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Le lacrime dell’elefante liberato da 50 anni di catene e abusi

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Cinquanta lunghissimi anni vissuti in catene, per mendicare monete dalle mani dei turisti. È il tempo che Raju, un elefante indiano, ha dovuto trascorrere nella sofferenza, accanto agli innumerevoli padroni che, uno dopo l’altro, si sono appropriati della sua libertà.

La sua storia è stata raccolta e raccontata, anche attraverso una serie di scatti commoventi, dalla stampa anglosassone.

Secondo quanto riportato dal Daily Mail, l’elefante era costretto a camminare per le strade indiane, rallentato da pesanti catene uncinate, per prendere le monete dalle mani dei turisti con la proboscide.

Sembra che, da diverso tempo, la Wildlife Sos India, un’associazione benefica, avesse notato le scioccanti condizioni fisiche dell’elefante, ferito e malnutrito, senza però poter intervenire a causa di lunghe pratiche burocratiche.

Eppure, qualche giorno fa, un team di tenaci volontari, composto da veterinari, esperti di fauna selvatica e forestali, con l’aiuto del buio, è riuscito a liberare Raju, portandolo via dalla sua sofferenza.

Pooja Binepal, portavoce dell’associazione, ha descritto il salvataggio come “’incredibilmente emotivo” per tutta la squadra. Ha spiegato alla stampa: “Raju ha trascorso gli ultimi 50 anni a vivere un’esistenza miserevole in catene 24 ore al giorno, un atto di crudeltà intollerabile. La squadra è rimasta piena di stupore nel vedere delle lacrime cadere giù dal suo viso durante il salvataggio. Nei nostri cuori sapevamo che si rendeva conto di essere libero”.

Gli elefanti sono animali molto intelligenti, che hanno dimostrato di provare sentimenti, come il dolore. È impensabile immaginare cosa Raju abbia sofferto e provato in tutti questi anni di tortura, trascorsi senza sapere cosa vuol dire camminare senza catene e uncini dolorosi che penetrano nella carne.

Il difficile salvataggio è avvenuto esattamente un anno dopo che il Dipartimento Forestale dell’Utter Pradesh ha segnalato la situazione di Raju all’associazione.

Non si sa molto sulla vita precedente di Raju e come sia stato ridotto in schiavitù. La Wildlife Sos India crede che l’animale sia stato strappato alla madre da piccolo.

Binepal ha spiegato che i bracconieri sono soliti uccidere le madri o guidare i gruppi di pachidermi in trappole abbastanza piccole da catturare solo i cuccioli. Le madri piangono per giorni i rapimenti dei propri figli.

I cuccioli, poi, vengono legati e picchiati fino a quando non diventano abbastanza docili da essere presentati ai loro proprietari.

Il caso di Raju, però, sembra essere stato ancora più tragico: secondo l’associazione, l’animale avrebbe avuto fino a 27 padroni o anche di più. Quando è stato trovato nel 2013, non aveva alcun riparo per dormire, né da mangiare. Aveva così tanta fame che ha imparato a mangiare plastica e carta.

Ora finalmente Raju è in un luogo sicuro, dove volontari si stanno prendendo cura di lui, cercando di guarire gli ascessi e le ferite causate da anni di catene e soprusi e di porre rimedio, in qualche modo, alla crudeltà senza limiti dell’uomo.

Il processo di riabilitazione sarà lungo, ma appena sarà pronto, Raju raggiungerà altri due elefanti che lo aiuteranno a vivere di nuovo e a unirsi, in futuro, al resto del branco.

(Foto: VinothChandar)

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