra cultura popolare”.

La carne dei delfini uccisi in questi giorni sarà venduta a ristoranti e mercati, nonostante sia noto il suo alto contenuto di mercurio e altre tossine dannose per l’uomo.

Ogni anno, in Giappone, si cacciano e macellano a fini alimentari (spesso coperti dalla scusa della ricerca scientifica come successo per le balene) 20.000 delfini, focene e piccole balene. Le mattanze di  Taiji, in genere,  iniziano il primo settembre e continuano fino a marzo dell’anno successivo.

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(Foto:  joshDubya)

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