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Legge sul randagismo in Romania: il Parlamento blocca lo sterminio dei cani

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La Corte Costituzionale romena ha accettato il ricorso di 30 senatori bloccando, almeno per il momento, la legge che autorizzava l’uccisione dei cani randagi entro 14 giorni dalla cattura.

Alcuni giorni fa avevamo parlato dell’emergenza randagismo in Romania, dove era stata approvata una legge che consentiva di praticare l’eutanasia a tutti quei cani randagi che, 14 giorni dopo la loro cattura, nessun proprietario aveva reclamato.

Abbiamo scritto come la legge fosse passata nel totale silenzio dell’Unione Europea, cavalcando la scia emotiva causata dalla morte di un bambino sbranato da un branco di cani.

Da allora, le associazioni benefiche in tutela dei cani e una piccola porzione di politici provenienti da correnti trasversali si sono mobilitati per bloccare una legge, approvata in fretta e in furia, che in realtà causerebbe uno sterminio incontrollato dei cani, senza risolvere a monte il problema.

Questo avrebbe portato il governo ad accettare il ricorso presentato da 30 senatori, bloccando, almeno per il momento, il provvedimento a favore dell’eutanasia.

Secondo le maggiori associazioni a tutela dei diritti degli animali che lavorano sul territorio, l’uccisione dei cani randagi non è la soluzione migliore per risolvere un problema che affligge da anni la Romania.

Lo spiega Sara Turetta, presidente dell’associazione Save The Dog, in un comunicato sull’agenzia Geapress, nel quale spiega nei dettagli il percorso che ha portato all’approvazione della legge sull’eutanasia e la scelta da parte dell’associazione di intervenire privilegiando la mediazione e non una raccolta firme.

Il nocciolo del discorso si può riassumere in alcuni punti:

  • I cani, in Romania, sono sempre stati ammazzati, anche dopo la legge del 2008 che vietava le eutanasie. Secondo le affermazioni della Turetta, da allora, alcuni amministratori avrebbero scelto di continuare ad ispirarsi alla vecchia ordinanza, uccidendo gli animali, altri avrebbero sospeso qualsiasi attività per timore di denunce, lasciando che i cani si riproducessero, altri ancora, pochi, avrebbero collaborato con le associazioni applicando interventi più mirati;
  • la legge quadro sulla protezione animale fu approvata all’unanimità sull’onda di una scia emotiva che denunciava maltrattamenti nei confronti dei cavalli, con nessuna consapevolezza da parte dei Parlamentari rumeni dell’impatto che avrebbe avuto sul tema randagismo;
  • “Fatta la frittata – si legge dalle parole della presidente di Save The Dog – si è volutamente bloccata la legge per due anni in Commissione, aspettando che ci fosse di nuovo un clima favorevole (leggi: un’altra ondata emotiva) per fare un emendamento sulle eutanasie”.
  • Durante quel lasso di tempo, le associazioni hanno potuto fare poco o niente per convincere i politici ad adottare una politica di sterilizzazione obbligatoria di cani randagi e privati, chippatura e identificazione dei cani di proprietà, sanzioni e controlli rigidi.

Il comunicato completo può essere visionato a questo link: http://www.geapress.org/intervento/romania-una-riflessione-per-chi-vuole-capire-davvero/47505

A questo si uniscono le dichiarazioni di Ermanno Giudici, presidente della sezione milanese dell’Enpa che spiega come lo sterminio non possa assolutamente risolvere il problema: “Ogni cane ha un suo territorio ed un gruppo di riferimento e questo impedirà l’accesso di altri cani: se da questo territorio noi eliminiamo i cani sterilizzati il loro posto sarà presto rimpiazzato da soggetti provenienti da altri territori, grazie alle condizioni favorevoli, così questo incrementerà il numero di cani randagi”.

La nuova legge, si apprende sull’Urban Post, prevederebbe il rastrellamento: la possibilità di andare a “caccia” di randagi, allo scopo di portarli in canile, dove, dopo 14 giorni, verranno uccisi. Il problema è che di cani randagi, in Romania, ce ne sono tantissimi, con tutta probabilità, ancora di più nelle campagne dove nessuno andrebbe a cercarli. Seguendo il ragionamento, questo non farebbe altro che peggiorare la situazione.

Detto questo, speriamo che il parlamento rumeno prenda in seria considerazione di effettuare una politica più seria, studiata a tavolino con le associazioni, come Save The Dog, che conoscono realmente il territorio e da anni si battono per trovare delle soluzioni di sicuro meno brutali dello sterminio di massa.

(Foto: Erin Pettigrew)

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